Pochissimi videogiochi riescono a polarizzare l’attenzione degli utenti come la saga di The Last of Us: amato alla follia da alcuni, detestato a morte da altri, il franchise creato da Naughty Dog ha sempre diviso l’opinione pubblica. Ma per fortuna, nulla di tutto ciò mi tange, per cui, adesso, parliamo di questo videogioco nel merito.

YOUR PAIN AND ANGER’S IN THE HOWLING DARK OF EVERY CORRIDOR I WALK

Che abbiate giocato o meno The Last of Us, una cosa è certa: la carica emotiva di questo seguito saprà, in un modo o nell’altro, colpirvi.

Di certo non c’è nulla di nuovo sotto il Sole: chi conosce le saghe di Silent Hill e di Resident Evil è stra-abituato a titoli cruenti, ultraviolenti e al tempo stesso emozionanti, ma ciò che conta, a mio avviso, non è solo l’originalità in sé, ma anche il modo in cui determinate scelte, siano esse narrative che di gameplay, vengono poi messe in atto.

Alcune persone si sono lamentate dell’eccessiva violenza di TLOUII, ma la rabbia, la violenza, la spietatezza e il dolore sono assolutamente funzionali a gameplay e narrazione.

Mettetevi per un attimo nei panni di Ellie, una ragazzina nata e cresciuta in un mondo post-apocalittico flagellato da un olocausto zombie: tutto ciò che conosce sono desolazione, perdita, dolore, morte, e questo l’ha resa in qualche modo fredda, spietata, sanguinaria.

Giocando nei panni di Ellie sentirete tutto questo turbinio di emozioni, per la maggior parte negative e oscure, e se amate il genere proverete la sua stessa soddisfazione nel fare a pezzi i suoi, i nostri nemici.

Un altro innegabile pregio del racconto di The Last of Us Part II è l’intento di dimostrare ai giocatori che la struttura sociale di questo infausto mondo è più complessa di quanto non si potesse pensare: se nel primo capitolo ciò poteva non essere così evidente, in questo seguito Naughty Dog ha scelto di mostrare non solo il lato oscuro di Ellie, ma anche le ragioni che spingono lei e gli altri gruppi opposti fra loro a fare le scelte che fanno: insomma, come dico sempre anche io, il mondo non è solo bianco o nero, i buoni magari non sono così buoni e i cattivi non sono così cattivi.

Grazie a una gamma di sfumature che rendono ancor più realistica la rappresentazione del mondo di gioco, a una veste grafica davvero ottima e al taglio cinematografico così tipico di Naughty Dog presente nelle scene cinematiche, le diverse storie che si incrociano e la rappresentazione stessa del mondo diventano corpose, immersive, realistiche, per quanto collocate all’interno di una ambientazione fittizia.

C’è inoltre un altro dettaglio che mi ha colpita: esplorando le diverse location di Seattle così ridotte allo sfacelo e all’abbandono più completi, mi sono spesso ritrovata a chiedermi quanto ancor più forte debba essere il senso di straniamento e di desolazione che provano i videogiocatori che vivono in quella città, nel vederla ridotta a uno stato di degrado che la rende quasi irriconoscibile.

Gli scenari sono dunque incredibilmente e tristemente desolati, le opere umane sono tutte in stato di completo abbandono, il che suscita sentimenti come la tristezza e la nostalgia verso quello che viene chiamato “il vecchio mondo”.

Inoltre, da umanista ho provato un forte senso di disagio nell’esplorare determinate aree come, ad esempio, un museo; Naughty Dog si fa in questo caso protagonista di un paradosso: riuscire a creare un prodotto artistico rappresentando un mondo in cui l’arte in pratica è morta.

PLAY THE GAME

Per quanto non si tratti di un open world, le aree di gioco spesso sono piuttosto ampie: divertitevi ad esplorarle in lungo e in largo alla ricerca di collezionabili, nuove armi, munizioni e potenziamenti sia per il personaggio che per le armi stesse (cercate in giro i tavoli da lavoro per poter modificare il vostro equipaggiamento).

Sebbene in buona sostanza il gameplay non sia poi così vario, scontri, esplorazione e puzzle ambientali sono davvero appaganti, anche se noterete che spesso il percorso è obbligato, per cui, ad esempio, se anche potreste in teoria riuscire ad arrampicarvi su una sporgenza, se ciò non è previsto nella risoluzione del puzzle vi ritroverete bloccati, anche davanti a delle semplici siepi.

Dal punto di vista tecnico, TLOUII non è certo privo di pecche: clipping, luce della torcia (se muoverete la visuale troppo in fretta noterete che la luce emessa dalla torcia illuminerà le spalle del personaggio, nonostante sia invece puntata in avanti), quando romperete una finestra potreste vederne i frammenti sospesi nel vuoto, la neve che cade dagli alberi scompare innaturalmente nel nulla e quando Ellie ha una molotov in mano potrà riporla nello zaino mentre è ancora accesa.

Questi problemi, però, inficiano l’esperienza di gioco? Assolutamente no: in generale, infatti, il gameplay è fluido, i comandi reattivi, e perfino un giocatore che, come me, non ama particolarmente lo stealth sarà perfettamente in grado di superare ogni sfida, grazie anche al fatto che il gioco crea dei checkpoint molto frequenti, anche all’interno dello stesso scenario di combattimento.

Inoltre, filmati e gameplay si integrano alla perfezione grazie anche a una interfaccia di gioco pulita: solo durante i combattimenti, infatti, vedrete in basso a destra un indicatore che vi mostrerà quale oggetto avrete in quel momento equipaggiato e la vostra vita (anche se lo stacco cromatico fra la vita restante, in bianco, e quella erosa, in grigio, non è così netto).

Il cambio di armi potrebbe risultare a volte un po’ macchinoso, ma niente paura: con calma e sangue freddo riuscirete a venire a capo di ogni scontro, anche se, magari, dopo qualche tentativo.

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ACCESSIBILITÀ

Una menzione a parte merita assolutamente tutta la sezione dedicata all’accessibilità, una peculiarità che caratterizza The Last of Us Part II e che dimostra l’intenzione da parte di Naughty Dog di mettere pressoché chiunque in condizione di poterci giocare.

Oltre a scegliere il livello di difficoltà (personalmente, non ho avuto alcun problema a difficoltà intermedia), grazie a queste impostazioni si potrà scegliere di mettere alleati e nemici in fortissimo risalto cromatico (opzione pensata per i giocatori ipovedenti), come potete vedere qui in alto, modificare la gamma di colori in caso di daltonismo, impostare dei comandi semplificati nel caso di disabilità motorie, sintesi vocale per i testi a schermo, oltre a tutta una serie di impostazioni video (HDR, ombre, toni medi e luci) e audio atte non solo a personalizzare la massimo l’esperienza di gioco, ma anche a renderla decisamente più fruibile.

Per le stesse ragioni, anche mettere le mani sul Trofeo di Platino di The Last of Us Part II non sarà particolarmente impegnativo, anche perché non ci sono Trofei legati alla difficoltà. A tal proposito, vi do un paio di consigli.

Per quanto possa sembrare strano per un titolo così attento alla sua accessibilità, la selezione capitoli, disponibile dopo aver concluso il gioco, è un po’ macchinosa: questa, infatti, rende inizialmente disponibili tutti i capitoli e i sottocapitoli, con un elenco sistematico di tutti i collezionabili raccolti e mancanti; una volta selezionato un dato capitolo, ottenuti i collezionabili potrete immediatamente tornare al menu principale, poiché i vostri progressi sono tracciati all’interno del profilo utente, ma tutti i capitoli successivi non saranno più accessibili. Potrete però ovviare in due modi:

  • Procedere a ritroso: in questo modo (suggeritomi dal mio amico Matteo Lallone), partendo cioè dall’ultimo capitolo, la mancata disponibilità dei capitoli successivi non sarà un problema;
  • Ricaricare il file di salvataggio della partita conclusa: se non volete procedere a ritroso, vi consiglio innanzitutto di eseguire un backup del file di salvataggio del post game, per sicurezza; in seguito, caricate il capitolo che preferite, tornate al menu principale e ricaricate il medesimo file del post game, di modo da vedere tutti i capitoli.

CONCLUSIONI

The Last of Us Part II è un titolo intenso, dalla lunga durata (parliamo di oltre 40 ore di gioco), con tempi di caricamenti irrisori (fatta eccezione per il primo caricamento, i successivi in game saranno pressoché istantanei) forte di una trama e di una narrazione coinvolgenti e supportato da un gameplay fluido e godibilissimo.

Se amate i survival horror, apprezzerete anche la ricerca di realismo nelle scene più truculente, dalle pozzanghere di sangue che si allargano sul pavimento sporcando le suole delle vostre scarpe ai pezzi di cadaveri sparsi in giro dopo un’esplosione.

In definitiva, dunque, TLOUII non è un videogioco perfetto, ma è un titolo indubbiamente molto valido, una ennesima riprova di quanto i ragazzi di Naughty Dog sappiano il fatto loro.

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