Dopo aver attraversato dimensioni, menti di santoni e folli giovane innamorate, adesso a Samuel Stern tocca attraversare uno dei più bei topic letterari in chiave horror: il libro maledetto.

L’altro Inferno non è infatti solo il titolo del decimo albo della serie Samuel Stern ma anche il titolo del libro del quale Samuel ne riceve una pagina strappata, con un quiz scrittovi sopra: “In un indovinello su uno specchio, quale parola non si può usare?”

Quale, appunto? Il rosso detective-esorcista-libraio si scervella su internet per cercare tracce di questo “Necronomicon di nicchia” (come lo definisce padre Duncan). E questo libro si rivela davvero misterioso: solo pochissime copie al mondo, una di queste in mano a un cultore dell’occulto, che non sembra essere molto amichevole.

Nonostante le difficoltà, Stern riesce a percepire una traccia che lo porta “alla fine del mondo” nella sontuosa dimora dei Delgado, abitata dalla signora Delgado, dal figlio Raphael e dal maggiordomo Reeves. I tre sono interconnessi alla casa così come al libro e Samuel, senza rendersene conto, viene immischiato anche lui in un guazzabuglio che ancora non si sa se chiamarla “storia” o “vita”.

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Quando ripetersi diventa infernale

Primo albo di Samuel Stern dove il nome di Massimiliano Filadoro è slegato dal nome del direttore Fumasoli. Dopo 9 albi, Filadoro si sgranchisce tutte e dieci le dita nelle 98 pagine in bianco e nero scrivendo la più intricata delle storie pubblicate nella serie finora.

Quando hai a che fare con un libro diverso dal solito, che ti assorbe e ti trascina nel suo mondo, c’è poco da fare: lasciati andare e combatti con lui. Filadoro porta nel mondo di Stern un topos vincente, quello del libro carceriere. Come ne La storia infinita, Pagemaster e molti altri, “L’altro inferno” imprigiona tutti, dal lettore al protagonista, aggiungendoci quel gusto speziato e horror che sa tanto di Piccoli Brividi.

Spiralizzandosi sempre più nella storia, lo sceneggiatore imbastisce diversi livelli di lettura: alcuni rimangono aperti, altri si ricuciono lentamente fino ad arrivare alla fine. Ma non una fine normale: diciamo che è una di quelle con il punto interrogativo al suo fianco.

Sì, tutto molto bello, ma il demone qui dov’è o meglio, chi è? Ecco, questo è difficile da definire: si rischia di rimanere così avviluppati nella spirale narrativa che si dimentica di cercare il nostro demone quotidiano (no, mensile). Quindi facciamo partire una caccia al demone?

Ride the spiral to the end

Annapaola Martello trasloca matite e pennini dalle serie Marvel (Captain Marvel, Black Panther) e li porta sulle pagine oscure del libraio di Edimburgo. L’afflizione, il dolore e il dubbio si percepiscono dalla caratterizzazione dei visi dei nostri già conosciuti (Samuel, Penny e Duncan) mentre nei volti della famiglia Delgado regna la rassegnazione; Martello regala indizi sullo svolgimento della storia prima ancora che i balloon facciano il loro lavoro.

La pagina è sporca e confusionaria, grezza e movimentata. Pare che un carboncino impazzito abbia delineato i contorni dei personaggi. Il tutto lascia una strana sensazione addosso… Caro lettore, controlla le tue mani: se sono sporche di nero forse nell’altro inferno ci stai finendo tu.

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