Natale 2020 ha portato Bridgerton, la prima serie Netflix targata Shondaland (casa di produzione fondata da Shonda Rhimes). Creata dal suo collaboratore di lunga data Chris Van Dusen (Scandal, Grey’s Anatomy, Private Practice), la serie non riesce ad andare completamente oltre gli obiettivi che pare si sia prefissata, vediamoli insieme.

Bridgerton, la trama

bridgerton

Basato sulla serie di bestseller della scrittrice Julia Quinn, Bridgerton è un period drama in costume dalle venature romantiche, interpretato da Phoebe Dynevor, Regé-Jean Page, Golda Rosheuvel, Jonathan Bailey, Luke Newton, Luke Thompson, Claudia Jessie, Nicola Coughlan, Ruby Barker, Sabrina Bartlett, Ruth Gemmell, Adjoa Andoh, Polly Walker, Bessie Carter e Harriet Cains.

Bridgerton segue le vicende di Daphne Bridgerton (Phoebe Dynevor), la figlia maggiore della potente famiglia Bridgerton mentre fa il suo debutto nel competitivo mercato matrimoniale di Regency London. Sperando di seguire le orme dei suoi genitori e trovare il vero amore, le prospettive di Daphne inizialmente sembrano non essere messe in discussione. Mentre suo fratello maggiore inizia a escludere i suoi potenziali corteggiatori, il foglio dello scandalo dell’alta società scritto dalla misteriosa Lady Whistledown pone Daphne sotto una cattiva luce.

Entra in gioco il desiderabile e ribelle Duca di Hastings (Regé-Jean Page), scapolo impegnato e considerato match ideale dalle mamme delle debuttanti. Nonostante i due affermino di non volere nulla di ciò che l’altro ha da offrire, la loro attrazione è innegabile e le scintille volano mentre si trovano impegnati in una crescente battaglia di ingegni e mentre affrontano le aspettative della società per il loro futuro.

Bridgerton, tra Jane Austen e Gossip Girl

“È una verità universalmente riconosciuta che uno scapolo provvisto di un ingente patrimonio debba essere in cerca di moglie. Per quanto al suo primo apparire nel vicinato si sappia ben poco dei sentimenti e delle opinioni di quest’uomo, tale verità è così radicata nella mente delle famiglie dei dintorni, da considerarlo legittima proprietà dell’una o dell’altra delle loro figlie.”

Questo è il celebre incipit di Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen, e Bridgerton sembra muoversi proprio in questi canoni, cercando di analizzare -facendone il verso- la società dell’epoca, descritta ottimamente nei romanzi della Austen che hanno fatto la storia della letteratura, in cui l’unico obiettivo delle donne sembrava trovare marito e sistemarsi, altrimenti erano condannate a una vita di “zitellaggine” senza via d’uscita.

Ecco, se Jane Austen sovvertiva il genere “romanzo rosa in costume” con personaggi complessi e riflessioni tra le righe, Bridgerton sembra incartarsi nei suoi stessi stilemi e schemi narrativi, cercando di proporre una società passata alternativa in cui le persone di colore erano fra i nobili e soprattutto tali nobili potevano far provare empatia allo spettatore, come capitava ad esempio nella splendida Downton Abbey. Ma qui non siamo a Downton e ciò si sente anche nella scelta del cast, che a parte qualche volto conosciuto come Polly Walker sempre azzeccata come matriarca che tenta di controllare l’incontrollabile, e Julie Andrews come voce narrante di Lady Whistledown, non propone interpretazioni che facciano breccia sul pubblico, soprattutto i due giovani protagonisti.

Lady Whistledown è in pratica una Gossip Girl ante litteram, di cui non sappiamo l’identità ma che conosce bene tutti i protagonisti e soprattutto i loro scandali e scheletri nell’armadio, pronta a pubblicarli sul giornale cartaceo distribuito nell’alta società e a raccontarli in voiceover agli spettatori in cerca di un guilty pleasure durante le festività (un’uscita in streaming piazzata non a caso).

Sarebbe stato bello che l’attenzione messa in costumi e scenografie -davvero splendidi- fosse stata applicata all’approfondimento dei personaggi e soprattutto al loro sovvertire i ruoli, gli schemi e gli stilemi di cui Bridgerton riprende la narrazione. Bridgerton è insomma una serie che vorrebbe ironizzare in modo intelligente sul mondo ispirato ai romanzi rosa in costume ma finisce per cadere negli stessi cliché di quel genere, senza fare quel salto di qualità necessario. Peccato.

Recuperate la prima serie Shondaland in DVD: Grey’s Anatomy!!

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