Dopo l’ottimo Wonder Woman  – Bloodlines, 14° film del DC Animated Movie Universe, la nostra recensione QUI, DC e Warner Bros. Animation tornano ad adattare celebri archi narrativi e/o graphic novel scegliendo, dopo il deludente adattamento di Batman: Hush – la nostra recensione QUI, uno degli elseworld, cioè delle storie alternative per ambientazione e rappresentazione dei personaggi, più celebri Superman: Red Son.

Firmato da Mark Millar e Dave Johnson ed uscito originariamente nel 2003, Superman: Red Son parte da un assunto semplice ma geniale: cosa sarebbe successo se il piccolo Kal-El fosse atterrato in Unione Sovietica anziché nel rurale Kansas?

La storia dell’umanità sarebbe stata diversa. Nel 1955 Superman viene rivelato al mondo da Stalin dando il via ad una Guerra Fredda molto diversa da quella dei nostri libri di storia. Quando un satellite sovietico sta per abbattersi su Metropolis, Superman interviene per salvare la città incontrando per la prima volta Lois Lane e ribadendo la superiorità degli ideali comunisti.

Quando però accetta di rispondere ad alcune domande della giornalista le sue sicurezze si sgretolano di fronte ad un dossier che gli mostra l’altro lato del socialismo reale: i gulag. Torna a Mosca, Superman libera uno di questi campi di detenzione incontrando la sua amica di infanzia Svetlana che morirà fra le sue braccia… è tempo di un cambio di regime, Stalin deve essere deposto e Superman diventa il campione degli ideali sovietici.

Negli USA tutte le speranze sono affidate a Lex Luthor che dapprima crea Superior Man, una bizzarra copia di Superman, il cui assalto frontale però fallisce miseramente.

Passano gli anni e Superman stringe una importante alleanza con la Principessa Diana di Themyscira mentre respingendo il tentativo di invasione di Brainiac ottiene, al costo della sola Stalingrado miniaturizzata, tutti gli strumenti per estendere il suo modello comunista ben oltre i paesi aderenti al Patto di Stalingrado.

Ma mentre a Berlino il muro viene fatto saltare ancora prima di essere eretto, qualcosa inizia a scricchiolare. A Mosca inizia a manifestarsi un movimento di contestazione guidato dal misterioso Batman che pur fallendo rompe l’alleanza fra Superman e Diana mentre gli USA provano un altro assalto con il neonato gruppo scelto delle Lanterne Verdi proprio in concomitanza con l’elezione di Lex Luthor a presidente.

Il mondo sembra destinato a soccombere sotto il pugno di ferro di Superman che con il passare degli anni ha implementato in maniera ancora più crudele quegli strumenti di repressione e controllo di Stalin. Decisa ad eliminare la resistenza degli USA, Superman si reca quindi a Washington dove ad aspettarlo non trova nessuna resistenza bensì Lois Lane con una piccola “sorpresa” che lo costringerà ad aprire gli occhi e combattere fino all’estremo sacrificio – o forse no? – quello che era stato fino ad allora un prezioso alleato.

Dopo una serie di deludenti adattamenti finalmente con Superman: Red Son torniamo a viaggiare su territori di altissima qualità merito di una squadra rodatissima che vede coinvolti fra gli altri Sam Liu alla regia, Sam Register e Bruce Timm alla produzione e sopratutto il veterano J.M. DeMatteis.

DeMatteis estrapola e rilegge in chiave molto dinamica avvenimenti e tematiche del graphic novel originale prendendosi le giuste e dovute libertà per rendere il film più scorrevole e fruibile ma mantenendo inalterati molti passaggi oltre al senso di alienazione distopica originale.

Qualche “semplificazione” qui – la parte più politica del fumetto – e qualche taglio là – la dinamica fra Diana e Superman che supera con divertente ironia il semplice romanticismo – porta il film ad evidenziare invece la progressiva ma inesorabilmente morte degli ideali di Superman che da liberatore diventa tiranno, come il suo costume che diventa progressivamente sempre più una uniforme militare, tanto da non riuscire a vedere che i suoi nemici non erano Luthor e gli USA, seppure il film riesce molto bene a far passare questa idea fino al suo conclusivo terzo atto, ma l’alleato che gli aveva fornito gli strumenti per il suo stesso dominio.

Molto intelligente l’uso dei due personaggi femminili, tre se contiamo Svetlana che però compare pochissimo, che fann in maniera opposta e ovviamente contrastante da volano a Superman mentre a Luthor e Batman spetta il ruolo di antagonisti che svolgono in maniera esemplare.

Manca il finale iper-fantascientifico del graphic novel originale sostituito da uno che strizza l’occhio a Il Ritorno del Cavaliere Oscuro e ha un retrogusto molto progressista.

Impeccabile la realizzazione tecnica delle pellicola con animazioni fluidissime che esaltano le tre sequenze d’azione vere e proprie in cui viene amplificato, grazie ad una regia esperta che strizza l’occhio a Zack Snyder e al suo Man of Steel, il senso di potenza di quello che in questo universo è l’unico essere dotato di poteri simili. Il character design mutua qualcosa dal classico stile di Bruce Timm pur mantenendo quel realismo longilineo delle ultime produzioni animate.

Ottima anche la prova in cabina di doppiaggio per Jason Isaac che è uno dei Superman più credibili degli ultimi anni.

Non lesinando sull’azione né sulla riflessione, Superman: Red Son è un adattamento intelligentissimo e coinvolgente di uno dei graphic novel più celebri con protagonista Superman.

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