Ghost of Tsushima – Dentro la narrazione

Analisi delle tematiche e del valore artistico dell'ultima fatica di Sucker Punch.

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Ghost of Tsushima sta facendo parlare molto di sé, e io stessa l’ho già fatto nella mia recensione del gioco, che potete trovare qui. Ma c’era ancora tanto da dire, ed è questo il motivo per cui ho deciso di scrivere anche questo articolo speciale di approfondimento su questo progetto statunitense ambientato in Giappone.

Si tratta di un’avventura dinamica con elementi stealth ambientata in un mondo aperto realizzata da Sucker Punch (inFamous, Sly Cooper) come titolo esclusivo per PS4 per sancirne la fine del ciclo vitale.

La sua uscita è stata rimandata per poter dare spazio a un’altra grande e attesissima esclusiva, ovvero The Last of Us Part II, che ho avuto il piacere di giocare e recensire su queste stesse pagine.

Dietro la creazione del mondo di gioco di Ghost of Tsushima c’è probabilmente molto più di quanto non possa sembrare a un primo sguardo. Per questo motivo, dedicargli ulteriore spazio mi sembra un atto dovuto.

Ghost of Tsushima – Dentro la narrazione – Prima Parte

Ghost of Tsushima

Rep Etra Is Eroum

Prima di addentrarmi nella mia analisi degli aspetti fondamentali di Ghost of Tsushima, mi preme fare una premessa.

Se è vero che i videogiochi sono da considerarsi come qualsiasi altra produzione artistica, allora limitarsi ad analizzarli solo sotto il freddo profilo tecnico è un errore decisamente grave che, di fatto, azzera qualsiasi sforzo fatto dai team di sviluppo in una direzione diversa.

Lo scopo principale dell’arte è smuovere gli animi, stimolando riflessioni su noi stessi, sul passato o sul mondo che ci circonda e in cui siamo pienamente immersi (o, se preferite, da cui siamo sommersi).

L’arte è l’espressione dell’interiorità umana più pura, non solo una mera serie di tecnicismi; in questo caso, non parleremo di arte, ma semplicemente di autocelebrazione e autocompiacimento.

Ghost of Tsushima è un titolo di certo non perfetto e con diversi problemi tecnici, dei quali ho già parlato nella mia recensione, alla quale vi rimando per questo tipo di analisi. Ma valutarlo solo in base alla tecnica sostenendo però al contempo che i videogiochi siano arte è chiaramente un controsenso, un ossimoro.

La cura nella ricostruzione storico-ambientale profusa da Sucker Punch nella sua ultima opera merita di essere menzionata e presa in considerazione in sede di valutazione di questo titolo, ma ancor più merita di essere trattata con cura e dovizia di particolari. Partendo dalla storia.

Ricostruire la storia

Isola di Tsushima, anno 1274. Khotun Khan ha iniziato a mettere sotto assedio l’isola di Tsushima con l’obiettivo di assoggettare l’intero Giappone al suo Impero Mongolo.

A cercare di impedirglielo ci saranno diversi personaggi, fra i quali un ruolo di spicco è assunto da Sakai Jin, un samurai che per un fine più elevato, ovvero la salvezza del suo Paese, è costretto suo malgrado a rinunciare al suo codice per divenire qualcosa di molto più terrificante: uno Spettro.

Ghost of Tsushima parte da delle premesse storiche per raccontare delle vicende fittizie che però si amalgamano perfettamente con la narrazione di avvenimenti realmente accaduti come l’invasione dell’isola di Tsushima, che venne scelta come prima tappa dell’invasione mongola non però da Khotun, ma da Kublai Khan, nipote del famigerato Genghis Khan.

Fittizio è anche il personaggio di Sakai Jin, magistralmente interpretato da Daisuke Tsuji (Lettere da Iwo Jima, L’Uomo nell’Alto Castello) e doppiato in giapponese da Nakai Kazuya (Zoro in One Piece, Hijikata in Gintama). Il direttore del gioco Nate Fox ha dichiarato che il suo team aveva inizialmente pensato di rendere protagonista di Ghost of Tsushima un personaggio realmente esistito, ma hanno poi deciso di non farlo per non risultare irrispettosi.

Nonostante Jin Sakai sia un personaggio immaginario, è però opportuno precisare che in Giappone è realmente esistito (ed esistono tuttora i suoi discendenti) un clan di nome Sakai. Venne fondato nel XIV secolo e governò nella provincia di Mikawa, nell’attuale prefettura di Aichi.

Non solo quindi la narrazione di fatti reali e immaginari è perfettamente coerente, ma la stessa si integra ottimamente anche con il gameplay del titolo, che inizia progressivamente a mutare insieme a Jin.

Il rispetto per la tradizione – I Racconti

Un elemento che colpisce notevolmente in Ghost of Tsushima è il grande rispetto per le tradizioni più antiche del popolo giapponese. Ciò è ancor più lodevole se teniamo sempre in considerazione il fatto che il titolo è sì ambientato in Giappone, ma è stato realizzato da una software house statunitense.

Quando ci si appresta a trattare tematiche storiche e legate a tradizioni così profondamente differenti dalle proprie, un lavoro accurato di ricerca e il rispetto per tali argomenti sono elementi fondamentali per ricreare ambienti, personaggi, dialoghi e situazioni che risultino quanto più realistici possibile. E non è affatto scontato che ciò avvenga. Ma per nostra fortuna, Sucker Punch ha dimostrato cura e amore sinceri per il Giappone del XIV secolo.

I Racconti sono uno dei tanti modi pensati per far immedesimare i giocatori nelle vicende narrate. Inoltre, seguendoli comprenderete meglio anche le condizioni di un popolo assoggettato, schiavizzato e massacrato da uno spietato invasore.

Quando sono messe alle strette, le persone sono disposte anche a tradire se stesse, i propri princìpi e i connazionali. Anche Jin tradisce se stesso e il suo codice, ma c’è una differenza sostanziale: Jin lo fa per cercare di scacciare gli invasori, altri per fini più egoistici. Ma possiamo davvero giudicare le azioni di chi, dietro ricatto, tradisce il suo popolo per salvare la sua famiglia?

Il rispetto per la tradizione – La meditazione

Guerra, morte, dolore e sangue non sono però i soli elementi presenti in GoT. Rilassandovi presso una Fonte Termale aumenterete di poco la vita massima di Jin, il quale sfrutterà questo tempo per meditare. Ma sarete voi a scegliere fra due opzioni quale sarà l’argomento delle sue riflessioni.

La meditazione è fondamentale per il popolo giapponese, e un’altra tradizione presente in Ghost of Tsushima sono gli haiku, brevi componimenti poetici a di tanto in tanto si dedica anche Jin. Placare la mente è importantissimo per restare lucidi e focalizzati.

La mera forza bruta impiegata principalmente da altre popolazioni, come ad esempio i Vichinghi, è qualcosa di molto distante dalla tradizione giapponese, che impone una disciplina ferrea, l’osservazione pedissequa del proprio codice di onore, la riflessione e la programmaticità.

Agire senza riflettere, facendosi trasportare senza meta dalle proprie emozioni, non è ciò che contraddistingue un vero samurai. Gli artisti della spada giapponesi cercavano di porre un certo controllo alle proprie emozioni, per evitare che li influenzassero in maniera negativa durante gli scontri.

Meditazione, contemplazione del mondo naturale, riflessioni sul momento storico attuale e sulla propria esistenza. C’è qualcosa che riconduce questi pensieri alla filosofia occidentale, disciplina nata nella Grecia Antica con il fine di indagare le origini del mondo e il significato della vita.

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