Preacher 2×10: “Dirty Little Secret” | Recensione

Pubblicato il 24 Agosto 2017 alle 20:00

“Perché continuare a cercare Dio, quando potresti semplicemente esserlo?”

Il finale di stagione si avvicina e con Dirty Little Secret Seth Rogen ed Evan Goldberg non solo stringono i tempi narrativi portando all’esasperazione le varie sotto-trame delle scorse puntate, ma soprattutto permettono a Jesse di scoprire una marea di informazioni sul Graal, Herr Starr e il mondo intero.

Il titolo fuorviante può far pensare ad un solo piccolo, sporco segreto, ma il mondo di Preacher è malato fino al midollo e si possono trovare segreti ovunque, nel proprio appartamento, nel proprio condominio, nel proprio pub di fiducia e addirittura nel passato. 2000 anni nel passato.

La blasfema, dissacrante, iconoclasta e spassosissima scena iniziale (questa serie i prologhi pre-titoli di testa non li sbaglia mai) mostra la notte di sesso sfrenato e passionale che Gesù ebbe con Maddalena poco prima di essere tradito da Giuda. Lei rimase incinta, e in quel momento nacque l’organizzazione conosciuta come il Graal, che protegge la discendenza del Figlio di Dio.

Un fil rouge, quello della discendenza di Gesù, che attraversa tutta la puntata e ci conduce direttamente all’incontro col nipote di venticinquesimo grado, un demente di prim’ordine chiamato Humperdoo. Nel corso dei secoli c’è stato qualche piccolo errore genetico che ha progressivamente corrotto il dna divino, e adesso il Messia, rinchiuso in un bunker sorvegliato 24 ore su 24 dal Graal, non è altro che un povero ragazzo con gravi disturbi psicologici.

Facile comprendere il dispiacere di Jesse, che pensava davvero di essere giunto al cospetto del Signore. Il sapiente e machiavellico Starr gli ha voluto mostrare i segreti del mondo sapendo che, una volta che fosse stato coinvolto, Jesse non sarebbe più potuto tornare indietro e avrebbe acconsentito a lavorare per lui.

Uno show normale – inteso come classico, ma anche come sano di mente – avrebbe mantenuto separati Jesse ed Herr Starr, mettendoli su piani diversi (quelli del buono e del cattivo); invece Preacher, che non ha paura di ciò che è né tanto meno se ne vergogna (non si arriva a mostrare un bisticcio infantile fra il Papa e l’arcivescovo di Canterbury se non si ha tanta consapevolezza di se), vuole che i due collaborino, che stiano nella stessa inquadratura, che Dominic Cooper e Pip Torrens condividano quante più scene possibili. C’è del coraggio in questo, ma anche tanta scaltrezza.

Un altro grande segreto è quello che aleggia fra le mura di casa, con Tulip sempre più assoggettata alle macchinazioni di Lara: l’agente del Graal, nei panni della “gentile ed innocente vicina di casa Jenny”, sta giocando con la povera donna (ancora sconvolta per l’incontro col Santo degli Assassini) e il piano del Graal di separare lei, Jesse e Cassidy sta lentamente diventando una triste realtà.

Il momento di tensione – durante il quale Tulip era lì lì per scoprire la farsa dell’agente Lara – ha funzionato davvero bene, tanto quanto la risoluzione. Hanno un mucchio di risorse, questi tipi, e proprio come l’uomo che li guida, Herr Starr, sono pronti a tutto pur di ottenere ciò che vogliono.

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