Corto Maltese: Leopardi – Recensione

Pubblicato il 13 Marzo 2012 alle 10:03

Nell’ultima avventura africana de “Le Etiopiche” Corto Maltese si allea con gli uomini-leopardo, membri di una pericolosa e misteriosa organizzazione, per ottenere vendetta.

Corto Maltese
Leopardi

Autore: H. Pratt
Casa Editrice: Rizzoli Lizard
Provenienza: Italia
Prezzo: 3,80 €
Data di pubblicazione: 2000

Siamo nel 1918, la Grande Guerra in Europa sta per finire, mentre in Africa continua tranquillamente, come ha modo di sottolineare Hugo Pratt in apertura del quarto e ultimo albo del romanzo a fumetti “Le Etiopiche”. Salutato Cush, Corto Maltese si trova ora in Tanzania insieme al tenente Tenton e al capitano Mac Gragor. Il marinaio incontra anche degli strani uomini mascherati, che apprende essere i pericolosi uomini-leopardo.

Proprio gli uomini-leopardo sono al centro della rischiosa avventura che Corto Maltese vivrà nei suoi ultimi giorni di permanenza in Africa. Ma chi sono questi uomini? Si tratta dell’incarnazione della giustizia africana, una sorta di polizia continentale che si occupa dei crimini degli africani e contro gli africani. Un aspetto affascinante e misterioso di un continente altrettanto bello ed enigmatico, che inutilmente gli occidentali cercano di interpretare secondo propri schemi.

In “Leopardi” Corto Maltese finisce per entrare a stretto contatto con questa associazione, diventando fratello di sangue di Brukoy, un valoroso combattente che egli affiancherà per vendicare Slüter, un povero e ingenuo capitano di corvetta tedesco ucciso dall’infido sergente Saxon. Il fascinoso personaggi figlio della penna di Hugo Pratt otterrà vendetta, ma se la vedrà brutta: resterà in coma per una settimana. Al risveglio, poi, riceve notizia della sua possibile condanna a morte per aver agito senza tener conto della Royal African Police. Ma Corto se la cava anche stavolta: il suo fratello di sangue Brukoy gli lascia una zampa di leopardo, che significa che gli omini-leopardo vogliono ucciderlo, quindi il marinaio viene lasciato libero di fuggire dal paese.

Ancora una volta Hugo Pratt cerca di disegnare l’incontro-scontro tra due diverse civiltà, quella europea e quella africana. Civiltà e mentalità diverse, come si vede, ad esempio, dalla critica che Corto riversa al rito del mescolamento del sangue, ma anche apparentate sotto certi aspetti, se è vero che bianchi e neri sono anche capaci di combattere insieme. Del resto, non è bianca e nera anche la zebra, uno degli animali simbolo del Continente Nero, la cui raffigurazione non a caso apre l’albo in questione?

Un albo, quest’ultimo de “Le Etiopiche”, che si segnala ancora una volta per il sarcasmo di Corto, ma anche per il suo modo romantico di intendere la vita, per gli splendidi disegni di Pratt, capace di spaziare dalle camere di degenza ai campi aperti affollati da animali, dal blu del mare, che finalmente fa la propria comparsa nel romanzo, al nero della dimensione del coma. Senza dimenticare segni di continuità con le storie precedenti, come si vede dalla citazione evangelica che ricorda un po’ quelle coraniche del terribile Cush.

Voto: 8.5

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