Recensione: Demo – Brian Wood

Pubblicato il 23 Gennaio 2011 alle 08:00

Autori: Brian Wood (testi), Becky Cloonan (disegni)
Casa Editrice: Planeta De Agostini
Provenienza: USA
Prezzo: € 18,95, 16,8 x 25,7, pp. 352


Brian Wood lo conoscono tutti. E’ l’autore di due dei serial Vertigo più seguiti e apprezzati: DMZ, serie distopica ambientata in un’America devastata da una terribile guerra civile che ha trasformato una parte di Manhattan in una specie di Afghanistan o Iraq; e Northlanders, comic-book imperniato su guerrieri vichinghi.

Ma Wood non ha realizzato solo questo. E, prima ancora di giungere al successo con i suddetti mensili, aveva fatto parlare di sé. Dopo aver scritto, infatti, alcuni episodi di Generation X per la Marvel, il giovane sceneggiatore decise di realizzare qualcosa di più personale. Il risultato si poté vedere su Local e Demo.

Quest’ultimo, in particolare, come si evince dalla post-fazione inserita nel volume Planeta che include i dodici numeri del serial, nasce da una reazione che lo stesso Wood ebbe nei confronti del genere super-eroistico. Se, con Generation X, Wood aveva scritto le avventure di adolescenti con super-poteri, nel caso di Demo decise di fare un fumetto che partisse sì da tale concetto ma che fosse inserito in un contesto realistico.

E ciò che colpisce in Demo è proprio il realismo. I giovani descritti da Wood possono anche avere capacità paranormali o mutanti (e, comunque, non tutti, solo alcuni); ma non combattono super-criminali; non hanno a che fare con rutilanti avventure nello spazio o in altre dimensioni. No, i giovani di Demo non sono dissimili dai teenager grunge e generalmente alternativi presenti nelle cittadine statunitensi.

I super-poteri diventano la metafora della diversità giovanile nel contesto della società integrata e regolare e il simbolo dell’incomunicabilità con il mondo adulto e della difficoltà nei rapporti interpersonali. In fondo, è questo il tema fondamentale della serie: i giovani di Demo hanno problemi di comunicazione, con gli amici, con i partner e, nel complesso, con la società.

E la società descritta da Wood è un microcosmo multirazziale, diviso in classi sociali, tutte presenti, anche se prevalgono gli esponenti del mondo precario: ragazzi che si arruolano nell’esercito per potersi pagare il college; altri che si rassegnano a fare lavoretti di poco conto; altri ancora, semplici nullafacenti. Non che gli agiati se la passino meglio: la ragazzina che frequenta la scuola costosa non ha un dialogo con il padre; l’executive non ha amici, e così via.

Il sesso può dividere invece che unire; chi si sente attratto da qualcuno, indipendentemente dalle tendenze sessuali, non è detto che riesca a trovare amore e affetto: queste sono le malinconiche lezioni che Demo ci offre, espresse con testi incisivi ed efficaci e, soprattutto, con dialoghi impeccabili.

Un altro tema essenziale è il denaro. Tutti ne sono ossessionati; ma non tanto perché il denaro ti permette di vivere nel lusso; ma piuttosto perché ti consente di liberarti dal bisogno, dalla fatica di arrivare alla fine del mese, rovello che tormenta ogni personaggio.

Tali rovelli sono ben visualizzati dalla bravissima Becky Cloonan (quella di American Virgin) che, con stile sempre mutevole, a tratti influenzato dai manga, e con una impostazione estremamente creativa del lay-out, impreziosisce un’opera già di per sé pregevole. Dal momento che ogni episodio si concentra su ragazzi differenti, con una struttura rigorosamente auto-conclusiva, la Cloonan si adatta, di volta in volta, alle singole atmosfere e alle psicologie con perizia sopraffina. Se vi siete persi, quindi, la precedente edizione di Demo, non lasciatevi sfuggire pure questa. Sarebbe un grave errore.


Voto: 8

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