Ghost of Tsushima – Dentro la narrazione

Pubblicato il 1 Agosto 2020 alle 11:00

Ghost of Tsushima sta facendo parlare molto di sé, e io stessa l’ho già fatto nella mia recensione del gioco, che potete trovare qui. Ma c’era ancora tanto da dire, ed è questo il motivo per cui ho deciso di scrivere anche questo articolo speciale di approfondimento su questo progetto statunitense ambientato in Giappone.

Si tratta di un’avventura dinamica con elementi stealth ambientata in un mondo aperto realizzata da Sucker Punch (inFamous, Sly Cooper) come titolo esclusivo per PS4 per sancirne la fine del ciclo vitale.

La sua uscita è stata rimandata per poter dare spazio a un’altra grande e attesissima esclusiva, ovvero The Last of Us Part II, che ho avuto il piacere di giocare e recensire su queste stesse pagine.

Dietro la creazione del mondo di gioco di Ghost of Tsushima c’è probabilmente molto più di quanto non possa sembrare a un primo sguardo. Per questo motivo, dedicargli ulteriore spazio mi sembra un atto dovuto.

Ghost of Tsushima – Dentro la narrazione – Prima Parte

Ghost of Tsushima

Rep Etra Is Eroum

Prima di addentrarmi nella mia analisi degli aspetti fondamentali di Ghost of Tsushima, mi preme fare una premessa.

Se è vero che i videogiochi sono da considerarsi come qualsiasi altra produzione artistica, allora limitarsi ad analizzarli solo sotto il freddo profilo tecnico è un errore decisamente grave che, di fatto, azzera qualsiasi sforzo fatto dai team di sviluppo in una direzione diversa.

Lo scopo principale dell’arte è smuovere gli animi, stimolando riflessioni su noi stessi, sul passato o sul mondo che ci circonda e in cui siamo pienamente immersi (o, se preferite, da cui siamo sommersi).

L’arte è l’espressione dell’interiorità umana più pura, non solo una mera serie di tecnicismi; in questo caso, non parleremo di arte, ma semplicemente di autocelebrazione e autocompiacimento.

Ghost of Tsushima è un titolo di certo non perfetto e con diversi problemi tecnici, dei quali ho già parlato nella mia recensione, alla quale vi rimando per questo tipo di analisi. Ma valutarlo solo in base alla tecnica sostenendo però al contempo che i videogiochi siano arte è chiaramente un controsenso, un ossimoro.

La cura nella ricostruzione storico-ambientale profusa da Sucker Punch nella sua ultima opera merita di essere menzionata e presa in considerazione in sede di valutazione di questo titolo, ma ancor più merita di essere trattata con cura e dovizia di particolari. Partendo dalla storia.

Ricostruire la storia

Isola di Tsushima, anno 1274. Khotun Khan ha iniziato a mettere sotto assedio l’isola di Tsushima con l’obiettivo di assoggettare l’intero Giappone al suo Impero Mongolo.

A cercare di impedirglielo ci saranno diversi personaggi, fra i quali un ruolo di spicco è assunto da Sakai Jin, un samurai che per un fine più elevato, ovvero la salvezza del suo Paese, è costretto suo malgrado a rinunciare al suo codice per divenire qualcosa di molto più terrificante: uno Spettro.

Ghost of Tsushima parte da delle premesse storiche per raccontare delle vicende fittizie che però si amalgamano perfettamente con la narrazione di avvenimenti realmente accaduti come l’invasione dell’isola di Tsushima, che venne scelta come prima tappa dell’invasione mongola non però da Khotun, ma da Kublai Khan, nipote del famigerato Genghis Khan.

Fittizio è anche il personaggio di Sakai Jin, magistralmente interpretato da Daisuke Tsuji (Lettere da Iwo Jima, L’Uomo nell’Alto Castello) e doppiato in giapponese da Nakai Kazuya (Zoro in One Piece, Hijikata in Gintama). Il direttore del gioco Nate Fox ha dichiarato che il suo team aveva inizialmente pensato di rendere protagonista di Ghost of Tsushima un personaggio realmente esistito, ma hanno poi deciso di non farlo per non risultare irrispettosi.

Nonostante Jin Sakai sia un personaggio immaginario, è però opportuno precisare che in Giappone è realmente esistito (ed esistono tuttora i suoi discendenti) un clan di nome Sakai. Venne fondato nel XIV secolo e governò nella provincia di Mikawa, nell’attuale prefettura di Aichi.

Non solo quindi la narrazione di fatti reali e immaginari è perfettamente coerente, ma la stessa si integra ottimamente anche con il gameplay del titolo, che inizia progressivamente a mutare insieme a Jin.

Il rispetto per la tradizione – I Racconti

Un elemento che colpisce notevolmente in Ghost of Tsushima è il grande rispetto per le tradizioni più antiche del popolo giapponese. Ciò è ancor più lodevole se teniamo sempre in considerazione il fatto che il titolo è sì ambientato in Giappone, ma è stato realizzato da una software house statunitense.

Quando ci si appresta a trattare tematiche storiche e legate a tradizioni così profondamente differenti dalle proprie, un lavoro accurato di ricerca e il rispetto per tali argomenti sono elementi fondamentali per ricreare ambienti, personaggi, dialoghi e situazioni che risultino quanto più realistici possibile. E non è affatto scontato che ciò avvenga. Ma per nostra fortuna, Sucker Punch ha dimostrato cura e amore sinceri per il Giappone del XIV secolo.

I Racconti sono uno dei tanti modi pensati per far immedesimare i giocatori nelle vicende narrate. Inoltre, seguendoli comprenderete meglio anche le condizioni di un popolo assoggettato, schiavizzato e massacrato da uno spietato invasore.

Quando sono messe alle strette, le persone sono disposte anche a tradire se stesse, i propri princìpi e i connazionali. Anche Jin tradisce se stesso e il suo codice, ma c’è una differenza sostanziale: Jin lo fa per cercare di scacciare gli invasori, altri per fini più egoistici. Ma possiamo davvero giudicare le azioni di chi, dietro ricatto, tradisce il suo popolo per salvare la sua famiglia?

Il rispetto per la tradizione – La meditazione

Guerra, morte, dolore e sangue non sono però i soli elementi presenti in GoT. Rilassandovi presso una Fonte Termale aumenterete di poco la vita massima di Jin, il quale sfrutterà questo tempo per meditare. Ma sarete voi a scegliere fra due opzioni quale sarà l’argomento delle sue riflessioni.

La meditazione è fondamentale per il popolo giapponese, e un’altra tradizione presente in Ghost of Tsushima sono gli haiku, brevi componimenti poetici a di tanto in tanto si dedica anche Jin. Placare la mente è importantissimo per restare lucidi e focalizzati.

La mera forza bruta impiegata principalmente da altre popolazioni, come ad esempio i Vichinghi, è qualcosa di molto distante dalla tradizione giapponese, che impone una disciplina ferrea, l’osservazione pedissequa del proprio codice di onore, la riflessione e la programmaticità.

Agire senza riflettere, facendosi trasportare senza meta dalle proprie emozioni, non è ciò che contraddistingue un vero samurai. Gli artisti della spada giapponesi cercavano di porre un certo controllo alle proprie emozioni, per evitare che li influenzassero in maniera negativa durante gli scontri.

Meditazione, contemplazione del mondo naturale, riflessioni sul momento storico attuale e sulla propria esistenza. C’è qualcosa che riconduce questi pensieri alla filosofia occidentale, disciplina nata nella Grecia Antica con il fine di indagare le origini del mondo e il significato della vita.

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Ghost of Tsushima – Dentro la narrazione – Seconda Parte

Seguire il codice

Durante la vostra avventura avrete modo di assistere ad alcuni flashback incentrati sulla formazione di Jin. Il ragazzo ha perso suo padre quando era ancora molto giovane, e a farne le veci è stato suo zio, Lord Shimura.

Shimura ha insegnato a Jin la via e il codice dei samurai. Si tratta di norme rigide entro le quali deve muoversi un buon samurai, il quale deve sempre affrontare i propri nemici a viso aperto, guardandoli negli occhi, con rispetto.

In virtù di questa sua natura, Jin inizialmente disporrà unicamente di abilità legate alla sua katana. Ma essere un samurai non è sufficiente, non è abbastanza. Se vuole davvero salvare la sua Tsushima e il Giappone intero, dovrà diventare qualcos’altro. Qualcosa che terrorizzi il nemico al solo sentirlo nominare: uno Spettro.

The me that you know, he doesn’t come around much. That part of me isn’t here anymore

I mezzi impiegati dai mongoli per garantirsi il dominio sull’isola di Tsushima sono biechi, violenti, vili e brutali. il Khan non segue le regole, e la sua forza sta proprio in questo. Ma un samurai… Un samurai è costretto a seguire il suo codice, e la sua debolezza sta proprio in questo.

Il processo di trasformazione di Sakai Jin da samurai a Spettro è costante e progressivo: man mano che proseguirete nella vostra esplorazione dell’open world rappresentato dall’isola di Tsushima acquisirete nuovi mezzi e nuove tecniche spettrali. Ma a quale prezzo?

Jin ha accettato di portare sulle sue spalle un fardello molto pesante: salvare il Giappone dalla prima delle due invasioni dell’Impero Mongolo e rinunciare alla sua natura. La lotta interiore di Jin è sempre presente e percepibile dai giocatori, fino al momento in cui quest’uomo così impavido abbraccia finalmente la sua nuova natura.

Per un samurai che non teme di affrontare i propri nemici faccia a faccia imparare a uccidere senza che le sue vittime abbiano il tempo di accorgersene, rinunciando così al proprio onore, rappresenta una sfida con se stesso che viene mostrata più volte, anche durante alcuni brevi flashback.

Spesso, quando Jin dovrà violare il suo codice ricorderà le parole e gli insegnamenti di suo zio. Quando nasci, cresci e vivi nell’onore, cosa comporta rinunciarvi?

Per Jin, questo significa fare a pezzi ciò che è sempre stato, lacerare la propria anima e la propria mente, forzandosi ad andare contro dei principi che da sempre si perfondono in ogni fibra del suo corpo, come il sangue che gli score nelle vene.

Per Jin, questo significa diventare un mostro. Ma ciò non ha alcuna rilevanza. Ciò che conta è salvare vite innocenti e scacciare gli invasori, non importa quale prezzo dovrà pagare per riuscirci.

L’amore per il Cinema

Chiudo questa mia analisi dei sottotesti dietro Ghost of Tsushima con qualcosa su cui già in sede di recensione mi sarebbe piaciuto soffermarmi di più, ma ho preferito dedicare a questo aspetto lo spazio che merita in chiusura di questo articolo speciale di approfondimento.

L’amore per il Cinema – Scorci e inquadrature

Se Ghost of Tsushima è così potente dal punto di vista visivo non è solo per i panorami mozzafiato, le ampie distese liberamente percorribili a cavallo, gli spettacolari effetti di rifrazione della luce.

L’inizio e delle missioni è sempre sancito da una schermata in cui viene mostrato il suo titolo, unitamente a dei caratteri giapponesi. Sullo sfondo, immagini quasi del tutto statiche che riconducono alla tematica della missione in corso. Quando il Racconto sarà concluso, vedrete una nuova schermata simile alla precedente. Come non pensare ai titoli di testa e di coda di un film?

Raggiungere la vetta di un Santuario non sarà sempre agevole, anzi! Prima però di mettere le mani sul nostro meritato Talismano, potremo goderci un meraviglioso scorcio del territorio su cui questo sorge.

Infine, quando vi siederete per rilassarvi grazie alla composizione di un haiku, vedrete gli ambienti così incredibilmente dettagliati che fanno da sfondo e da fonte di ispirazione alle meditazioni e alle composizioni poetiche di Jin.

Queste inquadrature sono però molto più che uno sfoggio di tecnica. Hanno invece diverse finalità: meravigliare gli occhi di noi giocatori, stimolare una riflessione nelle nostre menti, emozionare i nostri cuori, placare i nostri animi.

L’amore per il Cinema – La Modalità Kurosawa

Anche se non avete ancora giocato a Ghost of Tsushima, probabilmente conoscete già la Modalità Kurosawa. Pensata per conferire un aspetto ancor più cinematografico al titolo, questa speciale modalità è chiaramente ispirata al celeberrimo regista nipponico Akira Kurosawa. Non solo è uno dei più importanti cineasti giapponesi, ma viene anche considerato fra i registi più significativi di tutto il XX secolo.

Per conferire alle immagini un aspetto che ricordasse le pellicole del Maestro nipponico, dunque, è stato impiegato un filtro in bianco e nero. Ma non è tutto qui.

L’amore per il Cinema – La Modalità Kurosawa – L’effetto “pellicola rovinata”

Sono una persona molto curiosa e mi piace fare ricerche incrociate quando scrivo, ma preferisco l’interazione umana. Allora, perché non chiedere qualche delucidazione sulla fonte di ispirazione della Modalità Kurosawa a qualcuno che insegna Storia del Cinema? Il mio carissimo amico Alessandro Monno mi ha tenuto una breve lezione, e io da brava studentessa ho preso appunti.

Siamo agli albori della storia del cinema, nel periodo in cui realizzarono le loro opere i fratelli Lumiére e Méliès. Fra la fine dell’ ‘800 e gli inizi del ‘900 le prime macchine da presa (chiamate anche cinematografo) avevano anche la funzione di proiettori. Il cinematografico era azionabile tramite una manovella, impiegata sia per le riprese che per le proiezioni.

Tuttavia, quando il Maestro Kurosawa iniziò a girare i propri film le macchine da presa si erano modernizzate, per cui l’effetto pellicola rovinata implementato nella Modalità Kurosawa non vuole riprodurre eventuali difetti nella pellicola stessa, ma unicamente gli esiti del trascorrere del tempo.

Nei film del Maestro l’effetto pellicola rovinata è dovuto proprio al fatto che la pellicola sia usurata dal tempo. Quei segni tipici che compaiono sullo schermo durante la proiezione sono stati riprodotti in maniera fedele, conferendo all’intera Modalità Kurosawa un tocco vintage davvero unico. Tali segni sono quindi dovuti a graffi, pelucchi e piccole imperfezioni come queste.

Fine della lezione. Grazie, Ale!

Inoltre, la Modalità Kurosawa mostra le immagini a grana spessa e anche l’audio è più ovattato. Utilizzandola, poi, l’interfaccia risulta ancor più più pulita grazie all’assenza delle barre sui nemici come impostazione di default. Se però preferite avere un riscontro visivo, potrete sempre ripristinarle nel menu del titolo.

L’amore per il Cinema – Akira Kurosawa, fra samurai e western

Se avete mai visto un film del Maestro, noterete di certo la sua influenza non solo in questa modalità che porta il suo nome e che, quindi lo cita esplicitamente. Moltissime inquadrature sono infatti ispirate al suo cinema. Pensate ai Confronti, che mettono così in risalto le movenze di Jin e la sua maestria con la spada, e agli schizzi di sangue che si diffondono nell’ambiente al rallentatore, quasi come se Jin stesse gettando del colore su una tela.

Attivando la Modalità Kurosawa e giocando con audio in lingua giapponese l’immersione nel Giappone rappresentato in Ghost of Tsushima sarà ancor più totalizzante.

Le sue pellicole sui samurai sono conosciute e apprezzate ancora oggi in tutto il mondo e hanno influenzato anche registi che appartengono a un genere differente, ma non troppo: il western. I Magnifici Sette è ispirato al suo I Sette Samurai, mentre La Sfida del Samurai è alla basa dello spaghetti-western Per un Pugno di dollari.

Anche questo aspetto è presente in Ghost of Tsushima: quando affronterete insieme a Jin un Duello, le inquadrature sui protagonisti, quasi del tutto immobili prima dello scontro, e sulle loro mani, pronte a sguainare le katana, ricordano molto da vicino i duelli con armi da fuoco dei film western:

Ghost of Tsushima è disponibile unicamente per PS4 a partire dallo scorso 17 luglio 2020.

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