Il punto di contatto tra il fumetto e l’albo illustrato. Intervista a Davide Calì

Pubblicato il 16 Ottobre 2023 alle 12:00

Il fumetto e l’albo illustrato sono stati due mondi spesso visti in maniera parallela e quasi mai connessi tra loro. Soprattutto qui in Italia, questi due settori sono stati spesso separati e categorizzati in maniera molto diversa. Anche quando il target d’età era lo stesso per entrambi. Già da anni, paesi come la Francia, ad esempio, hanno iniziato ad accorpare sempre più gli albi illustrati con i fumetti. Nel paese d’oltralpe infatti, non è difficile trovare un bande dessinée (fumetto) accanto ad un album illustré (albo illustrato). Negli ultimi anni però, anche qui in Italia si sta portando avanti una politica editoriale per cui sempre più case editrici iniziano a pubblicare sia albi illustrati che fumetti. Promuovendo quindi in maniera coesa la letteratura per l’infanzia nelle sue diverse forme.

Nonostante ciò, il mondo del fumetto e dell’albo illustrato restano sostanzialmente separati. Sono infatti pochissimi gli esempi di una fusione tra questi due mondi, soprattutto per motivazioni tecniche, ma non solo. Davide Calì, è uno dei pochi in Italia che vanta un’esperienza in entrambi i campi, sia come autore, ma anche come art director e agente letterario. Quindi chi meglio di lui può spiegare quali sono i punti di contatto tra questi due settori.

Per chi non lo conoscesse, Davide Calì è nato in Svizzera e cresciuto in Italia. Esordisce, artisticamente parlando, lavorando nel mondo delle fanzine e collaborando dal 1994 al 2008 col settimanale Linus. È poi diventato principalmente un autore, illustratore, fumettista, art director, agente letterario, ideatore di giochi da tavolo e chi più ne ha più ne metta.

Nel corso della sua lunga carriera ha pubblicato oltre centro libri per bambini e ragazzi (ma anche adulti) tradotti in oltre 30 lingue. Inoltre tiene corsi di scrittura e ha collaborato con il MiMaster di Illustrazione Editoriale di Milano, l’Ars in Fabula di Macerata e lo IED di Torino. Tenendo poi corsi anche Parigi, Bruxelles e Tallinn. Infine, continua a tenere corsi e webinar sul mondo dell’editoria per l’infanzia e pubblicando regolarmente articoli su Frizzifrizzi e Robadadisegnatori.

Tra i suoi albi illustrati usciti da poco, abbiamo di recente recensito Ehi Laggiù basta così, illustrato da Giulia Pastorino e pubblicato da Edizioni Clichy, Undicesimo Comandamento illustrato da Tommaso Carozzi e pubblicato da Kite Edizioni e Il nemico: una storia contro la guerra, illustrato da Serge Bloch e pubblicato da Terre di Mezzo editore. Comunque, per chi si fosse interessato al lavoro di questo eclettico autore e volesse continuare a seguire i mille progetti che Davide Calì ha in cantiere, può farlo sulla sua pagina Instagram, Facebook, oppure sulla sua pagina di fotografia Nine Extra Floors. Ma ora entriamo nel merito dell’intervista e addentriamoci un po’ nell’argomento in questione.

fumetto e albo illustrato1

Ciao Davide, nella tua lunghissima carriera sei stato uno dei pochi in Italia che ha lavorato sia come fumettista che come autore di albi illustrati. Quando e come è nata la tua passione per il fumetto e come mai poi hai deciso di passare anche dall’altra parte della “barricata”?

La passione per i fumetti è nata da bambino. Ho cominciato, un po’ come tutti credo, leggendo Topolino (ma mi piacevano di più le storie di paperi), poi ho esteso le mie letture alle strips americane (soprattutto Beetle Bailey di Mort Walker e B.C. di Johnny Hart) e a tutto il resto. Gli albi illustrati sono arrivati dopo. Lavoravo già come fumettista quando li ho scoperti. Leggendo prima Raymond Briggs e poi tanti autori francesi, ci ho visto subito una connessione narrativa con il fumetto e una possibilità aperta al mio modo di raccontare, soprattutto in Francia, dove poi ho cominciato a lavorare.

Quali sono i tuoi autori di riferimento nell’ambito del fumetto e dell’albo illustrato?

Sono moltissimi. Come ti dicevo, ho amato molto le strips da bambino, tra gli italiani ero un fan di Bonvi e delle sue Sturmtruppen (ma anche di Storie dello spazio profondo) e poi sono venuti mille altri, da Andrea Pazienza a Moebius, Lorenzo Mattotti, Sergio Toppi. Adesso sono un grande fan di Shintaro Kago, Gou Tanabe e Junji Ito. Tra gli italiani seguo Alessandro Baronciani, Manuele Fior, Andrea Serio e pochi altri. Sono anche un grandissimo fan di Lewis Trondheim e quando esce un nuovo volume di Lapinot lo prendo sempre.

Tra gli autori di albi, ho amato molto gli inglesi, in principio, David Mckee, Tony Ross, Satoshi Kitamura, Jacqui e Colin Hawkins. Adesso i piacciono molto Chris Haughton e Oliver Jeffers. Tra i francesi ho amato e amo molto Tomi Ungerer, ora seguo Olivier Tallec, Sébastien Mourrain, Barroux, Delphine Perret e Ronan Badel, ma sono solo una parte di quelli che mi piacciono.

Quando hai capito che il fumettista e autore di albi illustrati poteva diventare il tuo lavoro?

Dopo aver visto una mostra di libri francesi. Quando ho visto cosa facevano ho capito che forse potevo raccontare qualcosa anche io in quel formato. Così ci ho provato.

Cosa ti piace del lavoro di fumettista e di autore di albi illustrati e in cosa trovi importanti punti di contatto tra questi due settori?

Non ci vedo una vera e propria differenza, tranne che nel fumetto puoi raccontare storie con più fotogrammi e dare maggiore spazio al dialogo. Per il resto, per me le storie sono film nella mia testa, con i personaggi che recitano, la musica e tutto il resto.

Quali sono state le principali difficoltà che hai incontrato agli inizi della tua carriera di fumettista e di autore di albi illustrati?

Non saprei. Mi sembra di ricordare tutti sempre molto gentili e disponibili. All’inizio deve passare un po’ di tempo prima che qualcuno ti compri un progetto, ma non mi sono mai scoraggiato. Se devo dirti, ho incontrato molti più stronzi dopo, che all’inizio. E non soltanto tra gli editori. Ma credo che sia solo un fatto statistico, dovuto all’incontrare molte persone.

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Tu hai iniziato a lavorare prima nel mercato estero e poi in quello italiano. Quali sono le sostanziali differenze?

In Italia si fanno tirature più piccole, gli anticipi sono più bassi, ma soprattutto, rispetto alla Francia, manca tutta una rete di sostegno al libro e alla lettura, data dai saloni, dalle associazioni di promozione alla lettura, dagli incontri (pagati) con le scuole, dall’attività incessante delle biblioteche. In Italia ci sono mille realtà che lavorano in questo senso, ma mi sembra che sia sempre tutto molto aleatorio.

Poi, c’è un elemento culturale che cambia il modo in cui vengono ricevuti i testi e i progetti. Ma quello è presente in ogni paese e per ogni paese in cui lavori devi un po’ adattarti o quantomeno metterlo in conto. Io lavoro anche per gli americani, e lì le cose sono molto diverse rispetto che da noi in Europa. Hanno una sensibilità tutta loro con la quale devi in qualche modo dialogare se vuoi lavorare con loro.

Il mercato editoriale italiano cosa potrebbe prendere da quello estero per migliorare?

Guarda, ovunque sono stato, ho sentito le persone lamentarsi delle stesse cose. Si producono troppi libri, i libri non vengono promossi adeguatamente, ecc. L’editoria è una bolla economica che si basa prevalentemente su un sistema finanziario. Non so se e come possa cambiare. I singoli editori possono lavorare in un modo diverso, e tanti piccoli lo fanno già, ma i più grandi conducono la loro attività in modo decisamente imperialistico.

In generale, penso che dovrebbe essere il mondo intorno al libro a fare qualche sforzo per migliorarsi. Penso che la politica, la scuola, il mondo dell’educazione in generale potrebbero fare parecchie cose per dare maggior importanza alla lettura, un tema di cui si parla spesso senza però poi mettere nulla in pratica.

Quali sono, secondo te, le qualità che dovrebbe avere chi vuole diventare un fumettista e un autore di albi illustrati professionista?

Banalmente essere motivato a farlo. Quando avevo vent’anni, non è che fossi povero, ma in tasca non avevo nemmeno i soldi per un caffè. Finita la scuola, mia madre mi diede un anno di tempo per realizzare i sogni che desideravo. Poi, mi sarei dovuto cercare un lavoro “normale”. Era estate e io avevo una fifa tale di dover andare a lavorare che a settembre trovai lavoro nella redazione di una rivista e ad aprile cominciavo a pubblicare su un altro magazine.

Adesso, mi sembra di vedere tante persone che prendono questo lavoro come un sogno sì, ma non ci investono la stessa energia che impiegano a postare le proprie foto del mare. Penso che la priorità adesso sia diventata sembrare qualcuno su Instagram (illustratore, fotomodella, qualsiasi cosa) e non esserlo per davvero.

Comunque una volta approdato nel mondo degli albi illustrati non ti sei fermato lì. Hai anche sconfinato nel mondo della narrativa per ragazzi e dei giochi da tavolo. Qual è il filo conduttore tra questi ambiti, dal tuo punto di vista?

Penso sempre la voglia di raccontare storie e soprattutto di raccontarle a me stesso. Quando scrivo o invento in gioco lo faccio perché sono il primo a voler leggere quella storia o giocare a quel gioco, che è un po’ quello che facevo già da bambino.

In questo periodo hai moltissimi albi in uscita. Al momento a cosa stai lavorando invece? Ci puoi spoilerare qualcosa?

Sì, per una serie di motivi quasi tutte le uscite si sono accumulate adesso. Al momento sto tornando a fare fumetto per adulti e ho alcuni progetti in corso, ho diversi giochi ai quali sto lavorando insieme alla mia socia Elisabetta Zocca e parecchi albi in uscita nel 2024, illustrati da Lionel Tachala, Richolly Rosazza, Anna Aparicio Català, Magali Clavelet, Lorenzo Sangiò, Sara Arosio e Charles Dutertre, solo per citarne alcuni.

Per il resto ho un set di nuovo workshop con cui girare l’Italia, parecchi saloni francesi da fare, alcuni reading. Con HOP Edizioni ho iniziato un progetto interessante con i miei racconti per adulti. Dopo le prime uscite, illustrate da Alessandra Bruni, al momento dovremmo lavorare a una serie illustrata da Angelo Ruta, una erotica illustrata da Eugenia Carraro e una horror che ancora non ha un illustratore.

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