Con l’episodio della scorsa settimana – la nostra recensione QUISwamp Thing, dopo un piccolo passaggio a vuoto, si era rimesso negli ottimi binari della prima parte di stagione concentrandosi da un lato su una componente procedural e dall’altra su una spiccatamente mistico-fumettistica.

Il dualismo fra lo sceriffo Cable e le macchinazioni di Sunderland avevano raggiunto il culmine con un attacco frontale dello stesso sceriffo al magnate che era miracolosamente sopravvissuto rifugiandosi nel cuore della palude. La caccia ad Holland era quindi sfumata e Sunderland aveva anche confessato di essere il padre del vice-sceriffo Matt Cable.

A Marais invece Maria Sunderland aveva approfittato dell’assenza del marito per concludere l’accordo con il misterioso Conclave Group ottenendo così cospicui finanziamenti e appoggi per proseguire la ricerca del dott. Woodrue.

Abby e Alec intanto si erano avventurati nel cuore della palude per scoprire il “male” più volte citato dallo stesso Alec. Lì Abby era riuscita a prendere un campione della vegetazione “malata” ma era stata anche attaccata dal “rot” e Alec aveva dovuto attingere a tutti i suoi poteri per salvarla.

Da qui riparte l’episodio di questa settimana, l’ottavo, intitolato Long Walk Home.

Avery Sunderland ferito ma salvo per miracolo si aggira per la palude in cerca della strada verso Marais. Ben presto le ferite lo portano al delirio rivivendo fra l’altro la morte del padre e un confronto con lo stesso sceriffo Cable. La salvezza arriva, insperata, da Alec Holland… il confronto fra i due è surreale con lo stesso Alec che spiega a Sunderland come anni di abusi hanno danneggiato la palude e lui potrebbe essere soltanto un agente dell’equilibrio.

Abby invece torna ad Atlanta per far analizzare dal CDC il campione del “rot”. La situazione però è cambiata e qualcuno non solo vuole impedirle di continuare le sue ricerche ma le chiede esplicitamente notizie di Alec e della creatura che è diventata.

Proprio Alec cade nella trappola tesa da un ristabilitosi Sunderland che insieme a Woodrue riescono a catturarlo…

Come accaduto con l’episodio della scorsa settimana anche Long Walk Home soffre di una prima parte eccessivamente decompressa in cui script e regia sperimentano con soluzioni da thriller psicologico di kubrickiana memoria.

La lunga parte in cui Avery ha le allucinazioni fa un po’ calare non solo l’attenzione dello spettatore ma toglie minuti preziosi sia alle vicende di Abby, liquidate in maniera veloce, che all’ottimo confronto fra lo stesso Sunderland e Alec che culmina con gli altrettanto ottimi minuti finali che sembrano essere propedeutici al rush finale rappresentato dagli ultimi due episodi.

Proprio i minuti finale sembrano inoltre indicare inequivocabilmente che purtroppo i riferimenti spiccatamente fumettistici – il green e il rot tanto per intenderci – rimarranno solo tali con una conclusione delle vicende più lineare in favore dei due villain che faticosamente si sono imposti, soprattutto negli ultimi episodi, come tali.

Da segnalare le furbe, nel senso più positivo del termine, scelte registiche della sequenza della cattura di Alec dapprima sottolineata sapientemente da un taglio molto cinematografico e poi “coreografata” di modo da nascondere eventuali limiti degli effetti speciali.

A questo punto non possiamo far altro che attendere i due episodi finali e tirare le somme sulla serie.

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