Briggs Land Vol. 2: Lupi Solitari | Recensione

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Torniamo nella terra dei Briggs per scoprire come evolve lo scontro tra il Governo americano e gli abitanti di Briggs Land, guidati dalla forte Grace

Nel primo volume abbiamo conosciuto i Briggs, una famiglia che nel sud degli Stati Uniti ha fondato una comunità che rifiuta l’autorità del governo e ottiene i mezzi per mantenere la propria indipendenza attraverso imprese criminali e guerriglia. Ma quando il capofamiglia Jim finisce in carcere, a governare la comunità troviamo la matriarca, Grace, ed i suoi tre figli, molti diversi  tra loro e con obiettivi molto distanti. Ma la cattura di Jim mette tutta la comunità al centro delle indagini dell’FBI, con il rischio che la comunità stessa si sfaldi e decreti la sua stessa fine.

In questo volume Grace si trova ad affrontare una trattativa con il Governo americano, che attacca la tenuta e rischia di far decollare la crisi, che per ora sembra bloccata da entrambe le parti che non vogliono prendersi il rischio della prima mossa. Nel frattempo Isaac deve risolvere una potenzialmente pericolosa situazione di rischio che vede protagonisti due escursionisti che hanno inconsapevolmente valicato i confini di Briggs Land. Nella seconda storia (per i disegni di Vanesa R. Del Rey) invece ci troviamo alle prese con una situazione di vita quotidiana, che ha per protagonista una giovane ragazza della comunità. Questa volta Abbie Briggs si trova a dover avere a che fare con la vita di tutti i giorni della sua gente e, uscendo dalla Comunità, dovrà anche affrontare il suo passato. Se Caleb aveva fatto la sua bella impressione nel primo volume (ma purtroppo qui appare poco) sembra che dei tre fratelli Noah sia invece quello ad oggi ancora un po’ in ombra.

Completa il volume una storia extra, che temporalmente si situa tra i capitoli due e tre di Briggs Land: Contro lo Stato: mentre ai testi troviamo sempre Brian Wood, ai disegni troviamo l’italiano Werther Dell’Edera. Qui vediamo il tentativo di Grace di eliminare tutti quelli rimasti fedeli a suo marito (e che, di conseguenza, contestano la sua autorità), cercando quindi di consolidare il proprio potere e la propria autorità.

Anche in questo volume i personaggi sono dunque il punto forte della storia: oltre alla matriarca Grace, che risultava già ben caratterizzata nel primo volume e che qui dimostra di essere diventata una cosa sola con la sua comunità, Isaac diventa protagonista nella prima storia, raccontado un po’ del suo passato in Afghanistan e dimostrando le sue capacità acquisite sui campi di battaglia.

I personaggi continuano allora ad essere credibili, sospesi in quella fascia grigia che non li fa apparire eccessivamente stereotipati nè eccessivamente sempre ancorati ai loro valori.

Relativamente alla sceneggiatura non posso che confermare tuti i pregi che ho sottolineato per il primo volume: Wood ha creato un’opera con dialoghi asciutti, ma credibili, e che, soprattutto, invoglia a continuare la lettura per scoprirne l’epilogo.

Mack Chater conferma la sua costruzione delle tavole ispirata ad uno show televisivo. I personaggi sono ben definiti e imponenti nelle tavole, anche se nella realizzazione dei visi a mio parere non riesce sempre a esprimerne l’espressività. Fanno un buon lavoro anche Vanesa R. Del Rey (Spider-Women) e Werther Dell’Edera (Il Corvo: Memento Mori), che esalta l’azione con la costruzione delle sue tavole. Ottimo l’uso dei colori di Lee Loughridge.

 

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