Questo nuovo volume della collana Decenni si concentra sulla produzione Marvel degli anni novanta e, in particolare, sull’universo mutante. E’ senz’altro vero che il successo degli X-Men arrivò nel decennio precedente grazie all’operato di Chris Claremont e altri autori.

Tuttavia, l’editor in chief Jim Shooter non permise uno sfruttamento eccessivo dei personaggi. Ci furono serie e miniserie collegate agli allievi del Professor Xavier ma la vera e propria esplosione di albi targati X si verificò, appunto, negli anni novanta.

Il libro si apre con il n. 42 di Excalibur, comic-book dedicato a una specie di filiale britannica degli X-Men. Era sempre stato il vulcanico Claremont a inventarla e nelle loro storie aveva rivelato un’inaspettata attitudine comica, lontana dallo stile ‘morte e disperazione’ che l’aveva fino a quel momento contraddistinto. L’episodio in questione appartiene al periodo in cui la serie era totale appannaggio di Alan Davis che si occupava sia dei testi che dei disegni. La storia vede il team composto da Capitan Bretagna e soci scontrarsi con gli strampalati membri del Technet e mixa fantascienza e umorismo con maestria. Testi e dialoghi sono vivaci e frizzanti e i disegni sono splendidi.

Wolverine n. 48 ha un’atmosfera decisamente diversa. La serie di Logan era, infatti, incentrata sull’azione adrenalinica e su situazioni cupe e drammatiche, in linea con il personaggio. Larry Hama narra uno scontro tra il mutante artigliato e lo spassoso Deadpool, importante mutante nato proprio negli anni novanta. La vicenda è senza infamia e senza lode ma è valorizzata dagli ottimi disegni di Adam Kubert e Fabio Laguna.

Il n. 87 di X-Factor è forse una delle storie più lodate e apprezzate della Marvel. In principio il mensile era dedicato agli X-Men originali, ma questo episodio presenta la seconda formazione della squadra, guidata da Havok e coordinata dall’agente federale Valerie Cooper. A scriverla è l’immenso Peter David che descrive in maniera approfondita le psicologie dei personaggi. Dopo aver subito un trauma, Havok, Polaris, Quicksilver e gli altri componenti del team si concedono una seduta dal dr. Samson. Ne viene fuori il ritratto di mutanti problematici e complessi che celano profondi tormenti interiori. Davis scrive testi intensi e adulti nei toni e il penciler Joe Quesada concepisce tavole di grande bellezza formale, impreziosite da un lay-out inventivo.

Il n. 91 di X-Men è un tipico prodotto anni novanta, firmato da Fabian Nicieza, uno degli autori di punta di quel periodo, che delinea una scontro senza esclusione di colpi tra i mutanti del Professor Xavier e il terribile Sinistro. Si tratta di un’avventura come tante, illustrata da Richard Bennett, efficace ma non memorabile. Si continua poi con il n. 5 di Generation X che all’epoca, perlomeno all’inizio, si distinse come una delle serie più innovative e sperimentali della Marvel. Era dedicata a una squadra di adolescenti mutanti guidata da Banshee ed Emma Frost.

I testi sono del bravissimo Scott Lobdell che concepisce una story-line strana e surreale che vede il team alle prese con l’inquietante Creatore di Orfani. I disegni sono del grande Chris Bachalo, messosi in luce con Shade The Changing Man alla DC, che propone tavole composte da inquadrature mutevoli e contrassegnate da uno stile plastico e dinamico che presto farà di lui uno dei penciler più amati e apprezzati del comicdom.

Il n. 5 di X-Man è un’altra interessante proposta della Marvel anni novanta. Il comic-book aveva come protagonista l’enigmatico Nathah Grey e le storie erano caratterizzate da atmosfere e situazioni insolite e fantascientifiche, inusuali per gli standard delle produzioni mutanti. In questa storia Jeph Loeb si concentra proprio sulla psicologia dello strampalato eroe, approfondendola in maniera magistrale e avvalendosi del tratto contorto e peculiare del bravo Steve Skroce.

Con Uncanny X-Men n. 381 Scott Lobdell ci racconta uno scontro tra gli eroi e l’animalesco Sabretooth. Un ruolo importante nella trama lo gioca Psylocke e i disegni sono di Joe Madureira che in quel periodo stava incominciando a farsi influenzare dallo stile dei manga, con risultati interessanti.

E’ di nuovo Jeph Loeb e firmare i testi del n. 55 di X-Force, comic-book che aveva sostituito quello dei Nuovi Mutanti. La squadra di Cable e compagni affronta lo Shield, in un contesto sci-fi e all action, reso graficamente in maniera impeccabile dall’abile Adam Pollina. C’è inoltre il n. 2 di Deadpool, scritto dall’incisivo Joe Kelly, che si diverte con l’umorismo nero e il sarcasmo in una vicenda che vede coinvolto il letale Taskmaster. Il tratto grottesco ma peculiare di Ed McGuinness ha il pregio di valorizzare lo script.

E il libro si chiude con il n. 64 di Cable, scritto da Joe Casey. L’autore opta per atmosfere violente e tragiche, con la presenza del perfido Apocalisse, e i disegni grezzi ma espressivi di José Ladronn rappresentano uno dei motivi di interesse principali dell’episodio.

Nel complesso, questo è un volume da tenere d’occhio e può incontrare il favore dei fan dell’universo mutante Marvel.

telegra_promo_mangaforever_2

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui