Ritornano gli Hargreeves ed il mondo ricomincia a sussultare. Gerard Way è uno degli sceneggiatori più atipici del panorama mondiale. L’ex cantante dei My Chemical Romance ha come caratteristica preponderante quella di creare un continuum narrativo destrutturato, capace di saltare continuamente scenario e personaggi, portando il lettore a venire risucchiato in un vortice di avventure e situazioni al limite.

L’essere freaks, il vivere il senso del gruppo, ed il fare i conti con le storie del passato che ritornano a galla. Sono questi gli elementi di base dei racconti di Gerard Way, ed anche Hotel Oblivion, il terzo volume dedicato alla Umbrella Academy non fa eccezione (qui potete leggere la recensione del precedente volume). La storia pubblicata negli Stati  Uniti da Dark Horse, e proposta in Italia dalla Bao Publishing, ripresenta i personaggi protagonisti che hanno conquistato un’ulteriore popolarità dopo la serie Netflix dedicata, e li rimette in gioco sia a livello personale che di gruppo.

Su tutti svettano numero 5 e Vicky, i quali hanno cambiato le loro vite rispetto al passato. Entrambi, assieme agli altri membri della Umbrella Academy, dovranno vedersela con una minaccia che proviene dal passato, e che alberga dalle parti dell’Hotel Oblivion.

Lo scomparso Reginald Hargreeves aveva trovato un modo per allontanare alcuni nemici, ma le minacce del passato sono pronte a ripresentarsi ed a scatenare il caos. E l’Umbrella Academy dovrà intervenire.

Ora, chi non ha mai letto un fumetto di Gerard Way (che sia Umbrella Academy o Doom Patrol) non si sarà mai trovato di fronte all’imprevedibile scrittura e maniera di gestire la narrazione da parte dello sceneggiatore americano.

Se si andasse a giudicare il modo di impostare lo sviluppo della storia in un senso più tradizionale, probabilmente Way verrebbe etichettato come un incapace, inadeguato a riuscire a presentare al lettore una trama comprensibile e plausibilmente lineare. Ma l’intenzione di Way non è mai stata questa.

Gerard Way narra le sue storie a fumetti come se fosser una sorta di flusso di coscienza narrativo, pieno di ritmo. Avventura ed introspezione dei personaggi si mischiano in un mix folle di immagini e storia, difficile da trovare in altre produzioni fumettistiche. Tutto ciò porta Way a polarizzare il pubblico: c’è chi lo odia, c’è chi non lo capisce, e c’è chi lo ama alla follia.

Il tutto è condito dai disegni di un Gerard Bà che sembra essere nato per disegnare i personaggi della Umbrella Academy. Il suo modo cartoonesco, ma allo stesso tempo così caratteristico di delineare i personaggi, rende i protagonisti del fumetto fortemente caratterizzati.

Bà inoltre svaria e si diverte molto, rappresentando durante le scene spaziali situazioni capaci di ricordare Watchmen ed alcuni fumetti di Jack Kirby.

In questo volume spicca anche a livello grafico e narrativo Numero 5, che anche in seguito al successo della serie televisiva, può identificarsi come il character simbolo della Umbrella Academy. Ma in Hotel Oblivion anche personaggi come Scientific Man e Space Boy risultano intriganti, e ben rappresentati.

Insomma, Umbrella Academy è uno dei fumetti più folli e particolari usciti fuori dalle produzione editoriale statunitense. O lo si odio, o lo si ama. E noi lo abbiamo adorato.

Umbrella Academy – Hotel Oblivion avrà un’edizione speciale con Spaceboy Variant Cover disegnata da Fábio Moon e limitata a cinquecento esemplari numerati, disponibile allo stand BAO Publishing durante Lucca Comics & Games.

I disegnatori Gabriel Bá e Fabio Moon saranno ospiti allo stand BAO Publishing per incontrare i lettori durante il prossimo Lucca Comics & Games, dal 30 ottobre al 3 novembre.

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