Il manga di culto del maestro Masamune Shirow, da cui il regista Mamoru Oshii ha tratto l’acclamato anime film del 1995, torna disponibile nelle fumetterie e librerie italiane in una nuova edizione riveduta e corretta: siete pronti a (re)immergervi nella rete insieme al Maggiore Motoko Kusanagi sulle tracce del Marionettista?!

Serializzato in Giappone tra il 1989 e il 1991 come Koukaku Kidoutai: The Ghost in the Shell (Squadra Mobile Corazzata Offensiva: The Ghost in the Shell), quello che sarebbe diventato il manga di culto del maestro Masamune Shirow debutta con il titolo Squadra Speciale Ghost nelle edicole italiane nel Luglio del 1992 tenendo a battesimo la gloriosa rivista Kappa Magazine con cui Edizioni Star Comics, fino ad allora specializzata in fumetti americani, inizia la sua fortunatissima avventura con il fumetto giapponese.

Nei mesi a seguire altre opere del maestro Shirow si affacciano nelle edicole italiane, prima coi monografici di Black Magic e Dominion, e poi con i capitoli di Appleseed all’interno del mensile Zero — tutte pubblicazioni a cura della defunta Granata Press.

Nel Giugno del 2004 Squadra Speciale Ghost viene presentato per la prima volta raccolta in volume, con il titolo Ghost in the Shell e con il senso di lettura originale giapponese, all’interno della testata Storie di Kappa; a quel volume fanno seguito gli attesissimi inediti Ghost in the Shell 1.5: Human Error Processor e Ghost in the Shell 2: ManMachine Interface.

Arriviamo quindi allo scorso mese di Ottobre 2017 quando The Ghost in the Shell ritorna nelle fumetterie e nelle librerie non con una semplice ristampa della precedente edizione in volume, ormai di difficile reperibilità, ma con una nuova pubblicazione riveduta e corretta.

La traduzione dei testi di Rie Zushi e il loro adattamento a cura di Andrea Baricordi, risalenti a 25 anni prima ma comunque generalmente corretti, vengono in questa nuova edizione usati come base di partenza per le correzioni e le precisazioni apportate dalla traduttrice Alice Settembrini e dall’adattatore Gabriele Zobele.

Il risultato è un testo sicuramente più preciso e più ricco di particolari, non legato dalle costrizioni del lettering manuale delle precedenti edizioni, e quindi in grado di non tagliare linee di testo o riadattare i fitti dialoghi originali per farli stare nei confini dei baloon.

Tra gli esempi di correzione quella che salta di più all’occhio è l’uso di Sezione 9 al posto di Nona Sezione (e così anche per le restanti Sezioni, anche se in un paio di occasioni emerge il “refuso” Nona Sezione); ma anche (le invero poche) ingenuità nella terminologia più specifica vengono corrette e così il genetico “mimi” delle precedenti edizioni viene sistemato in “memi”.

Le incongruenze tra le edizioni non sono numerose, ma significative: basti pensare alla differenza di significato dei dialoghi dell’ultima pagina per poter apprezzare il lodevole lavoro di revisione apportato in questa nuova edizione, dove anche un baloon nel capitolo 9 che nel vecchio volume risultava invertito è stato corretto.

Un altro punto a favore di questa edizione è la scelta di non adattare graficamente le onomatopee, che quindi risultano tradotte accanto in piccolo; gli appassionati dell’arte del maestro Shirow non potranno non apprezzare una decisione che interviene il meno invasivamente possibile sulle tavole originali — visto pure quanto disegno veniva coperto nelle precedenti edizioni dai suoni italiani.

Per quanto riguarda la stampa si compie sicuramente un sensibile passo avanti nella definizione e nella resa, derivante da materiali digitali più recenti; unico neo la resa sfocata di alcune tavole a colori (anche qui stampate sulla stessa carta non lucida del bianco e nero), non all’altezza della qualità generale del volume.

Visti i miglioramenti apportati alle edizioni precedenti ci sentiamo di consigliare The Ghost in the Shell Nuova Edizione anche ai possessori di una delle pubblicazioni degli scorsi decenni; mentre per chi non ha mai letto l’opera è la migliore veste al momento possibile per scoprirla, magari sull’onda della curiosità suscitata dalla visione degli anime o del film hollywoodiano.

Contenutisticamente parlando The Ghost in the Shell, a quasi 30 anni dalla prima pubblicazione giapponese, mantiene intatto tutto il suo valore pionieristico nella costruzione degli scenari fantapolitici e tecnologici di una società altamente informatizzata che mina l’identità individuale dell’essere umano.

Una lettura complessa, ad alta densità di informazioni, stratificata e godibile su più livelli — dall’azione da thriller poliziesco tecnologico “all’americana”, alle riflessioni esistenziali del maggiore Kusanagi, alle problematiche sociali (anche derivanti dai flussi migratori clandestini e il loro sfruttamento), alle più complesse teorie sulla conservazione e l’evoluzione dei sistemi c’è veramente pane per i denti di un bacino di lettori più ampio di quello che a prima vista potrebbe sembrare.

Per quanto non mi piaccia la definizione imperativa di fumetto che “va letto” almeno una volta nella propria vita, The Ghost in the Shell rientra proprio in questa categoria; ma è anche un manga assolutamente stimolante che a ogni lettura ulteriore regala nuovi dettagli e fa scoprire significati non immediatamente colti.

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