Ho già scritto e parlato tanto di Demon’s Souls più o meno a chiunque conosca (ho perfino conosciuto uno dei miei amici convincendolo ad acquistarlo per PS3, molti anni fa), al punto che ho sempre ritenuto che se c’era anche un solo buon motivo per avere una PS3, quello era Demon’s Souls. Dopo aver visto le versioni rimasterizzate di Dark Souls e di DSII pensai che non sarebbe stato male rigiocare Demon’s su PS4. Ma ciò non è mai accaduto. Eppure, finalmente la nostra attesa è stata ripagata!

Purtroppo, trattandosi di una esclusiva all’epoca per PS3, il numero di giocatori che poté immergersi per la primissima volta nell’immaginario malsano di Hidetaka Miyazaki fu più esiguo rispetto a quanto sarebbe successo se il titolo fosse stato multipiattaforma. Questo ha generato però un bizzarro cortocircuito: alcuni appassionati di Dark Souls non conoscevano affatto Demon’s Souls. O almeno è stato così fino allo scorso mese di novembre.

Bluepoint Games aveva già realizzato il maestoso e visivamente commovente remake di un altro titolo storico, questa volta per PS2, il leggendario Shadow of the Colossus del Team Ico. Chiaramente Demon’s Souls è un titolo dal gameplay molto differente rispetto a Shadow, ma entrambi questi giochi hanno qualcosa in comune: la cura di Bluepoint è maniacale nel riproporre ai giocatori, nuovi o vecchi che siano, la stessa imponenza, lo stesso senso di impotenza, la stessa potenza visiva delle versioni originali.

Il rispetto di questi ragazzi per le opere originali è lodevole e al tempo stesso conferisce freschezza a videogiochi che hanno fatto la storia del medium e, in questi casi specifici, anche di Sony.

Ma in definitiva vale la pena acquistare il Remake di Demon’s Souls? Se lo chiedete a me, certamente, ma occhio: se non siete abituati ai Souls e ai Soulslike, l’impatto con un titolo del genere sarà quantomeno brutale.

Soul of the mind, key to life’s ether. Soul of the lost, withdrawn from its vessel. Let strength be granted, so the world might be mended. So the world might be mended…

Non mi soffermerò molto nella descrizione di questo titolo come invece faccio di solito. Perché? Semplice: per non rovinare la vostra esperienza di gioco. Mi spiego meglio.

Il caro buon vecchio Hidetaka Miyazaki (per intenderci, dei due Miyazaki quello sadico) ha strutturato Demon’s Souls in modo assolutamente non lineare: una volta imparati i comandi di base nel tutorial, vi ritroverete in una struttura mastodontica, quella che ancora oggi rappresenta l’hub centrale più maestoso mai visto in un Souls: il Nexus. Pensate, si sviluppa talmente tanto in altezza che potrete tranquillamente morirci, nel vostro hub centrale che dovrebbe essere sicuro.

Da qui potrete accedere a una qualunque delle 5 Arcipietre (eh già, ragazzi, niente Arcipietra dei Giganti nemmeno qui, ma stiamo parlando di un remake fedelissimo all’originale, quindi va benissimo anche così). Qual è il problema, allora? Ci si aspetterebbe che la difficoltà vada aumentando, per cui la prima Arcipietra sarà più semplice della seconda, a sua volta più semplice della terza e così via. Beh, non è affatto così: affrontate Demon’s in questo modo e lancerete il disco sotto un’auto in corsa dopo il primo boss di Boletaria.

Ma allora, come fare? In generale, andate avanti per tentativi. Sperimentate. Osate. Morite. Imparate. Ogni Arcipietra nel Nexus è collegata alle diverse Arcipietre (no, non sono “falò) presenti nelle varie zone, ma dovrete attivarle voi stessi dopo aver sconfitto il Boss della sezione. Ma c’è dell’altro.

Oh, e poi ci sono le mie amate Tendenze!

Le Tendenze

Cosa sono le Tendenze? Una meccanica talmente malata da essere stata rimossa da tutti i Souls successivi. In breve, sia i mondi (che il personaggio, ma ve ne parlerò fra poco) hanno una propria tendenza che verterà verso il bianco o il nero; ad esempio, uccidere invasori e Boss porta verso il bianco, mentre morire in forma umana conduce al nero. A Tendenza bianca i nemici sono più deboli, ma danno meno anime e lasciano cadere oggetti meno rari, mentre avviene l’esatto opposto a Tendenza nera. Inoltre, esistono diversi luoghi che diventano accessibili solo se il mondo è a Tendenza bianca pura o nera pura.

Quanto alla Tendenza del personaggio, aiutare altri giocatori a uccidere i Boss porta verso il bianco, mentre invaderli e uccidere PNG conduce al nero. A Tendenza del personaggio bianca, i Black Phantom che vi invadono avranno un malus all’attacco, mentre i vostri attacchi infliggeranno più danni e si attiveranno le missioni di un determinato PNG. A Tendenza del personaggio nera pure, avviene l’opposto, e il PNG che vi darà altre missioni secondarie sarà differente.

Mantenere il controllo delle Tendenze non è cosa semplice, ma sperimentate sulla vostra pelle le differenze nel gameplay della medesima zona attuate semplicemente dalle Tendenze. E per un pizzico di rischio in più, perché non attivare anche la Fractured Mode?

Through the looking glass

Per quanto la proposta di Bluepoint sia incredibilmente fedele all’originale, lo studio ha pensato di metterci del suo in questo remake. Scopriamo insieme come, partendo proprio da un elemento che costituisce una parte fondamentale della struttura portante del gameplay: le Arcipietre.

Demon's Souls 1

In generale, se conoscete già Bloodborne il sistema è simile a quello delle Lapidi: le Arcipietre non sono collegate fra di loro proprio come non lo saranno le cronologicamente successive Lapidi nella versione originale per PS3 di Demon’s Souls, mentre su PS5 si è optato per una soluzione più comoda per i giocatori, collegando le diverse Arcipietre di ogni zona non solo al Nexus, ma anche fra di loro.

Oltre a questo e a una veste grafica sbalorditiva che vi consentirà finalmente di godere appieno di ogni singolo elemento del magnificamente terrificante level design, sono stati apportati diversi altri cambiamenti, come l’introduzione di pezzi di nuovi pezzi di equipaggiamento.

Inoltre, sempre parlando della veste grafica del remake di Demon’s Souls per PS5, avrete a vostra disposizione diversi filtri, fra i quali uno per il bianco e nero e quello Classico, che, grazie all’aggiunta di una sorta di bagliore verdognolo, emula il feeling ddel titolo originale.

Un’altra aggiunta davvero moooooooooooooooooooolto interessante è la Fractured Mode: per la modica somma di 25.000 anime, potrete attivare (e disattivare a vostro piacimento) questa modalità facendo la vostra offerta alla statua situata nel Nexus presso la quale risorgete. Si tratta di qualcosa che è stato pensato per i veterani di Demon’s Souls come me che ormai conoscono a menadito ogni più piccolo anfratto del gioco: l’opzione ribalta completamente il mondo di gioco come se vi trovaste nella sua immagine riflessa in uno specchio. Credetemi, per chi conosce bene il gioco è una sensazione davvero straniante vedere luoghi coì familiari, ma che all’improvviso al contempo sono anche estranei; una bella sfida che renderà certamente molto più stimolante l’esperienza per i vecchi giocatori.

Conclusioni

Demon's Souls | Recensione PS5

Il Remake di Demon’s Souls realizzato da Bluepoint è sbalorditivo sotto ogni punto di vista: visivamente commovente, videoludicamente crudele, sentimentalmente appassionante. È quello che aspettavamo, che volevamo, che meritavamo dopo ben 11 anni dall’uscita di quello che era, è e in eterno resterà il capostipite di un intero nuovo genere videoludico conosciuto per la sua crudeltà, ma, fidatevi, una volta che ci avrete preso la mano ammazzerete ogni cosa che respira. E ve lo dice una che su PS3 lo ha finito più e più volte giocando offline, completamente in single player. MA sarà dura. Molto dura, soprattutto all’inizio, se non saprete dove andare.

Del resto, parafrasando i Simpson, “i videogiochi di Miyazaki sono diversi da quelli degli altri programmatori: i loro premiano la bravura, i suoi puniscono la goffaggine“.

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IN BREVE
Voto complessivo
9.5
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Videogiocatrice accanita dai tempi di DOS, divoratrice di serie TV, film e anime per scelta, umanista per vocazione. Potrebbe imbastire interi dialoghi usando solo citazioni dei "Simpson".

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