Yossel 19 Aprile 1943, la recensione del capolavoro di Joe Kubert

Pubblicato il 6 Luglio 2015 alle 15:10

Arriva una straordinaria graphic novel del maestro Joe Kubert: Yossel 19 Aprile 1943! L’orrore dell’Olocausto raccontato da una delle leggende del fumetto americano! Non perdete questo capolavoro assoluto!

Nella storia del fumetto americano ci sono stati autori che hanno fatto la differenza, impostando i canoni grafici e narrativi dei comics e diventando imprescindibili punti di riferimento. Uno di essi è Will Eisner. Un altro Jack Kirby. E Joe Kubert merita di essere messo sullo stesso piano. La sua eccezionale carriera, del resto, lo dimostra. Kubert ha illustrato episodi memorabili di Batman, Flash e Hawkman. Ha disegnato l’acclamato Sgt. Rock. Ha creato un personaggio come Tor. Ed è stato uno dei primi a concepire l’idea del cosiddetto ‘romanzo grafico’ e ad aver pensato ai fumetti 3d. Non si può poi non citare l’unica scuola di fumetto legalmente riconosciuta in America, la Joe Kubert School of Cartoon and Graphic Arts da lui fondata.

Insomma, è evidente che non si tratta di un autore qualsiasi e basta leggere i suoi lavori per accorgersene. Lion sta proponendo alcune sue opere e questo Yossell 19 Aprile 1943 è indubbiamente uno dei punti più alti della sua produzione. La famiglia di Joe era costituita da polacchi di origine ebraica sfuggiti dalla Polonia poco prima dell’occupazione nazista. Tuttavia, come lo stesso Joe spiega nell’introduzione del volume, da bambino aveva ascoltato dal padre il resoconto del suo viaggio e aveva appreso da alcuni sopravvissuti la terribile situazione del ghetto ebreo di Varsavia.

Si chiese varie volte come sarebbe stata la sua vita se i genitori non fossero riusciti a emigrare negli Stati Uniti. E la graphic novel è la risposta a tale domanda. Kubert affronta non solo il tema delle persecuzioni naziste ma anche quella riguardante il suo retaggio ebraico, inserendo elementi autobiografici in una vicenda immaginaria. E lo fa tramite il personaggio di Yossel, una specie di alterego giovanile. E’ lui che racconta la storia, utilizzando disegni, o meglio schizzi a matita appena abbozzati ma dotati di una straordinaria potenza espressiva.

Yossel vive con i genitori e la sorellina in Polonia e ama disegnare, incoraggiato dal padre che ne comprende subito il talento (è un dettaglio autentico, poiché Joe fu effettivamente spronato sin da piccolo a seguire la sua passione). La vita non è facile ma accettabile, perlomeno fino all’arrivo dei soldati tedeschi. A poco a poco, l’esistenza della comunità ebraica peggiora e l’ansia e il terrore prendono il sopravvento. Yossel si rifugia nei disegni, illustrando guerrieri coraggiosi, supereroi invincibili e le affascinanti creature dei comics a stelle e strisce.

Ma la famiglia a un certo punto viene separata dai nazisti e Yossel è costretto, suo malgrado, a stare lontano dai genitori, in compagnia di altri ebrei che non si trovano in condizioni migliori delle sue. Ed è in tale contesto che Yossel entra in contatto con un orrore indicibile. Incontra, infatti, un rabbino fuggito miracolosamente da un campo di concentramento ed è lui a raccontare al ragazzino e agli altri increduli abitanti del ghetto l’incubo dei lavori forzati, delle esecuzioni e delle camere a gas. Yossel disegna ciò che il rabbino descrive e, tramite il disegno, sperimenta a modo suo la vita atroce nel lager.

La graphic novel è un’aspra denuncia del nazismo e di ogni forma di discriminazione. Ma nello stesso tempo è una immensa dichiarazione d’amore nei confronti del disegno e, nello specifico, dei fumetti. Il fumetto è inteso come evasione, chiaramente, ma anche come mezzo espressivo che consente di rappresentare e di condannare i mali del mondo, di fornire informazioni a un vasto pubblico grazie alla sua facilità di lettura. Il fumetto è pure una forma di speranza, se non addirittura di salvezza. Un riscatto che consente a un giovane ebreo di umili origini di farsi strada negli Stati Uniti, divenendo uno dei nomi più apprezzati e rispettati del settore.

Kubert dimostra ottime doti di scrittura e i testi sono intensi e lirici senza mai scadere nella retorica e nella verbosità. A tratti sembrano freddi e dimessi ma la laconicità rende maggiormente profonda la narrazione. A volte si concede metafore e riflessioni che possono solo essere definite geniali. E il testo va di pari passo col disegno, in un connubio ben riuscito. Come ho scritto, Kubert realizza schizzi a matita, senza inchiostri, e la scelta è sensata poiché dà al lettore l’impressione di sfogliare l’album di Yossel, cioè di un ragazzino che di punto in bianco disegna ciò che vede o che gli viene raccontato. L’effetto di immediatezza è innegabile.

In ogni caso, gli schizzi risultano già completi e questa è la prova delle grandi capacità di un autore giustamente reputato un maestro. Un uomo che ha insegnato a fare fumetti a generazioni di disegnatori. Yossel è un’opera importante, sia per ciò che descrive sia per il modo in cui lo descrive. E’ fondamentale per coloro che volessero comprendere il talento di Kubert. Ed è altresì fondamentale per il messaggio che trasmette, ancora attuale in questa epoca in cui persistono i veleni del razzismo e della discriminazione e basta seguire le cronache odierne per capirlo. Yossel è un capolavoro. Leggetelo.

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