My Broken Mariko è la nuova proposta targata J-POP, che segna l’esordio di Waka Hirako. Una storia tragica e commovente che affronta temi dolorosi con cui è difficile confrontarsi e da cui si vorrebbe scappare, sentimenti complessi quali il dolore di chi subisce abusi e il senso di colpa dei sopravvissuti.

“Non so cosa ne pensassi tu. Ma in tutta sincerità, io non avevo che te. Ehi, Mariko, davvero te ne sei andata senza lasciarmi nemmeno una lettera? Mi dici dove dovrei andare, adesso?”

My Broken Mariko – una storia tragica

Tomoyo e Mariko sono amiche fin dalla scuola media. Sono sempre state solo loro due, unite da un profondo legame che forse va oltre quello della semplice amicizia.

Mariko è vittima di abusi fin dall’infanzia: suo padre la picchia e la violenta e lei non può fare altro che stringere i denti e cercare di sopravvivere grazie all’aiuto di Tomoyo, la sua unica ancora di salvezza.

Ma non sempre le persone possono essere salvate e Mariko, una volta diventata adulta, si toglie la vita. Ecco allora che Tomoyo, sconvolta, decide di onorare la memoria dell’amica facendo l’unica cosa che può fare: spargere le ceneri nel luogo in cui Mariko sognava di andare. Tomoyo irrompe così nella casa dei genitori di Mariko e ruba le sue ceneri, non potendo sopportare l’idea che l’amica rimanga nella casa che le ha causato tanto dolore.

Inizia così il viaggio di Tomoyo verso Marigaoka, una località di mare, intervallato dai ricordi della ragazza, grazie ai quali veniamo a conoscenza del passato di Mariko, del legame quasi ossessivo tra le due amiche e dell’incredibile dolore che alberga nei cuori di entrambe: in Mariko che non ce l’ha fatta e ha deciso di farla finita e di Tomoyo, sopravvissuta, che inzia a chiedersi se avrebbe potuto fare di più per l’amica.

My Broken Mariko – il dolore di chi sopravvive

My Broken Mariko mette in scena senza censure, con assoluta trasparenza, i sentimenti di chi se n’è andato e quelli di chi invece è costretto a rimanere, soggiogato da un dolore che non riesce a comprendere. Non ci sono filtri, tutto è reale e tangibile.

Mariko e Tomoyo sono due persone come tante, come potremmo essere noi o una persona a noi cara. Mariko soffre di depressione, fin da bambina è stata sottoposta a soprusi da parte del padre che l’hanno cambiata, ferita nell’animo e nel fisico.

Non ha colpa, ma crede di meritarsi tutto ciò che le è accaduto. È una vittima ed è così che pensano le vittime. Sono innocenti ma si addossano ogni responsabilità. È impossibile trattarsi con dolcezza, volersi bene, perché tutto ciò che si è diventati è stato plasmato dagli altri, dalla loro violenza, dalle loro crudeli parole: impossibile salvarsi senza l’aiuto di qualcuno.

“Ti ho lasciata perché sei opprimenti e appiccicosa. Ti sono saltato addosso perché sei stata tu a sedurmi. Ti ho colpita perché non fai quello che dico. Ti ho picchiata perché hai detto una cosa che mi ha fatto innervosire. Ormai non so sul serio da dove cominciare, per provare a rimettere a posto tutto quello che non va in me.”

Tomoyo è la migliore amica di Mariko, è cresciuta con lei, sa bene che cosa è stata costretta a subire l’amica e ora che è rimasta da sola non può fare a meno di chiedersi, se avrebbe potuto fare qualcosa per aiutarla.

E se fosse stata più attenta? E se non l’avesse lasciata sola? E se avesse ricambiato i suoi sentimenti? E se… Troppe domande così poche risposte. Non si può cambiare il passato, si può solo andare avanti, senza dimenticare, senza sprecare ciò che è stato e, soprattutto, vivere, per chi non ce l’ha fatta, senza sprecare un singolo istante della vita.

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