Phantom Stalker Woman di Minetaro Mochizuki | Recensione

Pubblicato il 21 Dicembre 2020 alle 15:00

In Phantom Stalker Woman, il giovane Hiroshi viene perseguitato da una inquietante donna che vuole semplicemente le sue attenzioni… a tutti i costi.

Autori: Minetaro Mochizuki (testi & disegni)
Casa Editrice: Edizioni Star Comics
Genere: horror
Provenienza: Giappone
Prezzo: € 12, 15×21, pp. 224, b./n + col., B.
Data di pubblicazione: 23 dicembre 2020

Domenico Bottalico
Domenico Bottalico
2020-12-21T15:00:47+00:00
Domenico Bottalico

In Phantom Stalker Woman, il giovane Hiroshi viene perseguitato da una inquietante donna che vuole semplicemente le sue attenzioni… a tutti i costi. Autori: Minetaro Mochizuki (testi & disegni) Casa Editrice: Edizioni Star Comics Genere: horror Provenienza: Giappone Prezzo: € 12, 15×21, pp. 224, b./n + col., B. Data di pubblicazione: 23 dicembre 2020

Edizioni Star Comics porta in Italia una piccola gemma, un cult, dell’horror a fumetti di estrazione nipponica ovvero Phantom Stalker Woman di Minetaro Mochizuki. Un’opera del 1993 che contribuì a sdoganare il genere al grande pubblico dell’epoca.

Phantom Stalker Woman, la trama

Hiroshi viene svegliato nel cuore notte da una donna altissima con i capelli neri e l’aspetto inquietante che bussa con insistenza alla porta dell’appartamento accanto. Il ragazzo le chiede spiegazioni e la donna dice di essere semplicemente alla ricerca del suo vicino di casa.

La mattina dopo, turbato, Hiroshi torna alla sua vita universitaria e al suo lavoro part-time nel minimarket del quartier cercando di dichiararsi alla sorridente liceale Rumi. Tornato a casa Hiroshi ritrova la donna misteriosa che, dopo aver bussato con insistenza alla sua porta, gli chiede di poter fare una telefonata. Il ragazzo intuisce subito che c’è qualcosa che non va ma asseconda la donna sperando di liberarsene.

Ben presto però scopre che quel gesto istintivo della sera prima è solo l’inizio di un incubo.

Durante la notte Hiroshi riceve una telefonata: è la donna misteriosa. Ha dimenticato una borsa nel suo appartamento. Ancora una volta il ragazzo la asseconda dicendole che può venirsela a riprendere il giorno seguente. Ma la mattina dopo Hiroshi viene richiamato dalla segreteria della scuola. C’è una telefonata per lui. È di nuovo la donna misteriosa. Ha bisogno subito di quella borsa.

Hiroshi vuole sbarazzarsi della donna. Le dice che c’è una chiave di riserva nascosta sul pianerottolo. La donna ne approfitta, in tutti i sensi. Tornato a casa la sera brillo in compagnia degli amici infatti la troverà nuovamente fuori al suo appartamento intenta ad armeggiare con un doppione della chiave.

Hiroshi è pietrificato ma non il suo amico Satake che si getta all’inseguimento della donna che nel frattempo si era data alla fuga. I due hanno addirittura una colluttazione ma la misteriosa avversaria sembra immune ai colpi del ragazzo.

Il mistero si infittisce. Satake è convinto che la donna sia una vecchia compagna di scuola sua e di Hiroshi decisa a vendicarsi del bullismo subito da ragazzina e si imbarca in un viaggio verso il loro paese natale.

Intanto la donna ha preso di mira anche Rumi. E mentre Hiroshi cerca di capire chi è quella inquietante donna e che fine abbia fatto il suo vicino, scoppia una nuova colluttazione la cui vittima è lo stesso appartamento.

Trasportato di corsa in ospedale a causa delle ferite riportate, per Hiroshi inizia l’ultimo e più terribile fase di questo incubo.

Fra leggenda urbana e suggestioni cinematografiche

Phantom Stalker Woman è ispirato ad una inquietante leggenda urbana giapponese da cui riprende personaggi principali e situazioni rielaborandoli attraverso alcune evidenti suggestioni cinematografiche e facendo intravedere quegli stilemi in cui poi l’horror a fumetti nipponico si è codificato soprattutto recentemente e nelle opere più mainstream assimilabili a questo genere.

Minetaro Mochizuki gioca con atmosfere cupe e opprimenti. Una città desolata e personaggi che non hanno bisogno di molto approfondimento interpretando ruoli ben precisi e netti.

In questo senso la prima parte del volume paga dazio ad alcune pellicole degli anni ’70 e inizi anni ’80, quelle che verranno poi catalogate nel filone slasher ma che in realtà fanno riferimento a lavori tutti italiani di registi quali Lamberto Bava e Dario Argento.

Questo perché il sensei Mochizuki si concentra molto nel trasformare il quotidiano in una tormentata caccia mortale per il protagonista Hiroshi. L’autore riesce inoltre ad “ingannare” il lettore giocando la carta delle origini della misteriosa donna, carta che si rivela poi un ottimo diversivo che apre la parte finale e quella più “personale” del volume.

Avvicinandosi infatti agli stilemi dell’horror più moderno (che troveranno ideale punto di catalizzazione nel mainstream a fumetti ma non solo in opere come The Ring) il sensei si concentra sul rendere il tutto estremamente claustrofobico puntando tutto sul jump scare, mai fine a sé stesso, nell’incredibile sequenza ambientata nell’ospedale.

Finale tutto sommato soddisfacente e in linea con le origini metropolitane della storia.

Minetaro Mochizuki alla ricerca di un segno horror

In Phantom Stalker Woman, dal punto di vista grafico, il segno di Minetaro Mochizuki è lontano dal gioco di chiaroscuri marcati o tratteggi fittissimi di altri suoi colleghi. La sua linea è ancora melliflua e tonda, ancora ispirata al gusto tipico delle produzioni ottantiane, ma che trova una inedita ed inquietante cifra nel contrasto marcato fra l’espressività marcata dei personaggi e quella pressoché assente dell’antagonista.

Evidente è anche come il sensei gioco con l’anatomia sempre più grottesca dell’antagonista stessa per aumentare quel senso di angoscia e di soprannaturale che esplode nel finale del volume.

La ricerca di un segno che possa rappresentare il quotidiano e l’orrore dietro di esso è molto interessante come è evidente la sua evoluzione anche nel corso del volume stesso tuttavia il sensei mostra qualche incertezza nella costruzione della tavola.

Nello specifico ci sono due sequenze da esaminare. La prima colluttazione nell’appartamento di Hiroshi. Lì Mochizuki non è chiarissimo, la sequenza vorrebbe essere concitata ma risulta un po’ confusa perdendo più volte un punto focale d’attenzione e non riuscendo a sfruttare la coordinata orizzontale al meglio.

Va meglio nella sequenza dell’ospedale. L’orizzontalità viene sostituita con una verticalità decisamente più efficace, più chiara che esalta quella espressività del tratto citata poco sopra.

Phantom Stalker Woman, l’edizione italiana

Edizioni Star Comics confeziona un volume brossurato con aletta dimensioni 15×21. Molto scorrevoli sia la traduzione che l’adattamento.
Il volume presenta le pagine a colori all’inizio del primo capitolo ma non ci sono ulteriori extra.

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In Breve

Storia

7.5

Disegni

7.5

Cura Editoriale

8.0

Sommario

Phantom Stalker Woman è ispirato ad una inquietante leggenda urbana giapponese da cui riprende personaggi principali e situazioni rielaborandoli attraverso alcune evidenti suggestioni cinematografiche e facendo intravedere quegli stilemi in cui poi l'horror a fumetti nipponico si è codificato soprattutto recentemente e nelle opere più mainstream assimilabili a questo genere.

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