Otto duplici omicidi avvenuti nella provincia di Firenze tra il 1968 e il 1985. Otto giovani coppie appartate in cerca di un po’ di intimità sono state aggredite, uccise e mutilate da uno spaventoso assassino. Nell’immaginario collettivo questa vicenda segna un confine: prima si poteva dire che “certe cose” da noi non accadono, dopo ci si accorge che non è vero.

Un serial killer da manuale, un pazzo che porta nel mondo reale lo slasher, il mito del mostro che, in quegli anni, imperversava sul grande schermo. E poi c’è il luogo in cui questi delitti accadono, a due passi dalla città universalmente considerata la capitale dell’arte e della bellezza, ma che si rivela custode di una forza sotterranea che è capace di creare anche un mostro.

Giuseppe Di Bernardo e Vittorio Santi ci conducono indietro nel tempo di qualche decina di anni per raccontarci la storia del Mostro di Firenze, una vicenda che colpì molto l’immaginario collettivo italiano, non solo per l’efferatezza degli omicidi, ma soprattutto perchè si trattava del primo serial killer italiano, un fenomeno che generalmente si riteneva caratteristico degli USA.

La fase giudiziale di questa vicenda si concluse per alcuni imputati, i c.d. “compagni di merende”, solo nel 2000, con alcune condanne.

Tuttavia non troverete qui una ricostruzione della storia basata sugli atti processuali, che, come sempre nel nostro Paese, si ritiene (spesso illegittimamente) abbiano lasciato qualche domanda in sospeso; ma una storia di fantasia che però affonda le proprie radici su alcune teorie più o meno credibili che furono costruite in quegli anni: in particolare l’ipotesi del serial killer ex militare ed affetto da una patologia sessuale, sostenuta dall’avvocato Nino Filastò in Storia delle Merende Infami, e quella sui c.d. mandanti, una setta esoterica e/o di magia nera che avrebbe commissionato i delitti per propri scopi.

I due autori in realtà non sposano alcuna teoria, ma anzi tentano un riuscito mix tra tutte le diverse ricostruzioni, regalandoci una storia avvincente e credibile, pur con l’avvertenza che quello che leggiamo non è quello che sembra sia effettivamente successo.

Tuttavia al lettore questo non deve granchè interessare, dato che quello che importa è che troverà dei personaggi affascinanti, pur nella loro mostruosità, e, nonostante tutto, anch’essi parte di un disegno che affascinerà chi saprà calarsi nelle atmosfere un po’ complottiste di questo volume, che cerca di espandere la trama a tutto il contesto storico che l’Italia si trovava a vivere anche nei decenni precedenti.

Dal punto di vista del disegno, troviamo alle tavole Vittorio Santi (Mozambico Blues, Emma), che evidentemente si trova a suo agio con le tematiche di attualità, avendo già disegnato per BeccoGiallo il volume La strage dell’Italicus (su testi di Stefano Bonazzi), un’altra strage italiana che ancora oggi colpisce per il contesto eversivo in cui si sviluppò.

Santi ricostruisce con molta fedeltà il contesto di quegli anni (e di quelli precedenti), riproponendoci ambienti, abiti e mezzi di quegli anni difficili, riuscendo a tradurre nelle tavole le emozioni, spesso malate, dei personaggi; un plus che sicuramente riesce a far apprezzare ancora di più la bella storia.

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