Nell’ambito fumettistico italiano si distingue Leviathan Labs, un collettivo di scrittori e disegnatori che un tempo avevano a che fare con la Book Maker Comics. In seguito hanno realizzato e promosso numerosi prodotti, collaborando anche con diverse case editrici statunitensi. Oggi collaborano attivamente con Double Shot e svariate etichette come Amigo Comics, Scout Comics e Action Lab, tra le altre. Ma non mancano fumetti pubblicati con il marchio Leviathan Labs.

Per esempio, è il caso di The Doomsday Machine. Finora sono usciti tre numeri e coloro che li leggeranno si accorgeranno che non si tratta di una proposta qualsiasi. Potremmo classificarla nel genere fantascientifico cyberpunk. D’altronde, non mancano riferimenti alle realtà virtuali e alle intelligenze artificiali, ma neanche elementi mutuati dalla science-fiction catastrofica. Le storie sono infatti ambientate in un futuro distopico e agghiacciante e i protagonisti delle varie avventure sono costretti, loro malgrado, a vivere in un contesto post-apocalittico.

The Doomsday Machine è una collana antologica priva di protagonisti ricorrenti e include episodi autoconclusivi firmati da autori sempre diversi. Ha, quindi, i pregi e i difetti delle antologie. Da un lato c’è molta varietà grafica e narrativa; dall’altro, il livello delle opere è discontinuo. Intendiamoci, tutti gli autori coinvolti sono a dir poco talentuosi, ma inevitabilmente alcuni emergono più di altri, e in fondo è inevitabile.

Nel primo numero, Alessio Landi ci propone la terrificante vicenda di una ragazza inseguita da mostruose creature cannibali con intenti preoccupanti. Scrive testi efficaci e riusciti, coadiuvato dal tratto volutamente grezzo e contorto del bravo Pierpaolo Putignano. Massimo Rosi, invece, si diverte a giocare con i concetti delle intelligenze artificiali e dei robot, ideando una trama influenzata forse dalla fiction di Arthur C. Clarke, valorizzata dai disegni fluidi ed eleganti di Alessandro Cosentino.

L’albo si conclude con Officina Infernale, uno degli artisti più trasgressivi e anti-convenzionali degli ultimi anni, che scrive e disegna una folle storia post-apocalittica degna di Warren Ellis che non sfigurerebbe in un albo della Vertigo dei tempi migliori. Grazie a testi dall’impostazione ballardiana e burroughsiana e disegni da brivido impreziositi da splendidi chiaroscuri, Officina Infernale ci dona un’opera graffiante che non può lasciare indifferente nessuno.

Il n. 2 si apre con una storia dai toni horror di Massimo Rosi che si concentra su situazioni claustrofobiche e destabilizzanti, ben visualizzate dal segno aggressivo non esente da influssi indie di Giulio Ferrara. Roy, invece, punta sull’ironia dai toni inquietanti, delineando una story-line incentrata su uno strano e futuribile campo di divertimenti, assistito dai disegni piacevolmente aspri di Vyles. E si finisce con Giovanni Barbieri che propone una storia drammatica e all action che mi ha fatto pensare ai migliori esiti creativi della fantascienza britannica di area 2000AD. I disegni sono dello straordinario Francesco Biagini che dà sfoggio di uno stile raffinato, impreziosito da stupendi giochi d’ombra.

Il n. 3, invece, inizia con una vicenda ideata da Mario di Stefano, influenzata dall’immaginario di pellicole stile Interceptor, caratterizzata da un ritmo narrativo incalzante e ben resa graficamente dall’incisivo Luigi Consolante. Paul Izzo punta su situazioni horror inserite in ambientazioni fantascientifiche e scrive testi sarcastici e divertenti, avvalendosi del talento di Mirko Fascelli. Ritorna poi Massimo Rosi con una storia cupa e disperata che sembra voler rievocare la gloriosa tradizione americana della Warren. I disegni dell’ottimo Ignazio Piacenti sono dotati di una plasticità indiscutibile.

Nel complesso, dunque, The Doomsday Machine è un esperimento che va tenuto d’occhio. Se volete, quindi, scoprire una nuova e interessante realtà fumettistica italiana, questa è la proposta editoriale che fa per voi.

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