L’Uomo d’Acciaio esalta e delude, cosa c’è dietro il controverso finale?

Non è il Superman di vostro padre, di vostro fratello maggiore, di vostro cugino: è un Superman moderno, la cui modernità è da intendersi nella insicurezza e imprevedibilità degli eventi, nella difficoltà della scelta, nel percorso di crescita.

Man of Steel non è Batman Begins ma fortunatamente non è neanche Superman Returns.

Concettualmente è lontano dalla trilogia Nolaniana su Batman: se quella infatti era iper-realistica questa pellicola è meta-realistica privilegiando un approccio spettacolare nel senso più hollywoodiano del termine.

Si vede comunque l’imprinting di Christpher Nolan: l’attenzione per i dettagli e l’aver preso di peso materiale fumettistico più disparato e averlo riportato sullo schermo da John Byrne fino a Geoff Johns passando per J.M. Straczynski.

Di Zack Snyder si vede anche la mano e non sempre in positivo: il montaggio è singhiozzante ed alcuni passaggi sono lasciati in sospeso e/o lasciati “sottintesi” agli spettatori che non sempre riescono ad orientarsi così come i dialoghi che alternano grandi momenti a meri riempitivi.

MoS è un film d’azione – la battaglia finale di circa 1h e 10 minuti potrebbe non esaltare tutti – e di fantascienza unendo così le due anime principali e primordiali del personaggio, sì realistico ma anche fortemente debitore a quella suspension of disbelief tanto cara ai fumetti soprattutto quando c’è da applicare rigidi concetti scientifici ad un uomo che vola.

Mi è piaciuta molto l’organicità dei cambiamenti attuata sugli elementi classici del personaggio ed i suoi comprimari così come la scelta di una narrazione non lineare ovvero non abbiamo i 3 classici blocchi come sul Superman di Donner con Krypton, gli anni della crescita a Smallville e la comparsa a Metropolis ma un utilizzo di flashback sulla giovinezza/peregrinare del giovane Clark che rendono così il film meno prevedibile.

La Krypton di Snyder è meno algida di quella di Donner ma più altezzosa, meno asettica e più tecno-naturalistica Jor-El, interpretato da Russell Crowe,  è sorprendentemente fisico e la sua presenza, anche se in versione olografica, fa da guida spirituale al giovane Kal El distaccandosi così da quella perentoria ma univoca, seppur seminale, di Marlon Brando.

Analogo discorso si può fare per il villain del film il Generale Zod interpretato da un magistrale Michael Shannon che amplia l’interpretazione originale di Terence Stamp e vi aggiunge muscoli e risolutezza.

Dicevamo dei flashback sulla giovinezza di Clark a Smallville il cui climax è la rivelazione delle origini aliene da parte di Jonathan Kent.

Ci arriveremo,  prima però è importante sottolineare come l’esperienza televisiva di Smallville viene sapientemente filtrata qui per darci scene di vita quotidiana in cui l’elemento eccezionale, i poteri del giovane Clark, vengono tenuti segreti grazie alle cure amorevoli dei genitori adottivi Martha e Jonathan Kent appunto.

Jonathan Kent è il perno di queste scene interpretato da un indurito Kevin Costner le cui battute sono poche ma mai fuori posto, sempre pregne di un significato che sa di “vissuto” ma anche di un amore che non può esprimersi a parole ma soprattutto attraverso un gesto difficile come quello di rivelare a Clark le sue origini.

Henry Cavill è il Clark meno impacciato degli ultimi 75 anni ma anche il più combattuto, se vogliamo il più represso, avverte la gravità della “missione” che il padre biologico gli ha lasciato in eredità ed è quasi sollevato dall’apprendere la natura dei suoi poteri scaricandone il peso in un volo intorno al mondo una volta indossato il costume.

Cavill ha il merito non solo di riempire il costume con muscoli ben definiti ma anche di riuscire a rendere discretamente la parte umana/emozionale sia da figlio che da giovane uomo in cerca di risposte.

Amy Adams è una Lois Lane non più “damigella in pericolo” ma donna sicura, matura ed affascinante nonché giornalista d’assalto rendendo giustizia finalmente alla sua controparte fumettistica più moderna.

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12 Commenti

  1. Bravo Domenico secondo me hai centrato il punto. L’unico difetto del film (secondo me) è che la sceneggiatura è affrettata e non approfondise quei contenuti che sottolinei tu ma preferisce spiegare e rispiegare due o tre concetti ad uso della comprensione da parte dei “meno dotati” tra il pubblico (tipo che Krypton è esploso l’avranno spiegato almeno 3 o quattro volte)

  2. ho riflettuto anche sui possibili buchi della sceneggiatura da questo punto di vista e sono giunto alla conclusione che probabilmente questo Superman sarebbe stato meno “credibile” se fermatosi si fosse messo a filosofeggiare in questo questa versione di Superman potrebbe essere l’evoluzione di quello dipinto da Morrison nel ciclo di Action Comics/New 52 o se preferisci quello più “socialista” degli esordi…

    insomma penso che se Cavill/Superman si fosse sottoposto alle sedute di filosofia socio-politica di Bale/Batman avremmo avuto un film “meno credibile”…

    spezzando una lancia a favore di Cavill che ha spesso recitato “da solo” contro Bale che nel 99% aveva al suo fianco Michael Caine…

  3. Bella recensione, che ha confermato ciò che ho sempre temuto: Christopher Nolan è l’ultimo autore al mondo adatto a cimentarsi con Superman.
    Lo stesso Nolan lo temeva, ed ecco perché si è limitato a supervisionare, come dire: “Se il film vi piace, è merito mio, se vi fa schifo è colpa di Snyder”.
    Il paragone col Mucchio Selvaggio di Peckinpah per spiegare la filosofia del film è decisamente calzante. Infatti Nolan, da inglese, ha compreso molto bene un aspetto della cultura a stelle e strisce.
    Gli americani hanno il mito del far west, cioè dell’uomo umile e onesto che, allevato con la Bibbia e il contatto con la natura, sviluppa un senso interiore di giustizia che sopperisce alla mancanza di legge ed ordine nei territori non ancora civilizzati. Ecco perché nei film western ci sono spesso sceriffi che trasgrediscono le regole pur di non farla passar liscia ai banditi: i giustizieri e i supereroi odierni ne sono l’evoluzione naturale, in un ambiente dove ormai la legge c’è, ma si dimostra inefficace.
    L’americano è portato ad essere quello che il grande regista John Milius definisce “un fascista zen”, cioè un singolo individuo che si erge al di sopra della morale e della legge stabilite dalla collettività al solo fine di proteggerle: è il famoso individualismo di destra nella sua forma più nobile e romantica.
    Questa visione, alla base del Cavaliere Oscuro, si sposa alla perfezione con Batman, ma è completamente fuori luogo con Supes.
    Se Kal-El avesse anch’egli un’iper-morale, allora avremmo storie a fumetti in cui rovescia da solo i vari governi dittatoriali in giro per il mondo. Ciò, a quanto mi risulta, non è mai successo, poiché Superman sa che un simile atto equivarrebbe ad imporre la propria volontà su quella delle milioni di persone che quel dittatore l’hanno votato. Non esattamente un comportamento da boy-scout quale Superman è.
    A questo punto, molti nolaniani duri e puri esalteranno il fatto che il loro beniamino ha impresso una rilettura del personaggio al passo coi tempi, ma io la penso come Greg Rucka: Superman è molte cose, ma di certo non è realistico, e men che meno può essere cupo.
    Cinismo e pessimismo non significano maturità. Se tu (Nolan o chiunque altro) pensi che eroi puri e vecchio stampo come Supes, Wonder Woman o Capitan America vadano riletti in chiave dark e tormentata per piacere al pubblico d’oggi, dal momento che incarnano valori tanto semplici quanto fondamentali come la giustizia, la generosità ed una fede incrollabile nel buon cuore delle persone, allora sei tu che hai un problema, non il personaggio.

  4. Ciao DarkKnight,
    ho trovato alcune delle due digressioni assolutamente stimolanti.

    Non penso che Man of Steel sia un film cupo nè pessimistico è realistico nella
    misura in cui lo può essere un film su un “uomo che vola”.
    Mi spiego mentre Batman, soprattutto quello di Nolan, è studiato per essere
    inattaccabile ad esempio sulla veridicità dei gadget che hanno sempre una base
    scientifica in Man of Steel il realismo viene “usato” nell’elemento
    dell’invasione aliena con le parole di un Perry White/Laurence Fishbourne.
    Non avrebbe senso spiegare i poteri di Superman ma ha più senso dare “validità”
    scientifica alla Zona Fantasma…mi segui?

    Vedo che conosci Peckinpah e mi fa molto piacere però occhio a non confondere il
    western alla John Ford con il Mucchio Selvaggio e per certi aspetti con quello di
    Sergio Leone.
    Il Mucchio Selvaggio si sarà lasciato alle spalle migliaia di uomini ma decide di
    non lasciare indietro proprio Angel non perché loro amico, parola che non viene
    mai usata nel film, ma perché lì in quel momento è la cosa da fare: non giusta nè
    sbagliata ma la sola ed unica cosa da fare.
    Iper-Etica non è ergersi al di sopra degli altri: se Superman si mettesse a
    rovesciare governi non applicherebbe nessuna iper-etica anzi trasgredirebbe la sua
    Cosa Etica eredità di Jonathan Kent.
    L’idea è quella di eccedere la Cosa Etica in un caso estremo: rovesciare un governo
    sarebbe un capriccio. D’altronde Superman non rovescia Lex divenuto presidente
    degli Stati Uniti “fiducioso” della scelta giusta degli americani.
    In tal senso ti sei mai chiesto come mai i supereroi combattono
    solo, o per lo più, supercriminali dalla portata immane?

    Chiudo: non penso che il Superman di Man of Steel sia un eroe tormentato e dipinto
    così per avere maggiore appeal col pubblico o meglio non di più del Batman di Nolan
    o dell’Iron Man della Marvel.
    Posso ribadire che ho trovato molto al passo coi tempi l’uomo dentro il costume nel
    senso che anziché avere un Clark un pò “mammone”, alla Smallville per intenderci,
    ho visto un giovane uomo bruciato dal desiderio di conoscere sè stesso e questa
    penso sia una fonte di ispirazione ed una “parabola” valida in tutte le epoche.

  5. Bella recensione ma temo che mi costringa a lasciar perdere questo film. Preferisco conservarmi l’idea del Superman che mi sono fatta – ri fatta – vedendo Smalville.( non penso che fosse “Mammone”, lo facevano sembrare)

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