I 12 migliori film del 2018

Pubblicato il 15 Dicembre 2018 alle 09:00

Come ogni anno è arrivato il momento di tirare le somme: mentre la stagione dei premi si prepara ad entrare nel vivo, MangaForever elenca per i suoi lettori i migliori film usciti in Italia nel 2018.

A metà luglio ci eravamo seduti tutti insieme per fare il punto della situazione sulle pellicole uscite in Italia fino ad allora, con la promessa di ritrovarci di nuovo qui alle soglie dell’ultimo dell’anno per redigere una seconda lista, quella definitiva, dei migliori film del 2018.

Finalmente il momento tanto atteso è arrivato, e oggi siamo lieti di presentarvi la lista dei dodici film più belli dell’anno secondo MangaForever. Come al solito, si tratta di film usciti nel nostro Paese fra l’1 gennaio e il 31 dicembre 2018, ma da quest’anno abbiamo deciso di fuoriuscire dalla sala cinematografica e allargarci fino ad abbracciare anche il salotto di casa, e quindi film arrivati direttamente in home-video oppure in streaming on demand tramite i vari servizi disponibili in Italia.

Piccolo spoiler: nella lista sono presenti due film arrivati esclusivamente in streaming, e un altro distribuito soltanto per il mercato home-video.

Altro piccolo spoiler: a differenza dell’anno scorso, non c’è nessun ex aequo.

12. The Other Side of The Wind, di Orson Welles (2 novembre)

La storia della festa del compleanno del regista si alterna alla storia del film proiettato durante la festa, come una sorta di Decamerone filmico, ricostruito in stile found footage (ma quindi si può dire che questa intuizione Welles l’ha avuta con dieci anni di anticipo rispetto al Ruggero Deodato di Cannibal Holocaust?). Come in Quarto Potere, l’enorme figura del personaggio principale ci viene illustrata dai personaggi secondari, che si agitano all’ombra proiettata dal gigantesco ego di Hannaford (uno Huston che sembra un po’ se stesso, un po’ Ernest Hemingway, un po’ Welles e un po’ Fidel Castro) e si muovono febbricitanti come i paparazzi, i fan e i collaboratori di Guido Anselmi in . L’autore è il Dio del suo film, parla agli attori dando loro indicazioni come farebbe una divinità con i profeti che riescono a coglierne la presenza, ma quando si esce dal film per finire nella sua vita restano tante bugie, tanta invidia e parecchi rimpianti.

Recensione completa: The Other Side of the Wind

11. I Segreti di Wind River, di Taylor Sheridan (5 aprile)

“E’ un western dall’ambientazione innevata (come Il Grande Silenzio di Sergio CorbucciLa Belva di William Wellman) ed è interessante notare come Taylor Sheridan sfrutti l’ambientazione delle sue storie come metafora per il loro contesto: se la droga e la sete di denaro (Sicario ed Hell or High Water) venivano riassunte dall’afa, dal sole cocente e dal sudore, allora viene da se che i venti ghiacciati e i boschi sepolti dalla neve che fanno da sfondo a I Segreti di Wind River rappresentano la perdita e il lutto che gravano sui personaggi del film.”

Recensione completa: I Segreti di Wind River

10. Chiamami Col Tuo Nome, di Luca Guadagnino (25 gennaio)

“Non solo quello di Luca Guadagnino è uno dei film dell’anno, ma è anche uno dei film d’amore adolescenziale più belli degli ultimi tempi: attraversato da una dolcezza unica, un’eleganza squisita e atmosfere caldissime che mescolano l’erotismo di Bernardo Bertolucci con la pittura di Pierre-Auguste RenoirChiamami Col Tuo Nome è un capolavoro di emozioni e sensualità capace di rapire i sensi dello spettatore e trascinarli indietro nell’adolescenza, nell’estate della vita.”

Recensione completa: Chiamami col tuo Nome

09. Annientamento, di Alex Garland (12 marzo)

C’è da mettere subito in chiaro che, nonostante qui la visione di Garland sia ancora più allargata e ambiziosa rispetto all’intimista Ex Machina, il talento straripante di questo straordinario autore permette ad Annientamento di arrivare a toccare vette elevatissime per il genere, vette che erano rimaste inviolate per parecchi anni: probabilmente un capolavoro, sicuramente un instant-cult, il secondo film di Alex Garland è il frutto dell’inspiegabile e irripetibile unione a tre fra il Kubrick di 2001: Odissea nello Spazio, il Coppola di Apocalypse Now e l’Andrej Tarkovskij di Solaris. Se questi tre capolavori assoluti della storia del cinema potessero partorire in qualche modo sconosciuto e alieno un figlio di celluloide, quel figlio sarebbe Annientamento.

Recensione completa: Annientamento

08. A Star Is Born, di Bradley Cooper (11 ottobre)

A Star Is Born di Bradley Cooper è il film assemblato per piacere, è il film che unisce due star che piacciono e che ci piace che ci piacciano, è il film di cui tutti devono parlare perché è bello parlarne; è il film per chi non ha mai visto uno dei precedenti A Star Is Born, è il film per chi li ha visti e li ha amati e ne vuole ancora, è il film che inizia e finisce e vive e muore con la coppia protagonista, che li segue costantemente e si innamora del loro innamorarsi, che cerca l’emozione e la trova e la dà, che mescola il fascino di una vita al massimo alle ombra che ne conseguono, che esalta un vecchio tipo di cinema ma lo fa usando le miglior sofisticatezza moderna.

Recensione completa: A Star Is Born

07. First Reformed, di Paul Schrader (9 ottobre)

“Oltre ad essere un grandissimo regista e un magnifico sceneggiatore, infatti, Paul Schrader è prima di tutto un invidiabile critico cinematografico e un appassionato studioso di questa arte: come Olivier Assayas e Quentin Tarantino è non solo pienamente consapevole di quale sia il tipo di cinema che ambisce a realizzare, ma soprattutto conosce i meccanismi da utilizzare per omaggiare quel tipo di cinema all’interno delle proprie opere senza necessariamente copiarle spudoratamente. In First Reformed la mano dei suoi registi preferiti è sia ben nascosta che chiarissima, dalle immagini evocative di Andrei Tarkovsky ai temi narrativi cari ad Ingmar Bergman, passando ovviamente per il minimalismo del suo idolo Robert Bresson.”

Recensione completa: First Reformed

06. Avengers: Infinity War, di Anthony e Joe Russo (25 aprile)

“Tra Le Due Torri e L’Impero Colpisce Ancora, il diciannovesimo film dell’operazione cinematografica commerciale più geniale e avveniristica di tutti i tempi, Avengers: Infinity War di Anthony e Joe Russo è un capolavoro pop di proporzioni epiche: il film, epilogo dei primi dieci anni del Marvel Cinematic Universe, riesce a sembrare non la diretta conseguenza del successo dei diciotto capitoli che l’hanno preceduto, ma la linea del traguardo di quei capitoli, come se non fosse stato semplicemente orchestrato e poi assemblato strada facendo, ma come se già dai tempi del primo Iron Man di Jon Favreau in casa Marvel sapevano dove volevano andare a parare. E volevano arrivare qui: all’Infinito.”

Recensione completa: Avengers: Infinity War

05. La Ballata di Buster Scruggs, di Joel & Ethan Coen (16 novembre)

E quindi come Orson Welles con Moby Dick ebbe l’idea di girare un film riprendendosi mentre leggeva al suo pubblico l’omonimo romanzo di Herman Melville, gli autori di Fargo, Non E’ Un Paese Per Vecchi, Arizona Junior e tanti altri ancora, hanno deciso di tirare il fiato, mettersi a sedere sulla loro poltrona preferita, prendere un libro dal loro scaffale delle idee e leggerci sei piccole storie firmate da loro a proposito del Selvaggio West e della natura umana.

E’ questa l’idea alla base de La Ballata di Buster Scruggs, il piacere del racconto, la gioia dell’atto del raccontare, la passione per il cinema e soprattutto il disprezzo incommensurabile per ogni aspetto dell’umanità, brutta, avida, idiota, quasi sempre sfortunata e sempre e comunque degna di derisione.”

Recensione completa: La Ballata di Buster Scruggs

04. Mission: Impossible – Fallout, di Christopher McQuarrie (29 agosto)

“Il film non ha molto da dire a livello tematico, ma quando un prodotto audio-visivo è girato in questa maniera non deve dire altro. Raramente l’arte cinematografica ha usato degli effetti pratici in modo così efficace, sorprendente e sbalorditivo: che si tratti del lunghissimo inseguimento in moto per le strade di Parigi, o del salto da un’aereo in volo da oltre 25.000 piedi girato in long-take (e ripreso grazie al fotografo aereo Craig O’Brien, con un obiettivo IMAX legato al casco) o del folle inseguimento in elicottero ripreso in tempo reale (lo script prevede un countdown di 15 minuti, e il montaggio di quella determinata scena dura 15 minuti) semplicemente Mission: Impossible – Fallout fa cose che nessun altro film ha mai fatto prima, in special modo nella maniera in cui protagonista e attore diventano la medesima cosa: Ethan Hunt rischia la vita come Tom Cruise rischia la vita; lo fanno per ragioni diverse (Hunt deve salvare il mondo, Cruise è semplicemente un folle che probabilmente morirà sul set di Mission:Impossible 125) ma il risultato è ugualmente spettacolare.”

Recensione completa: Mission: Impossible – Fallout

03. First Man – Il Primo Uomo, di Damien Chazelle (31 ottobre)

E’ un crescendo assoluto, il film, che sale e sale e sale verso la Luna, costantemente verso la Luna: la sfida è ambizioso, farci provare ansia nei confronti di una missione impossibile che noi sappiamo possibilissima perché riuscita anni fa, ma Chazelle ne è consapevole e per questo quando può sottolinea tutte le difficoltà di un viaggio che, messe a confronto le tecnologie di ieri con quelle di oggi, sembra ancora più affascinante ed estremo.

E quindi arriviamo a quel 20 luglio del 1969 dove tutta la tensione accumulata nei minuti precedenti viene rilasciata in una sequenza da brividi, che è un po’ 2001: Odissea nello Spazio nel momento di mostrare il volo delle navicelle e un po’ The Martian quando si tratta di mettere in scena il territorio extraterrestre. Ma di nuovo, il fatto che Chazelle non sgrammatichi mai dal linguaggio visivo stabilito da Stanley Kubrick nel ’68 (un anno prima del lancio dell’Apollo 11, pensate un po’) non sminuisce mai Il Primo Uomo: semmai ci ricorda quanto il cinema di oggi debba ancora a quel capolavoro immenso, che Chazelle omaggia con amore e soprattutto, a differenza di altri, con grande umiltà.

Recensione completa: First Man – Il Primo Uomo

02. Il Filo Nascosto, di Paul Thomas Anderson (22 febbraio)

Il Filo Nascosto rappresenta una perfetta chiusa della poetica del cinema di Paul Thomas Anderson nel XXI secolo: se il cineasta losangelino ci aveva raccontato della ricerca dell’amore e della pace interiore nella vita di coppia in Ubriaco d’Amore, se ci aveva spiegato la ricerca del potere e la bramosia capitalista ne Il Petrolierese ci aveva delineato gli effetti dell’amore negato sull’anima umana (e soprattutto sulla psiche) in The MasterIl Filo Nascosto lega con precisione sartoriale (il gioco di parole era d’obbligo) tutti gli argomenti dei film precedenti, ma allo stesso tempo se ne distacca notevolmente assumendo toni da romanzo gotico (c’è un po’ di Jane Eyre), da thriller hitchcockiano (c’è anche un po’ di Rebecca – La prima moglie), da mèlo intrigante, seducente, sinuoso e insinuante.”

Recensione completa: Il Filo Nascosto

01. ROMA, di Alfonso Cuaron (3 dicembre)

“E’ un film sacro, ROMA di Alfonso Cuaron. Un film sacro.

E’ sacro non solo a livello di opera d’arte, ma soprattutto nella maniera in cui tenta (riuscendo) di resuscitare un’epoca oltre che passata addirittura superata – anagraficamente e cinematograficamente – traslitterandola nella modernità. Lo fa anche in maniera coraggiosa, molto coraggiosa, e perfino un po’ provocatoria: riportare in vita un modo di fare cinema che non esiste più, che è andato perduto, attraverso un sistema (Netflix) che a detta di molti sta uccidendo quegli ultimi sprazzi di fascino che quel cinema – datato, lontano, quasi mitologico – ha fatto arrivare fino a noi.

E per quanto quest’idea possa sembrare anacronistica, irrealizzabile, arcaica e anche un po’ invasata, miracolosamente – ma ogni cosa sacra del resto è riconducibile ai miracoli – riesce sotto ogni aspetto: il trend del rivangare, a colpi di nostalgia, i tanto celebrati anni ’80 (fautori di quella cultura pop che oggi fagocitiamo ogni giorno, sotto salse che sembrano sempre diverse ma in realtà sono sempre uguali), Cuaron lo applica all’arte cinematografica, ai dettami delle correnti artistiche che più di tutte hanno influenzato il cinema moderno dal dopo guerra in poi.

Fosse uscita negli anni ’60, quest’opera, oggi sarebbe uno dei capisaldi del cinema mondiale. Cuaron sarebbe accostato al neorealismo italiano, a Federico Fellini, come J.J. Abrams è stato associato a Steven Spielberg e Stranger Things a Stephen King. Ma qui, a differenza delle odierne imitazioni pop di fenomeni pop di trenta, quarant’anni fa, Cuaron non imita mai: semmai ripropone dal suo punto di vista, che però si fa universale.”

Recensione completa: ROMA

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