Dopo l’occasione decisamente sprecata del film in due parti ispirato alla celebre Morte di Supeman ovvero Death of Superman/Reing of Superman e il deludentissimo adattamento di Batman – Hush, per il 14° film del DC Animated Movie Universe – il 36° lungometraggio animato generale targato DC – torniamo su lidi completamente originali senza adattare nessuna celebre run fumettistica con questo Wonder Woman – Bloodlines che come facilmente intuibile ha come protagonista Wonder Woman.

Il film si apre facendoci rivivere il salvataggio da parte di Diana di Steve Trevor, attaccato da un gruppo di parademoni, e la decisione di aiutare proprio Steve lasciando Themyscira contro il voler della Regina Hyppolita, decisione che costerà a Diana la conoscenza sull’esatta posizione della sua isola natale.

Ci spostiamo quindi con l’arrivo di Diana nel mondo patriarcale e del suo periodo ospite di Julia Kapatelis per apprendere di più sul mondo e decidere come indirizzare davvero la sua missione. Qui Diana farà la conoscenza della giovane Vanessa Kapatelis e debutterà ufficialmente come Wonder Woman con tanto di costume.

Dopo 5 anni Wonder Woman è una eroina conosciuta e rispettata. Sarà Julia a richiedere il suo aiuto perché Vanessa ha rubato un prezioso artefatto dalla sua superiore, la magnate Veronica Cale.

Ricostruendo a ritroso i movimenti della ragazza, Wonder Woman si troverà al cospetto di Giganta e della Dott. Poison e lo scontro purtroppo porterà alla morte della stessa Julia.

Vanessa decisa a vendicare la morte della morte e di Wonder Woman deciderà quindi di sottoporsi ad un trattamento sperimentale che la trasformerà in Silver Swan. Ma qual è il vero obbiettivo della Dott. Poison e della misteriosa Dott. Cyber?

Con un piano ben architettato le villain porteranno la battaglia addirittura a Themyscira risvegliando un male antichissimo che richiederà un gesto estremo da parte di Wonder Woman in una battaglia epica.

I primi 20 minuti di Wonder Woman – Bloodlines non sono i più incoraggianti bisogna essere onesti. Il senso di dejà-vù è fortissimo con da un lato i richiami evidenti alle stesse identiche, o quasi, sequenze dell’ottimo film con Gal Gadot e dall’altro con i richiami ad una delle più recenti run fumettistiche, non particolarmente brillante, e la regia che fatica a tenere il ritmo di questi salti temporali.

Poi però la sceneggiatura di Mairghread Scott mostra i suoi pregi e la stratificazione temporale di avvenimenti apparentemente sconnessi inizia a ricompattarsi con il ritmo che aumenta e la regia di Sam Liu e Justin Copeland che si esalta in una serie di scene d’azione davvero ben confezionate.

La Scott rielabora nella seconda parte altre suggestioni fumettistiche ma in maniera davvero personale costruendo una storia originale, eppure famigliare per chi magari ha masticato le storie della Amazzone, il cui apice è sicuramente un terzo atto epico in cui la rivelazione della villain è propedeutica a cogliere alcuni degli aspetti fondamentali del personaggio in maniera mai invadente e senza nessuna “ansia da prestazione”.

Eccellente il lavoro alle animazioni mai così fluide come in questo film il che rende le splendide scene d’azione ancora più spettacolari facendo impallidire anche i miglior blockbuster d’azione hollywoodiani. Da segnalare anche il character design particolarmente ispirato e spigolosamente moderno che ricordo a tratti alcuni film Disney come Hercules.

Unica pecca forse un doppiaggio a tratti imballato in cui però spicca il lavoro di Rosario Dawson nei panni di una esotica Diana/Wonder Woman.

Nota a margine: il film coglie l’occasione sbarazzarsi dell’orrendo costume con cui Wonder Woman aveva esordito nel DCAU adottandone uno più classico e ispirato evidentemente ancora una volta a quello del film con Gal Gadot.

In definitiva Wonder Woman – Bloodlines è un film consigliatissimo per chi ha apprezzato il film live action e per chi magari è rimasto deluso dalle ultime letture con protagonista l’Amazzone. Resta assodato che dopo le ultime deludenti uscite, questo film dimostra come il DCAU sia ancora in grado di offrire perle di rara bellezza quando riesce a mediare l’approccio personale con riferimenti puntuali al materiale originale.

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