I ragazzi di Frictional Games sono tornati in grandissimo stile con Amnesia Rebirth, survival horror claustrofobico in prima persona che funge da seguito agli eventi narrati nel titolo precedente della serie, Amnesia: The Dark Descent.

In questa nuove, sconvolgente avventura i giocatori vestono i panni di Anastasie “Tasi Trianon”, una archeologa francese che si trova in Africa nel marzo del 1937 (quindi ben 98 anni dopo gli eventi di The Dark Descent).

Amnesia Rebirth

La donna, i suoi colleghi e suo marito Salim sono rimasti vittime di un disastroso incidente aereo mentre stavano sorvolando l’Algeria. Al suo risvegli9o, Tasi è sola e spaventata: dove sono finiti tutti? E dov’è Salim?

Scopo dei giocatori sarà dunque aiutare Tasi a farsi strada fra il nostro mondo e uno del tutto alieno, straniante, oscuro, opprimente e terrificante, cercando anche di risolvere i diversi puzzle ambientali presenti in game e di non far cadere la povera Tasi vittima della sua stessa mente:

Amnesia Rebirth – This place inside my mind, a place I’d like to hide

Una delle ragioni per cui realizzare opere horror efficaci è così complesso è la difficoltàè nel trovare qualcosa che possa incutere terrore nel maggior numero possibile di persone.

Ognuno di noi ha qualcosa di cui ha paura, qualcosa che teme, ma esistono situazioni particolari che hanno buone probabilità di coinvolgere se non chiunque, perlomeno un buon numero di individui: l’ignoto, l’oscurità, qualcosa che non si conosce affatto o che ci compare all’improvviso davanti agli occhi.

Tasi, proprio come il malcapitato protagonista di Amnesia: The Dark Descent, è assolutamente terrorizzata dall’oscurità, e poiché stiamo parlando di un survival horror e non di giochino spensierato, la stragrande maggioranza del tempo vi ritroverete a esplorare delle ambientazioni (mi riferisco naturalmente agli esterni) scarsamente o per nulla illuminate.

Esplorando le primissime location però troverete una torcia alimentata a olio (occhio a non tenerla accesa per troppo tempo, a maggior ragione se non avete altro olio con voi e non ne trovate nei paraggi!) e in giro per le ambientazioni del gioco avrete anche modo di mettere le mani su una buona quantità di fiammiferi, che potrete usare per illuminare la via (ma bruciano con una rapidità incredibile) oppure, più saggiamente, per accendere le tante torce e le lanterne che troverete in tutte le location interne di Amnesia Rebirth.

Ma cosa succede se Tasi resta troppo a lungo al buio? La vista si annebbia, il respiro si fa più affannoso e, nel caso in cui non riusciate a portarla via dall’oscurità, i suoi sintomi peggioreranno ulteriormente, fino a causare allucinazioni visive e uditive e, infine, portando la povera Tasi a svenire al suolo priva di sensi.

Per evitare che ciò avvenga, dovrete sia cercare di far stare Tasi al buio il meno possibile che risolvere puzzle: in entrambi i modi, Tasi si sentirà più al sicuro, perché mla luce tiene lontani i suoi Demoni interiori e risolvere puzzle le dà fiducia nelle proprie capacità, facendole sentire che la via d’uscita è sempre più vicina.

Save Me

Questo dettaglio è in comune con The Dark Descent, mentre il sistema di salvataggio qui funziona in modo diverso e decisamente più permissivo: nel titolo precedente alla morte del protagonista durante uno scontro il gioco riportava a un checkpoint precedente, ma nel caso di Amnesia Rebirth invece Tasi riprende i sensi immediatamente dopo lo scontro che non siete riusciti a superare in precedenza.

Quanto a ciò che ho definito come “scontri”, mi preme fare una precisazione: Tasi è del tutto disarmata e incapace di combattere. Amnesia Rebirth non dispone infatti di alcun tipo di combat system: un approccio stealth è dunque l’ideale, quando sarete in presenza di presenze ostili.

Quanto al gameplay in sé, anche se diverse aree del gioco sono piuttosto estese l’esplorazione di alcuni ambienti opzionali non è necessaria, ma va anche detto che potrebbe davvero convenirvi sbirciare in ogni angolo alla ricerca di fiammiferi, olio per la lampada, oggetti come ad esempio delle leve, utili per risolvere i diversi puzzle sparsi per l’ambiente di gioco e anche documentazioni scritte, che aiuteranno Tasi e voi a comprendere meglio cosa sia successo, cosa sta succedendo e che fine hanno fatto i vostri compagni di viaggio.

In generale, i controlli sono piuttosto fluidi e reattivi, ma dovrete aguzzare bene la vista: gli oggetti con cui potete interagire non sono evidenziati in alcun modo, poiché potrete interagire in pratica con qualsiasi cosa che vedete a schermo, mentre gli oggetti chiave saranno talvolta evidenziati da un bordo colorato di blu, che però compare solo quando siete particolarmente vicini all’oggetto in questione.

Accedendo all’inventario potrete poi leggere le note raccolte, gli appunti di Tasi, vedere i suoi schizzi dei puzzle da risolvere e anche selezionare gli oggetti da combinare con quelli presenti nell’ambiente circostante.

Il senso di oppressione e di claustrofobia provato da Tasi viene trasmesso anche ai giocatori, che sentono di dover fare in fretta a portarla via dall’oscurità, se non vogliono rischiare di farla morire.

Conclusioni

Graficamente curato, claustrofobico e orrorifico, Amnesia Rebirth è un survival horror interessantissimo per gli appassionati del genere, anche se i caricamenti sulla mia PS4 Fat sono di una lentezza incomprensibile: quasi un minuto per il primo caricamento e oltre 30 secondi durante le mie giocate.

Giocate ad Amnesia rebirth seguendo il vostro istinto e assisterete a uno dei 3 finali, ma vi basterà recuperare un salvataggio immediatamente precedente alla conclusione del gioco per fare diversamente le cose e godervi anche i restanti due finali (guadagnandovi anche i relativi trofei).

Amnesia Rebirth è un viaggio allucinante nella mente e nella memoria frammentate di una giovane donna sola e dispersa in un territorio che le è ignoto e avverso al contempo, mentre cerca con tutte le sue forze di salvare se stessa, suo marito e i suoi compagni di viaggio da un destino che sembra ineluttabile.

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