Recensione: Tex 601 – I giustizieri di Vegas

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Autori: Mauro Boselli (testi) e Corrado Mastantuono (disegni).
Casa editrice:
Sergio Bonelli Editore.
Provenienza:
Italia.
Prezzo:
2,70 Euro.


La nuova corsa al traguardo centenario del numero 700 (!), si apre alla grande con questa ennesima prova di bravura di Mauro Boselli, sempre più intrigante e appassionante nella costruzione delle sue trame, precisi meccanismi a orologeria e con protagonisti sempre ottimamente tratteggiati; ai disegni, la garanzia del talento di Corrado Mastantuono, abbandonati ormai definitivamente i lidi di Magico Vento (e dopo il suo Texone e la bella prova dei numeri 583/584), eccolo nuovamente sulla testata regolare di Tex, ormai certamente in pianta stabile.

La storia, come sempre molto ben articolata, trae ancora una volta spunto da personaggi storici realmente esistiti (come nell’ultima “La Mano del Morto” dei numeri 593/595, incentrata sulla misteriosa dipartita di Wild Bill Hickock), e figure pittoresche che popolarono a suo tempo le selvagge terre dell’Ovest americano; rientrano perfettamente in queste categorie i vigilantes (o se preferite, pistoleri prezzolati), Hoodoo Brown, “Mysterious” Dave Mather e i loro compagni dalla dubbia reputazione “Dirty” Dan Rudabaugh, Tom Pickett e il sinistro (John) Joshua Webb (tra gli altri), la famigerata “Dodge City Gang”, che spadroneggiò per Las Vegas a cavallo del 1879/1880.

Che qualcosa non torni nella loro fama è un tarlo che evidentemente rode anche a Tex (purtroppo per loro), il quale dopo essersi imbattuto assieme al figlio Kit e a Tiger Jack in un pugno di criminali, rei di aver ucciso due anziani Navajo e aver rapinato una banca, risale una flebile traccia che lo porta sempre più sulla pista di (Las) Vegas; notevole, ancora una volta, l’abile commistione che Boselli fa tra personaggi e fatti storici e le vicende romanzate del fumetto, nonché la mirabile costruzione dei caratteri dei diversi protagonisti, sia di Tex e dei suoi pards, che dei nuovi e pericolosissimi antagonisti.

Era da tempo infatti, e precisamente da prima del suo avvento, che chiudendo un albo di Tex, non si faceva strada così prepotentemente quell’irrefrenabile curiosità di sapere cosa sarebbe accaduto nel numero successivo; da evidenziare ancora la costruzione caratteriale degli affiliati della Dodge City Gang, alcuni decisamente poco raccomandabili, ma altri invece dipinti in maniera subdolamente ambigua, costringendo il lettore a interrogarsi se siano tutti colpevoli o se solo qualcuno (e chi?) tra di loro sia immischiato in losche trame.

Un plauso ulteriore, infine, per l’uso mirabile del personaggio di Kit Carson, ridotto per troppi anni a spalla inconsistente e insipida di Tex, che già nella suddetta “Mano del morto” aveva dato gran spettacolo in alcune sequenze in solitaria; ora si guadagna una ulteriore parte, nel finale dell’albo, tutta per sé, tutta veramente da gustare vignetta per vignetta, con dialoghi da incorniciare.

Unica nota dolente, il prossimamente del numero successivo, che già svela quale sarà l’andazzo della storia, piazzato per motivi di spazio pubblicitario in seconda di copertina, ovvero direttamente prima dell’inizio dell’avventura; va bene che alla Bonelli erano già ben noti per le storie “rassicuranti” e “spiegazioniste” di Tex, dove ogni dettaglio doveva ampiamente essere svelato PRIMA al lettore, onde evitargli anche il più piccolo patema, ma perseguire su questa irritante strada anche quando la storia fila che è un piacere e le spiegazioni se ci sono è perché sono fondamentali al prosieguo della narrazione, è ormai quasi avvilente (certo, magari non avranno potuto fare altrimenti, però alla fine sembra quasi paradossale, rovinare parte del mistero e del pathos della storia, col prossimamente della seconda parte messo prima dell’inizio, se lo potevano certo risparmiare).


Totale: 8

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