Panini Comics ripropone i primi episodi di una delle serie più sperimentali dedicate all’Uomo Ragno: Spider-Man’s Tangled Web! Non perdetevi le inedite interpretazioni del Tessiragnatele realizzate da autori del calibro di Garth Ennis, Greg Rucka e Peter Milligan!

Spider-Man: La Ragnatela Ingarbugliata

Autori: Garth Ennis, Greg Rucka, Peter Milligan (testi), John McCrea, Eduardo Risso, Duncan Fegredo (disegni)

Casa Editrice: Panini Comics

Genere: Supereroi

Provenienza: USA

Prezzo: € 12,00, 17 x 26, pp. 144, col.

Data di pubblicazione: marzo 2013


Quando Joe Quesada divenne editor in chief della Marvel decise di rinnovare il parco testate della Casa delle Idee e di assumere autori che non avevano mai o quasi mai lavorato per la casa editrice dell’Uomo Ragno e degli X-Men e accolse con entusiasmo prodotti che si discostavano dallo stile abituale, favorendo comic-book sperimentali e con un approccio più autoriale.

La tendenza fu applicata anche a personaggi di punta come gli X-Men che finirono nelle mani dell’iconoclasta e trasgressivo Grant Morrison; e l’Arrampicamuri le cui avventure furono scritte da J.M. Straczsynki, noto per il serial televisivo Babylon 5. Ma non mancarono altre iniziative dedicate all’Uomo Ragno e tra queste va ricordata Spider-Man’s Tangled Web. Il comic-book presentava storie autoconclusive o che si dipanavano nell’arco di pochi numeri collocate in differenti momenti della vita di Peter Parker, senza legami diretti con la continuity dei mensili regolari. Ogni storia sarebbe stata realizzata da autori diversi, magari provenienti da ambiti fumettistici non supereroici.

L’Uomo Ragno poteva pure avere un’importanza secondaria nelle story-line poiché gli autori erano liberi di concentrarsi sui numerosi personaggi facenti parte del vasto universo narrativo del Tessiragnatele. L’importante, secondo Quesada, era realizzare storie con prospettive inusuali. E si può dire che da questo punto di vista il comic-book rispettò le premesse con episodi intriganti.

Panini Comics aveva pubblicato la serie nel quindicinale dell’Uomo Ragno ma ora ristampa i primi sei numeri in un volume della linea 100& Marvel Best e varrebbe la pena prenderlo, soprattutto per i nomi degli autori coinvolti. Spider-Man’s Tangled Web esordì con uno sceneggiatore che non può lasciare indifferente nessuno: Garth Ennis, blasfema e aggressiva mente di Preacher, The Boys e altri capolavori. Garth partì subito in quarta delineando una saga horror in tre parti che vedeva il  signor Parker alle prese con un bullo dei tempi della scuola. Tra situazioni ironiche e macabre, Ennis scrive una storia inquietante e strana per i canoni Marvel; ma si collega al primo, storico episodio delle origini dell’Uomo Ragno realizzato dagli immortali Lee e Ditko, mostrando quindi grande rispetto per la gloriosa tradizione della Silver Age.

Il penciler è John McCrea che dimostra di possedere uno stile sia classico sia grottesco, valorizzato da uno story-telling fluido, dinamico ed elegante, con una solarità che contrasta con gli elementi dark della sceneggiatura; e tale contrasto è spiazzante. Si passa poi a un gioiellino noir. E se si parla di noir non si può non pensare al grande Eduardo Risso di 100 Bullets che illustra con maestria un’incisiva sceneggiatura di Greg Rucka, nemmeno lui estraneo alle atmosfere hard-boiled.

La storia in questione dimostra la peculiarità di Tangled Web. L’Uomo Ragno, infatti, appare solo in una vignetta e Rucka si concentra sulle conseguenze che le azioni del supereroe comportano ai danni di uno sgherro di Kingpin. L’episodio ha un ritmo veloce, con dialoghi sintetici e scarni che creano tensione e drammaticità. E le tavole di Risso, con la sapiente impostazione del lay-out e i giochi d’ombra di impronta cinematografica, rendono lo script ulteriormente suggestivo. Il Wilson Fisk della coppia Rucka/Risso sembra uscito dalle pagine di 100 Bullets e la story-line fa venire in mente più lo stile Vertigo che quello Marvel.

E guarda caso il tp si conclude con una saga in due parti scritta proprio da un autore che ha ottenuto fama e successo alla Vertigo e cioè il folle e visionario Peter Milligan. Il bad boy britannico prende di mira il povero Rhino, uno dei più celebri nemici dell’Uomo Ragno. Dopo aver subito l’ennesima sconfitta, Rhino si rende conto di essere destinato al fallimento, a meno che non riesca a diventare più intelligente. Ma è fattibile? In un modo o nell’altro, Rhino riesce nel suo intento. E Milligan conferma la stravaganza della sua ispirazione: provate a immaginare Rhino che parla in maniera forbita, legge Shakespeare, scrive romanzi, ascolta musica classica e conquista l’avvenente figlia di un boss.

Questo è l’inizio di una trama fuori di testa, divertente e caratterizzata dai testi immaginifici di Milligan. Alle matite c’è Duncan Fegredo che aveva già lavorato con Peter su Enigma e riesce a caratterizzare in maniera efficace Rhino, lo stesso Uomo Ragno e gli altri personaggi. Insomma, Spider-Man’s Tangled Web è stata giustamente considerata una delle proposte più originali della Marvel dell’era Quesada. Se pensate quindi di non poter ricevere più sorprese dalla lettura di un fumetto di Peter Parker, questo tp vi farà ricredere.


Voto: 7 1/2

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5 Commenti

  1. Qualche info per mettere a fuoco il contesto dei racconti:
    1) Ennis cita proprio il Pavido Parker di Ditko con la sua spocchia da giovane vecchio oggettivista quando lo fa precipitare in una festa alla moda di cui non capisce i codice ed il senso ( stesso atteggiamento di Pavido Parker di fronte a dimostranti liceali cappelloni e stereotipati ” se non hai un motivo x scioperare, non preoccuparti, te ne presteremo uno ” in una delle sue prima storie – la musica cambierà con le storie ambientate nel Campus di Lee/Romita sr di fine anni sessanta ).
    2) la storia di Milligan e Fegredo è una parodia del famoso romanzo – da cui è stato tratto un film – Flowers for Algernon di Daniel Keyes in cui si narra di un minus habens che si sottopone ad un esperimento che lo trasformerà in un genio, temporaneamente.
    3) Tangled Web – oltre a richiamare il titolo di una famosa storia del Ragno di Lee/Romita sr che si apriva con una splash page in cui Parker rimuginava sulla sua vita fino a quel momento circondato da una ragnatela a cui erano appese le facciotte delle persone rimaste invischiate nel cascame di Spider-Man – è la risposta Marvel alle Legends of The Dark Knight della DC.
    Purtroppo la proposta quesadica non ha avuto lo stesso successo di quella dedicata a Bats.
    Chi scrive, modestamente, ritiene che Joe e la sua posse abbiano avuto lo stesso problema di Bendis che ha dovuto chiudere Ultimate Team -Up dopo solo sedici uscite perchè non trovava abbastanza cartoonists ” alternativi ” a cui proporre di far lavorare Ultimate Parker ed altri Ultimate Heroes.
    Un precedente, anche se nato con una caratterizzazione maggiormente mainstream , è la seconda testata di Cap scritta da Mark Waid negli anni novanta, disegnata da Garney , prevalentemente, e chiusa addirittura con un episodio decisamente underground ed inedito in Italia: la serie rileggeva il passato di Cap ( WWI e persino gli anni settanta con il Falcon non alato ).
    Per qualche ragione il pubblico tipo della Casa delle Idee non lascia respirare a lungo progetti Vertigo style
    ( Hellstorm per esempio ), forse ” scottato ” da qualche lavoro Epic di non facile digestione. Pazienza.

  2. Può essere che il tipico lettore Marvel americano preferisca i classici mensili di supereroi a prodotti più sofisticati. Ma siamo sicuri che anche la Marvel non sia in parte responsabile della situazione? L’Hellstorm che giustamente citi e che non aveva nulla da invidiare a tanti blasonati prodotti Vertigo, fino a che punto è stato spinto dalla Casa delle Idee, in termini di pubblicità? Senza pensare che a volte si è proprio opposta al tentativo di realizzare qualcosa di estremo (vedi il caso di Satana, sempre di Ellis). La mia sensazione è che la Marvel preferisca concentrarsi su X-Men, Avengers, Wolvie e compagnia perché ritiene essere quello il suo principale segmento di mercato (i supereroi) e le proposte Max o Icon mi paiono più che altro tentativi di basso profilo, molti anche pregevoli, intendiamoci, ma pubblicati giusto per cercare di intercettare un pubblico diverso, senza una decisa strategia, però. Insomma, l’esatto contrario di ciò che anni fa faceva la DC con una certa Karen Berger che, in epoca pre-Vertigo, favoriva invece la nascita di comic-book eversivi e trasgressivi, spesso di autori inglesi. Più questi si discostavano dalle atmosfere dei mensili di Superman o Flash o Wonder Woman, e meglio era.
    Comunque, è un discorso complesso… perché si potrebbe pure ricordare che Morrison lo facevano lavorare su Doom Patrol e su Animal Man ma non gli permettevano di scrivere Batman o Superman, i grossi calibri, insomma, proprio perché considerato troppo strano… le cose sono cambiate solo dopo molti anni e c’è voluto un Morrison che sbatte la porta e se ne va alla Marvel per occuparsi degli X-Men a convincere la DC a tornare sui suoi passi.
    Tuttavia, come ho scritto, il discorso è complesso ed è anche come dici tu, nel senso che forse i lettori (ma secondo me non solo quelli Marvel, più in generale gli americani) tendono a leggere cose più semplici… altrimenti per quale ragione la DC sta prendendo la discutibile decisione di ridimensionare proprio la divisione Vertigo? Mah… si potrebbe ragionare a lungo su queste cose. Ciao.

  3. In linea di principio sono d’accordo, ma mi prendo uno spazio x una precisaz storica: la JLA di Morrison /Porter/Dell è del 1996. Morrison arriva alla Marvel nel 21mo secolo ( se non consideriamo la parentesi anni novanta si Skrull Kill Kriew ).

  4. Sì, però, a quanto ricordo da una vecchia intervista (adesso mi mancano gli estremi però quindi potrei pure confondermi) già all’epoca della JLA Grant voleva mettere le mani sulle serie regolari di personaggi come Supes e Bats… ma la DC nicchiava.
    In ogni caso, già che l’hai citata, non sarebbe male se Panini proponesse Skrull Kill Crew… ciao.

  5. A ne non spiacerebbe una versione italiana di Skrull Kill Krew e penso che sarebbe comperata dai morrisoniani completisti ( e dai tanti fans di Millar )perchè lo Steve Yeowell di quelle 4 storie, grazie anche alle chine di Chris Ivy ( Hulk 2099 ) , sono gradevoli e meno delicati , impalbabili del solito ( con Steve si rischia sempre l’effetto Dick Ayers ). Sperem.

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