Starting Point 16: Passeggeri dal Sottosuolo (+ Contest!)

Pubblicato il 21 Novembre 2011 alle 14:27

Prima di iniziare questo numero ospita un piccolo contest: per chi indovina per primo il triplice riferimento del titolo dell’articolo scrivendo la soluzione in un commento c’è in palio il numero zero di “The Passenger”.

Questa puntata di “Starting Point” è una di quelle che ho scritto con più entusiasmo e sicuramente quella che mi ha dato più soddisfazione, potervi parlare del lavoro di “Passenger Press” è infatti un piacere ed una sfida allo stesso tempo. Un piacere perché i loro sono tutti prodotti ottimi e dotati di una cura editoriale che in tante case editrici, anche molto più grandi di loro, si riscontra raramente, una sfida perché le loro opere portano avanti un discorso sul media fumetto e, più in generale, sul concetto stesso di Libro e di “narrazione per immagini” che va ben oltre le sole storie.

Il viaggio del “Passeggero” comincia nel 2007 quando Christian G. Marra (fumettista, ex-assistente di Paolo Bacilieri e storyboarder per importanti case di produzione cinematografica e pubblicitaria) si inventa un logo strepitoso (un astronauta con trolley e bassotto al seguito) e decide di dare alle stampe un antologico, “The Passenger”, che segna la nascita della “Passenger Press”. “The Passenger” viene impostato come una sorta di crossover tra cinema e fumetto, un laboratorio in cui, senza limitazione alcuna, registi e sceneggiatori cinematografici si confrontano col fumetto vedendo le loro idee messe su carta da fumettisti, pittori, graphic designer e street artist talentuosi e non sufficientemente valorizzati nel nostro paese.

All’antologico, di cui nel 2009 viene realizzato uno speciale di cui parlerò ampiamente, vengono da subito affiancate pubblicazioni “monografiche” come “Io è Giacomo Leopardi / Kurt Cobaine Cherie” di Saverio Montella che fa da apripista ad opere come i “Cahier” dedicati alle illustrazioni di artisti come Yan Wei o Alexis Ziritt, il gigantesco “The Hunted” di Eric Bonhomme o il tris di proposte presentato alla recente Lucca Comics: “Cactus Boy” di Christian G. Marra, “You Won‘t Like It” di Marco Andreoletti e “Il Ritratto” di Luca Conca e Giorgio Giacconi.

Nel 2009 Andreoletti (fumettista, mood board designer ed addetto alla comunicazione in un atelier, oltre che anima dell‘ottimo blog “Evil Monkey Says”) si affianca a Marra in qualità di Direttore Artistico, portando in Passenger tutto il suo amore per il cinema e per l’Underground “old school” (quello delle fanzine fotocopiate e piene di “idee grezze e belle ruvide e di robaccia fetente e puzzolente“ come ben descrive lo stesso Andreoletti) ottimamente rappresentati da “You Won‘t Like It” e da “Bizzarro Magazine”, rivista contenitore dedicata al cinema e realizzata in collaborazione con i ragazzi di “Laboratorio Bizzarro”.

Oltre alle pubblicazioni letterarie “Passenger Press” ha realizzato una serie di poster (potete vederne alcuni in fondo a questo post) che propongono il loro logo come protagonista di locandine di film come “Kill Bill”, “1997 Fuga da New York” o “Forrest Gump” ed ha avviato una collaborazione con il marchio di abbigliamento “55dsl”, che vanta, tra gli altri, collaborazioni con Coca Cola o Adidas e una diffusione a livello mondiale.

All’analisi dei prodotti a marchio “Passenger Press” che trovate qui sotto segue, in un altro articolo, una lunga ed estremamente interessante intervista alle due anime di “Passenger”: Christian G. Marra e Marco Andreoletti che vi consiglio di non perdere! Mi raccomando che vi aspetto per i commenti!

Opere antologiche:

Cominciamo con questo tipo di opere perché è proprio nella produzione antologica di “Passenger Press” che se ne può cogliere appieno sia la linea editoriale, che trova nel cinema il filo conduttore, sia la grande attenzione alla “forma”.

The Passenger: La rivista ammiraglia di “Passenger Press” nasce come idea per un gadget destinato ad una casa di produzione pubblicitaria, tramontata questa possibilità, che dà vita ad un numero -1 della rivista non pubblicabile perché vincolato da diritti, Christian G. Marra opta per l’autoproduzione e nel 2007 dà alle stampe il numero 0. “The Passenger” si contraddistingue da subito per la grande cura editoriale e l’ottimo rapporto qualità prezzo, stiamo parlando di un brossurato da quasi 90 pagine (il numero 2 ne ha addirittura 104) di grande formato (21×29 cm.) a soli 10€, ed ospita grandi nomi ed artisti emergenti del cinema e del fumetto internazionale, liberi di esprimersi senza vincoli. Vediamo adesso nel dettaglio alcune storie e nomi presenti nei tre numeri della rivista finora pubblicati (cliccando sul numero trovate il link ad un‘ampia preview di ogni uscita):

Nr. 0 (2007): del numero di esordio vanno assolutamente segnalate le opere di Christian G. Marra “Fuck You Hollywood!”, divertente storia disegnata con un stile che ricorda da una parte Bacilieri (di cui l‘autore è stato assistente) e dall’altra Dave Sim (“Cerebus”), nata all’ultimo momento per riempire un buco generato dalla defezione di un regista hollywoodiano racconta proprio la vicenda di questo fumetto che si doveva fare e non si è fatto; “Thisbe” di Kene Illegems (web designer e regista belga autore di cortometraggi, video musicali e spot pubblicitari) e Alessandro Baronciani (“Una Storia a Fumetti”, nato come fumetto “per corrispondenza”, “Quando Tutto Diventò Blu”, “Le Ragazze nello Studio di Munari”), Baronciani interpreta al meglio la storia non limitandosi a trasporla su carta ma presentandocela come se fosse uno spot per un film a venire, interrompendosi proprio nel momento in cui iniziano le riprese; meritano una citazione anche “Psie Pole” di Lech Majewsy (regista e poeta polacco) e Saverio Montella (“Oylem Goylem”, “Io è Giacomo Leopardi”), sorta di poesia commentata tramite fotogrammi, lo “storyboard” di “Bar” di Luca Merli (regista di spot pubblicitari e video musicali tra cui “Amorematico” dei Subsonica e “Catalessi” di Caparezza) e Terhi Ekebom (fumettista finlandese conosciuto in Italia per “Stella di Natale”, pubblicato dal “CFAPaz” nel 2004) e le stupende tavole di Luca Conca (pittore e autore de “Il Ritratto”) per “MalOcchio” su testi di Roberto Badò (regista di spot pubblicitari).

 

Nr.1 (2008): in questo numero spiccano il ritorno di Luca Merli con “L‘orso e l‘ape”, bella storia muta disegnata da Lucia Mattioli (illustratrice della cui bravura potete farvi un‘idea sul suo blog) in cui le uniche parole presenti appaiono come scritte su un quaderno o “incise” nel paesaggio; il racconto onirico con suggestioni escheriane “Il Cono di Luce” di Marcello Cesena (regista tra le altre cose de “Il Cosmo sul Comò” di Aldo, Giovanni e Giacomo e comico, suo il personaggio di Jean-Claude in “Sensualità a Corte”) e Lorenzo Morabito (fotografo, illustratore e insegnante di storia dell‘arte); altra ottima prova per Luca Conca, stavolta su “Evoluzione” scritto da Laura Chiossone (regista di spot commerciali e video musicali per artisti come Marlene Kuntz, Morgan, Mondo Marcio e altri); da menzionare “Un Consiglio”, storia muta di Riccardo Paoletti (regista) e Marina Munoz (disegnatrice argentina) e il fumetto/gioco “The Passenger Special Race: Tira i Dadi” di Carmelo Calderone (“Fondo di Magazzino” edito da “001 edizioni”) e Christian G. Marra.

 

Nr. 2 (2009): questo è, a mio avviso, il numero migliore, aumentano le pagine (104 invece di 88) e tra gli ospiti spiccano i nomi di Eduardo Risso, Vittorio Giardino e Apricot Mantle (per chi non lo conoscesse è obbligatoria una visita del suo blog che raggiungete cliccando sul nome). Veniamo alle storie: si apre con “Offing Jack” di Bruce LaBruce (canadese, regista di una pellicola come “Otto; or, Up With Dead People”, proiettato al festival di Berlino, al Sundance Film Festival e al MoMA di New York) e Ralph Niese (fumettista tedesco apparso anche su “Madman Atomic Comics” della Image), si continua con “The Dreamer and the Big Tree” ottimamente disegnata da Carmelo Calderone su testi della brasiliana Ana Paula Avetti (regista pubblicitaria) per proseguire con “Sgt. Kabuka Lesbian and Her Heat Seeking Chop-Stick” che vede ai testi Lloyd Kaufmann (regista cult e fondatore con Michael Herz della casa di produzione Troma) e Travis Campbell e ai disegni il portoghese Pepe DelRey (fumettista indie). Da citare anche “Chinese Ghost Movie” di Pang Ho-Cheung (regista proveniente da Hong Kong il cui film “Dream Home” è stato proiettato al Tribeca Film festival del 2010) e Alexis Ziritt (fumettista venezuelano di cui Passenger Press ha pubblicato anche un art book).

Menzione speciale va ai “manifesti cinematografici” di Eric Bonhomme (fumettista statunitense autore di “The Hunted”) ispirati ai film di Akira Kurosawa e la stupenda illustrazione ispirata alle copertine dei primi numeri della collana Mondadori “Urania” realizzata da Luca Conca.

Nei tre numeri di “The Passenger” alle storie a fumetti si intervallano rielaborazioni grafiche del logo della casa editrice fatte da fumettisti del calibro di Manuele Fior (“Rosso Oltremare”, “5000 km. al Secondo”), Eduardo Risso (“100 Bullets”, “Vampire Boy” e decine di altre opere), Vittorio Giardino (“Sam Pezzo”, “Max Fridman”, “Little Ego”, “Jonas Fink”), Sergio Ponchione (“Obliquomo”, “Grotesque”, vari numeri di “Jonathan Steele”) o i Super Amici che non fanno che innalzare una qualità media di per sé già alta.

 

The Passenger Album Limited Edition 2009: Il “P.A.L.E. 2009” è sicuramente il capolavoro della “Passenger Press”, un prodotto estremamente difficile da definire, spillato da 88 pagine, tirato in 300 copie numerate, fatto con 5 tipi di carta, 2 inserti ed un dvd allegato con 7 corti di registi come Matteo Manzini, Gianandrea Tintori (tra le altre cose ha collaborato al film “Bar Sport”), Cristina Diana Seresini (recentemente ha realizzato l‘animazione dello spot di “Supersize Me” per Sky Cinema), Dadomani (studio di animazione con base a Milano attivo nel mondo della pubblicità), Luca Merli, Andreas Pichler (vincitore nel 2004 del premio cinematografico Adolf Grimme) e Lynne Ramsay (regista scozzese il cui film “Ratcatcher” è stato proiettato al Festival di Cannes nel 1999) e brani di band e artisti indie come Le Men Avec Le Lunettes, Dominique Vaccaro, Massimo Gardella, Musica Da Cucina, A Smile For Timbuctu, Yellow Capra, Teho Teardo, Three in One Gentleman Suit, Comaneci, Antonello Raggi, Manetti! e Satan Is My Brother. Gli inserti e il dvd, però, non sono semplici gadget, effetti speciali piazzati lì solo per impressionare, ma risultano funzionali ad un nuovo modo di intendere la narrazione in cui anche la forma si libera da vincoli editoriali e diventa essa stessa contenuto. Il “P.A.L.E. 2009” costringe il lettore ad andare oltre i significati veicolati dalle storie, lo costringe a ragionare anche su come vengono presentate o stampate, su quale carta, formato o media (fumetto, illustrazione, cinema, musica), immergendolo in quella che lo stesso Marco Andreoletti definisce “esperienza sensoriale”, dalla quale resta escluso solo il gusto (a meno che non vi piaccia leccare la carta!). P.S.: Se vi state chiedendo come sia coinvolto l’olfatto, beh, io da bravo feticista i libri li odoro!

Per descrivervi al meglio cosa è il “P.A.L.E. 2009” vi rimando all’intervista ai due creatori che troverete nel prossimo articolo tra poco in uscita, qui passo invece a descrivervi chi e cosa trovate nell’opera. Ad aprire le danze è l’illustratore e grafico polacco Grzegorz Domaradzki, in arte Gabz, che ci presenta un E.T. adulto tornato sulla Terra più incazzato che mai, nelle tavole il disegnatore usa linee diagonali per dare dinamismo all’azione, suggerendo una sequenza temporale che non trova riscontro nelle immagini ed indicando gli elementi su cui concentrare l’attenzione. Gli fa seguito una storia di Natalie Ratkovski, raffinatissima illustratrice e designer, che ci propone un mondo in cui i ruoli si invertono e sono gli alieni ad andare al cinema, mentre gli umani fanno la parte, sullo schermo, di bambole di carne con tanto di marchio impresso a fuoco. Simile graficamente, ma ben più inquietante nelle atmosfere, risulta l’opera di Chelsea Greene Lewyta (giovane pittrice e illustratrice americana) che rende angosciante un setting da fiaba non dandoci punti di riferimento per individuare il cattivo, ma anzi lasciandoci col dubbio che non possa esserci spazio per il bene: “E tutti morirono infelici e… squartati!”. Ralph Niese (già presente su “The Passenger” nr.2) ci offre, invece, una rielaborazione di “Solaris” (film tratto dal romanzo di Stanislaw Lem) in cui riesce anche ad inserire uno Stan Lee in preda agli incubi che grida: “Excelsior!”, frase che lo scrittore usava in chiusura dei suoi bollettini sui mensili Marvel. A Riese fa seguito Alexis Ziritt (anch‘esso già su “The Passenger” nr.2) che ci costringe al confronto con quel mostro assuefacente che è lo zapping ossessivo! Aleksander Kostenko (disegnatore proveniente dalla Russia più profonda!) in “Great Movie!” ci spiega cosa accadrebbe se, una volta finito il film, continuassimo a vedere l’orrore: riusciremmo lo stesso o mostrarci spavaldi e non impressionati o impauriti dalla morte? Veniamo all’illustrazione che più ho apprezzato, a realizzarla è il portoghese Rui Gamito (storyboarder e illustratore), il quale ci mette di fronte a macchine da presa che, diventate coscienti dopo anni in cui sono state costrette a riprendere il degrado umano, non sanno chiederci altro che eterna umiliazione (per la serie: nessuno sfugge al Grande Fratello… e a Barbara d‘Urso of course!). Per chiudere (ma ce ne sarebbero tanti altri da menzionare) non posso non parlare dell’intelligentissimo fumetto di Jorge Coelho (illustratore e colorista portoghese) che, dopo aver cercato per tutta la storia di convincerci che la vita è il miglior film mai realizzato, sia per recitazione, che per qualità delle immagini, che per colonna sonora, chiude dicendo: “We‘ll always have Paris”, frase impareggiabile di Humprey Bogart tratta dal dialogo finale con Ingrid Bergman in “Casablanca”.

Da segnalare anche le illustrazioni di Brian Wood (“Demo”, “Local”), Miguel Angel Martin (“Brian the Brain”, “Psychopatia Sexualis”) e Jared Nickerson (artista e grafico che vanta collaborazioni con marchi come Nike, Adidas, Coca-Cola e che recentemente ha lavorato anche con Camilla D‘Errico) che ci presenta un divertente “Tributo moderatamente violento a terrificanti film dell‘orrore” e la bellissima tavola di Nicola Verlato, straordinario pittore che ha partecipato anche ad una Biennale di Venezia.

 

Bizzarro Magazine vol. 01: Kaboom!: L’ultima creatura made in “Passenger Press” nasce da una collaborazione con Laboratorio Bizzarro, casa editrice fondata da Alessandra Sciamanna e Daniele Silipo, anime del blog Bizzarro Cinema e contiene articoli, fumetti e racconti. La rivista monografica (128 pag.; 17×24 cm.; brossurato; 14€; 5,99€ la versione per iPad) affronta in ogni numero un tema diverso (in questa prima uscita tocca agli scenari post-apocalittici) e ci mostra come sia stato trattato dal cinema, dall’animazione, dalla narrativa o dal fumetto. Il sommario del primo numero è estremamente ricco e spazia da un articolo sul mito di Ken Shiro (di Enrico Croce), ad uno sul libro del 1971 “Il Medioevo Prossimo Venturo” di Roberto Vacca (di Roberto Carlo Deri), passando per “Wasteland” e i videogiochi post-apocalittici (di Davide Pessach) e per il binomio “Apocalisse e Religione” (di Andrea Avvenengo), concludendo con articoli sulla narrativa post-apocalittica in Italia (di Gianfranco De Turris) e su tre opere a fumetti come “Cronache del Dopobomba” di Bonvi, “Blatta” di Ponticelli e il “non esattamente post-apocalittico” “L‘Eternauta” di Oesterheld e Lopez (a cura di Adriano Monti Buzzetti, Gianluca Casseri e Marco Andreoletti). A questo apparato saggistico/informativo si aggiungono i racconti a fumetti di Massimo Dall’Oglio (“John Doe”, “L‘era dei Titani”, “Jonathan Steele”), Christian G. Marra, Aleksander Kostenko e Marco “Camme Fantaman” Camellini (artista e organizzatore del “Krakatoa‘s King of Comix”, concorso a premi per autori di fumetti ubicato in quel di Sassuolo), l‘esaustivo dizionario del cinema post-apocalittico in 100 film, l’interessante “Manuale del Perfetto Uomo Post-apocalittico” (a cura di Chicken & Broccoli), i “Consigli Steampunk per l‘apocalisse” (di Alessandra Sciamanna e Margareth Killjoy) e i racconti sulla fine del mondo “La Divina Tragedia” e “So Nukes” scritti rispettivamente da Daniele “Danno” Silipo e Andrea Avvenengo. Ad inframezzare il tutto troviamo illustrazioni di autori come: Mauro Cao (“Bookcrossing”, “Tipologie di un Amore Fantasma”), Lorenzo “LRNZ” Ceccotti (tra le altre cose membro fondatore dei SUPERAMICI e creatore delle animazioni del film “The Dark Side of the Sun”), Christian G. Marra, Carmelo Calderone, Federico Sfascia (autore dei film “Beauty Full Beast” e “I REC You”), Claudia Petrazzi (illustratrice di libri per ragazzi), Jorge Coelho, Nicola Verlato e Michele Duch (“Rusty Dogs nr. 04”, “Storia d‘amore Senza Dylan Dog”, “Zeta-P”).

 

Opere “monografiche”:

 

“Io è Giacomo Leopardi / Kurt Cobaine Cherie” (2008): Prima opera “monografica” (di fatto è una raccolta di racconti ma tutti di un autore) pubblicata da “Passenger Press” a firma di Saverio Montella (“Frigidaire”, “Oylem Goylem”, “Bob Marley”) ed inclusa nella collana “Broken HAnd Made Comics”. “Io è Giacomo Leopardi / Kurt Cobaine Cherie” già dalle copertine (è un libro double face) ci spiega cosa troveremo all’interno: disegni volutamente naif, quasi ad imitare quelli di un bambino (intento evidente sin dal lettering del titolo), e storie tra l’onirico e il nostalgico portate avanti attraverso una narrazione discontinua che imita proprio i meccanismi del sogno. Montella nell’opera sembra dialogare direttamente con se stesso, presentando al lettore il proprio flusso di coscienza senza curarsi di fornire punti di riferimento che ci guidino attraverso le “vicende”. Pur risultando per certi versi autoreferenziali le storie di Montella non mancano di proporre interessanti riflessioni sull’infanzia e sul fumetto stesso, come la seguente contenuta nella storia “Assalamualekum!” : “Questa appropriazione del fumetto da parte di certa “cultura” alta ed elitaria è indebita… Ha il sapore dell’appropriazione di messaggi ed ideali marxisti che fa la nuova borghesia moderna ai danni delle classi semplici… Il fumetto nasce come arte popolare!”.

 

“Cahier” (2009): La serie dei “Cahier”, dalla linea che ricorda in tutto e per tutto i quaderni “di una volta”, raccoglie gli artbook di giovani artisti internazionali provenienti dalle esperienze fumettistiche e grafiche più variegate ed ha il pregio di aver presentato al pubblico italiano due artisti del calibro di Alexis Ziritt e soprattutto di Yan Wei (artista cinese che ha collaborato anche con Levi’s come stilista). Scoperta sulle pagine di “Special Comix vol.2”, antologia di autori indie cinesi di cui vi parlerò ampiamente in futuro,  Yan Wei tratteggia un mondo popolato da bambini che hanno perso l’innocenza ed ammiccano lussuriosi verso il lettore, figure all’apparenza “puccettose”, ma in realtà estremamente inquietanti. Dietro ad ogni cuore si nasconde un coltello, dietro ad ogni volto un mostro, la purezza nell’universo di Yan Wei esiste solo per essere violata. Il “Cahier” di Alexis Ziritt, invece, ci immerge nel mondo della Lucha Libre mostrandoci lottatori mascherati dalle fattezze simili a quelle del nostrano Kriminal, personaggio col quale il disegnatore venezuelano è cresciuto. Le scene di wrestling sono intervallate da rielaborazione di miti pop come i robottoni degli anime giapponesi e da figure mostruose e cani scheletrici usciti direttamente dall’inferno personale dell’autore.

 

“The Hunted” (2010): Personalmente ritengo l’haitiano (ma statunitense di adozione) Eric Bonhomme un ottimo illustratore, i suoi “poster” dedicati ai film di Kurosawa di cui vi parlavo poco fa sono estremamente intensi e capaci di trasmettere al meglio le atmosfere delle opere del maestro nipponico, quando si confronta col fumetto, però, mostra ancora piccole lacune dovute all’inesperienza. Capiamoci, le tavole di “The Hunted” sono ottime e rappresentano al meglio la frenesia e la violenza di questa storia di agguati, demoni e samurai, in certi passaggi però la qualità del tratto diminuisce e si fatica a seguire lo svolgersi della vicenda, rischiando di perdersi nell’intreccio di rami e linee cinetiche che Bonhomme crea coi suoi inchiostri. Proprio l’uso dell’inchiostro è il punto forte dell’artista, capace di creare con esso dalla più raffinata scrittura calligrafica al più caotico e sgraziato ammasso di carne e sangue, quando rapide pennellate dai contorni incerti squarciano la tavola come affilate katana.  Impossibile non parlare dell’edizione, come sempre estremamente curata e dal formato mastodontico!

 

“Cactus Boy”, “You Won’t Like It”, “Il Ritratto” (2011): Il trittico di cui vado a parlarvi è stato presentato alla recente Lucca Comics e presenta opere estremamente eterogenee sia per contenuti che per impostazione editoriale. “Cactus Boy”, di Christian G. Marra, è la storia muta di un deserto sconvolto da un disastro nucleare e della sua rinascita. L’autore (qui alla sua prima prova “lunga”) ci guida alla scoperta della nuova “fauna” che popola il deserto, facendoci portare a spasso da questo ragazzo/cactus mutato dalle radiazioni. Marra realizza dei belissimi paesaggi in tinte ocra che fanno da sfondo a questa “favola per quelli cresciuti a Barbapapà e Uomo Ragno”, bello e inusuale il formato quadrato, che ricorda volutamente quello dei libri per bambini, con copertina cartonata e plastificata la cui prima tiratura è già andata esaurita.

“You Won’t Like It”, il titolo di questa fanzine vecchio stile di Marco Andreoletti dice già tutto su quello che troverete nelle sue 64 pagine ROSA FLUO  spillate e fotocopiate (probabilmente nella cantina/sala prove di una band death metal :D ) piene di “fumetti sgradevoli e grafiche incomprensibili”.  Anche in questa opera “Passenger Press” porta avanti il suo discorso sull’importanza dei significati veicolati dalla “forma”  e, sembra strano dirlo, ma risulta evidente la grande cura editoriale. La scelta della fanzine, infatti, non è dettata da motivi economici, ma da un preciso intento artistico e comunicativo, tutti i dettagli che sembrano sbagliati o disorientanti sono messi lì apposta per costringere il lettore ad avviare una riflessione sia su come gli viene presentato ciò che vede sia sull’evoluzione che ha avuto il concetto di autoproduzione. Non mancano nemmeno criptici riferimenti ad un’infinità di artisti e, mi dice Marco, che per chi li individua tutti c’è in palio una scimmietta di peluche!

De “Il Ritratto”, prima opera lunga di Luca Conca e Giorgio Giacconi che esplora sia il rapporto tra artista e processo produttivo sia il tema della copia e del suo rapporto con l’originale vi parlerò ampiamente in una recensione che vedrà ospite lo stesso Luca Conca.

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