Il Maestro ha risposto alle domande di MangaForever durante l’edizione 2017 del Lucca Comics And Games.

Un nome, una garanzia: Claudio Villa ha portato alto il nome della casa editrice milanese firmando le copertine (e non solo) dei personaggi più conosciuti da Martin Mystère passando per Dylan Dog fino a l’intramontabile Tex Willer.

Il suo tratto, riconoscibilissimo, campeggia da anni sulle vetrine delle edicole di tutta Italia e anche all’estero, dove la sua arte viene apprezzata così come in patria. È stato ospite dell’ultima edizione del Lucca Comics & Games sia allo stand Sergio Bonelli Editore, con il suo portfolio, che allo stand Round Robin, dove ha disegnato la copertina di Michelangelo – La parete perfetta (di Giuseppe Cesaro e Giuseppe Guida).

Durante l’impegnativa kermesse toscana, abbiamo avuto modo di rivolgere qualche domanda sulla sua incredibile carriera.


MF: Grazie per la disponibilità! Ha alle spalle molti anni di carriera e molte testate presso le quali ha disegnato. A quale dei suoi personaggi è più affezionato?

CV: Tutti quelli che ho disegnato occupano un posto speciale. Non sono molti e non ci vuole “tanto spazio” per accoglierli. Ma istintivamente mi viene da rispondere “Martin Mystere”, il primo che ho disegnato in Bonelli. Il “battesimo” con il vero fumetto.

MF: Martin Mystere, Dylan Dog e Tex: tre personaggi così differenti. Come nascono dalla matita di Claudio Villa?

CV: Partendo dal rispetto delle caratteristiche di ognuno e cercando di dare spessore realistico a tutti. Facile a dirsi, un po’ meno quando ti ci metti. Tex in particolare è frutto di una “ricetta” molto articolata. Non ha una caratteristica, un particolare unico, che lo rende riconoscibile. Lo si riconosce da un insieme di particolari che vanno tutti curati attentamente. Altrimenti “non è Tex”.

MF: C’è un personaggio che avrebbe sempre voluto disegnare?
CV: Batman.

MF: Invece c’è un personaggio dei fumetti a cui avrebbe voluto dare i natali?

Non c’è. Mi spiego: per me non è importante “dare i natali” ad un personaggio, ma riuscire a farlo vivere sulla carta. E’ una sorta di rinascita e ogni disegnatore ha questa opportunità quando si trova a disegnare. Ogni volta che si disegna un personaggio “lo si fa nascere”.

MF: Che differenze d’impostazione e di tempistiche ci sono tra la lavorazione a una copertina e la lavorazione a un albo?

CV: La differenza di tempo è evidentemente data dal numero di tavole di cui è composta una storia. Una tavola prende un paio di giorni al disegnatore. Per la copertina il discorso è molto diverso per la funzione che deve avere il disegno da copertina.

E’ necessario che sia una scena che racconti, ma senza svelare; che interessi, ma senza troppi elementi; che sia leggibile, inquadrata in modo che sia accattivante. La luce, l’inquadratura, la postura dei personaggi sono tutti elementi che vanno curati moltissimo in una copertina, che è la vetrina del fumetto. E’ la prima immagine che il lettore vede e potrà fare la differenza se comprare o meno l’albo. Per questo progettare e disegnare una copertina prende più tempo rispetto ad una tavola di fumetto.

MF: Qual è l’autore con cui si è trovato più a tuo agio finora? C’è qualcuno in particolare con cui vorrebbe o avrebbe voluto collaborare (anche autori scomparsi)?

CV: Il compito di un disegnatore di fumetti è quello di “fare squadra” con lo sceneggiatore. Se ci si capisce, se ci si viene incontro, il risultato è più efficace.

Ho lavorato con Alfredo Castelli, Tiziano Sclavi, G.L. Bonelli, Nizzi, Tito Faraci e Mauro Boselli. Ognuno di loro ha il suo stile e il suo proprio modo di sceneggiare e di rapportarsi con il disegnatore. Siamo accomunati dall’incanto verso il mondo delle nuvole parlanti e quindi siamo tutti una sorta di “famiglia”.

Posso dire che mi ha colpito la libertà che lascia Castelli alla regia del disegnatore. La cura con cui Sclavi descrive la scena da disegnare, così come fa anche Nizzi, ma Sclavi parte dall’immagine. Faraci fa di tutto per mettere il disegnatore a suo agio. Boselli è una pila atomica. Scrive come G.L. Bonelli, ma senza i disegnini sulla sceneggiatura, lui mette solo le indicazioni di dove va il movimento dei personaggi e sa costruire situazioni molto complicate e interessanti senza cadute di ritmo.
Innamorato delle storie di Ken Parker, mi sono sempre chiesto come sarebbe lavorare con Berardi
E anche Manfredi è uno sceneggiatore con cui mi piacerebbe lavorare.

MF: Parliamo di Claudio Villa lettore. Quali sono i suoi fumetti preferiti?

CV: Leggo sempre più raramente, ma quando trovo qualcosa di bello me ne innamoro e ci ritorno su. Così mi ritrovo a rileggere per l’ennesima volta Sulle piste del nord (sì, proprio Tex), una storia capolavoro sceneggiata da G.L. Bonelli e disegnata magistralmente da Giovanni Ticci. Poi alcune storie di Mister No scritte da Sergio Bonelli I cacciatori di teste e da Sclavi Ombre Rosse, entrambe disegnate dal grande Roberto Diso. Poi The Dark Knight returns il capolavoro di Frank Miller, Batman year one, la saga di Devil con la sua caduta e rinascita sempre opera di Miller. Kingdom Come di Mark Waid e disegnata da Alex Ross: lucida e profetica visione dei tempi che stiamo vivendo.
E per ultimo mi sta appassionando la saga di Michel Vaillant, una passione che ho da sempre e che ora prende nuove energie dalla efficace gestione del personaggio che stanno portando avanti gli autori.

MF: Quale tra gli autori contemporanei italiani ritiene più talentuoso? E quale autore straniero?

CV: Ce ne sono così tanti che farei un elenco che alla fine stancherebbe. I livello di qualità si è alzato incredibilmente e si vedono cose da cui imparare ogni giorno. Diciamo che io prediligo il tratto realistico, ma un fumetto non è solo “bel disegno”, è anche “atmosfera” e alcuni colleghi sanno acchiappare l’atmosfera romantica, epica, poetica, avventurosa con stili personali che diventano affascinanti. E io ci vado a scuola ad imparare.

MF: Invece che opinione ha dei webcomics?

CV: Sono comunque un modo per raccontare storie. Il web offre opportunità che la carta non ha e andrebbero sfruttate. Ma il piacere di avere tra le mani un albo da sfogliare, assaporare l’odore dell’inchiostro di stampa, leggendo magari alla luce di una candela in una baita di montagna un fumetto con una bella storia non ha paragone.

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