Avengers: tra passato e futuro, Jason Aaron a ruota libera sulla sua run

Pubblicato il 24 Dicembre 2021 alle 08:00

L’attuale mastermind della Marvel Jason Aaron ha ereditato il franchise fumettistico degli Avengers in un periodo piuttosto complicato.

Con Axel Alonso fuori dalla compagnia e il subentro del nuovo Editor-in-Chief C.B. Cebulski, nell’ormai lontano 2018 serviva un autore dal nome altisonante capace di restituire ai lettori gli Eroi più Potenti della Terra di un tempo, con un rilancio in grande stile che fin da subito mettesse le cose in chiaro: grandi storie per grandi personaggi, con un’unica squadra senza aggettivi sotto i riflettori.

Da lì sono trascorsi più di tre anni e, cinquanta albi dopo, la fantasia di Jason Aaron non accenna a frenarsi. Anzi, bissa addirittura la quantità mensile di storie vendicative con una nuova testata parallela, la moderna Avengers Forever disegnata da Aaron Kuder di cui abbiamo già ampiamente parlato in qualche precedente articolo.

Intervistato da Ben Morse per il sito ufficiale della Marvel, l’ex autore di Thor si è dilungato in merito alle sue ispirazioni, a particolari reroscena del suo ciclo, ai suoi progetti a lunga gittata e tanto altro ancora.

Anzitutto, il fumettista statunitense spende qualche parola in merito al suo periodo preferito degli Avengers cartacei, concentrandosi su tre scrittori in particolare che nell’era moderna più sono riusciti a provocare l’entusiasmo dei lettori.

“Non credo di avere una specifica run degli Avengers che preferisco. Suppongo sia l’inizio della gestione di Kurt Busiek, specialmente per il lavoro che ha svolto al fianco di George Pérez. Sono sempre stato un grande ammiratore di Pérez, e Kurt è incredibile.

Credo che uno dei miei momenti preferiti dell’ultimo paio di anni sia stata l’ultima volta che ero a New York per il New York Comic Con, ero presente a un party Marvel e avevo visto Kurt seduto dietro di me, quindi mi sono avvicinato e mi ci sono messo a parlare.

Abbiamo avuto modo di conversare un po’ come sceneggiatori di Avengers e Conan ed è stato veramente figo, ho apprezzato i suoi pensieri e le sue opinioni. Ho altresì apprezzato il precedente periodo di lavoro di Pérez ai vecchi tempi, nei primi anni 80, con lui assieme a John Byrne — quelli sono stati i primi numeri di Avengers che abbia mai letto.

Ho guardato a quel che le precedenti grandi run degli Avengers hanno realizzato. Brian Michael Bendis ha fatto molto bene la sua parte, per il modo in cui ha scritto tutti quei differenti personaggi che ha inserito nel team e che solitamente non erano Vendicatori.

Brian è molto bravo nei dialoghi e nelle conversazioni, a riunire persone che semplicemente passano del tempo assieme.

Dopodiché la run degli Avengers di Hickman era perlopiù questa grande interazione tra le due serie che alla fine ha condotto a Secret Wars.

Ho adorato che entrambi questi autori abbiano fatto e abbiano voluto fare qualcosa di leggermente più diverso.

Inizialmente non volevo costruire le mie storie in modo tale da condurre tutto a un’unica, grande minaccia.

Più che altro ero interessato a porre le basi per un sacco di continue minacce diverse. Io non volevo scrivere degli Avengers che sconfiggono un nemico e poi se ne vanno, volevo istituire dei luoghi attorno al globo che fungessero da zone critiche permanenti.

Una sorta di richiamo ai vecchi tempi della Marvel in cui sapevi che se fossi andato a Latveria, il Dottor Destino sarebbe stato lì, così come per Madripoor e via dicendo.

Volevo più gruppi e luoghi simili. Preparando il terreno per Atlantide, volevo che quella fosse una guerra fredda in corso con il mondo di superficie.

Volevo giocare con la Guardia d’Inverno Russa e farla restare in circolazione per un po’. Quello faceva parte del mio mantra, e poi volevo anche che ogni singolo arco narrativo sembrasse un grosso evento, una minaccia grande a sufficienza da giustificare l’arrivo degli Avengers.

Pur trattandosi di eventi limitati alle pagine di questa serie, li tratti come se fossero eventi veri e propri.

Come ho già detto, cercavo di non condurre tutto lungo un solo grande evento, ma da quando ho cominciato ho piantato i semi per la storyline di Mefisto, questo perché sapevo che avrei voluto realizzare una grossa saga dello Squadrone Supremo, e a un certo punto – lungo il cammino – mi sono reso conto che si trattava solo di un riscaldamento per qualcosa di ancora più grande.

Non era il piano di partenza quello di costruire tutto verso un unico grande evento, ma quando metti in moto abbastanza avvenimenti, essi cominciano eventualmente a collidere fra loro. E nell’arco di questi cinquanta numeri, tante cose sono cambiate su tutto, così come per le persone e per quelli che hanno lavorato sulla testata nel corso di questo periodo di tempo.

Come per gli Avengers stessi, fai buon viso a cattivo gioco e le cose confluiscono a mano a mano che si procede.

Non ricordo esattamente quando, ma sono pervenuto all’idea che avessimo qualcosa di grosso all’orizzonte, ed è da qui che è nato Avengers Forever, che è l’altro pezzo della costruzione che sto mettendo su.

Ho sempre voluto che ci fosse un grande cast di protagonisti. Ho sempre pensato che questo sarebbe dovuto essere un fumetto che riflettesse il Marvel Universe, non che si limita a me che scelgo i miei cinque Avengers mostrandoli mentre trascorrono del tempo assieme.

I personaggi di cui disponiamo rappresentano così tante parti iconiche dell’Universo Marvel. Se leggeste solo un fumetto Marvel — non che dobbiate leggerne solo uno — vi fornirebbe un frammento di ciò che è questo mondo, mostrandovi tutti gli angoli più disparati, tutti i differenti personaggi, anche all’infuori del nostro gruppo di Avengers.

Mi piace sempre aggiungere nel mix dei personaggi eterogenei e avere l’opportunità di scriverli. Potete riscontrarlo nella serie degli Avengers fin dal principio, e di certo anche in un arco narrativo come Enter the Phoenix, dove facciamo un torneo alla Bloodsport e inserisco tutti quei personaggi che vi aspettereste e non.

Inoltre lavoro con artisti incredibili e super appassionati. Quali personaggi Ed McGuinness voleva davvero disegnare? Ha svolto un lavoro grandioso nel progettare il design dei Difensori degli Abissi.

È stata un’idea di Javier Garrón quella di inserire Howard il Papero in Enter the Phoenix, perché aveva davvero voglia di disegnare un Howard il Papero potenziato dalla Fenice. [Ride] Spero che tutto ciò mostri che noi che abbiamo lavorato a questo fumetto ci siamo divertiti sulla serie anche quando la vita stessa non era piacevole. Senza dubbio tutti noi ci siamo divertiti a lavorare sugli Avengers.

Se tornate indietro a quando stavo lavorando su Thor: God of Thunder, ho impostato fin dalle prime battute della mia run l’idea di una versione di Thor dell’Era Vichinga, un giovane Thor armato di ascia.

A un certo punto, lungo il cammino abbiamo iniziato a teaserare altri personaggi di quel periodo storico; abbiamo introdotto una grande, folle versione vichinga di Hulk.

Da qualche parte abbiamo inserito pure delle pitture rupestri in cui abbiamo accennato a un Ghost Rider e a una Fenice, alcuni degli stessi personaggi legacy che ho finito per usare nei miei Avengers preistorici.

Quindi all’inizio si trattava di un’idea pensata per Thor ma, non molto tempo dopo, ho avuto l’incarico di curare gli Avengers e ho capito che quello sarebbe stato un luogo più appropriato. Potrete notare che ho inserito molta roba della mia run di Thor nei miei Avengers, e ne vedrete ancora di più a brevissimo.

Di certo tutti concorderanno che volevamo Cap, Tony e Thor nella serie poiché non vedevamo assieme questi tre in un team di Avengers da un bel po’. Sapevamo di volerli riportare assieme.

Al di là di ciò, la cosa mi sembrava piuttosto ovvia, perché questi sono personaggi che hanno bisogno di essere presenti nel gruppo, allo stesso modo in cui anche Pantera Nera e Capitan Marvel devono assolutamente esserci.

Dovremmo avere un Hulk? Non ero seriamente interessato a lavorare di nuovo su Bruce Banner come Hulk, e questo era prima che chiunque avesse sentito parlare degli incredibili piani di Al Ewing per Immortal Hulk.

Ero più interessato a fare qualcosa con Jennifer Walters riguardo al suo status quo. Ho pensato che fosse una buona aggiunta. Nella mia testa, ho avuto per anni quest’idea di un Ghost Rider nei Vendicatori, sebbene – essendo io stesso uno di quelli che ha scritto Ghost Rider – comprenda che certe volte lui funziona meglio nel suo piccolo angolo personale.

Eppure, specialmente con Robbie Reyes, che è il nuovissimo Ghost Rider, ho apprezzaro l’idea di utilizzarlo come il nuovo ragazzino del mix. Per di più mi è veramente piaciuta l’idea di un Avenger che guidasse una macchina, un tizio che semplicemente salta fuori per combattere dei spaziali a bordo di un’auto sportiva.

Di certo uno dei suoi scopi principali è quello di essere il nuovo ragazzo che non è mai stato nello spazio, che non è mai rimasto invischiato in questo genere di minacce.

Questa è anche una serie in cui un mucchio di personaggi hanno dei trascorsi l’uno con l’altro; abbiamo realizzato eventi basati su alcuni protagonisti che si osteggiano a vicenda. Se sono una famiglia, sono una famiglia disfunzionale.

Loro sono più di semplici colleghi di lavoro. Se sei un Avenger non timbri il cartellino all’entrata e all’uscita.

Non sono una famiglia come i Fantastici Quattro o forse gli X-Men, ma loro sono senza dubbio più di persone che semplicemente si mettono a collaborare. Tra questi personaggi ci sono parecchie storie, connessioni e disconnessioni.

Dato tutto questo, volevo comunque che fosse divertente trascorrere del tempo con loro, e Robbie gioca un grande ruolo in tutto ciò; è il personaggio che è terrificato perché non è mai stato parte di faccende come questa, ma è anche quello che pensa sia stupefacente avere l’opportunità di esserci dentro.

Credo che questo aspetto spesse volte vada perduto nei fumetti di supereroi. Ho scritto una torma di quei personaggi tormentati, come nel mio precedente lavoro su Ghost Rider, dove quei personaggi sono semplicemente maledetti.

Mi piace scriverli, ma è anche bello scrivere personaggi che non vedono i loro poteri come un costante fardello da sorreggere, che possono trarre gioia dal vivere tutte queste folli avventure che gli capitano di dover fare, e questo è molto da Robbie. È anche stato impegnato in un viaggio che è piuttosto nuovo.

Non è mai davvero uscito dalla sua Los Angeles, e ora si è girato tutto il cosmo. Col suo arrivo in Avengers Forever abbiamo l’opportunità di vedere una versione molto diversa di Robbie Reyes. Sta andando incontro a cose che sono perfino più grandi e oscure di quanto abbia mai affrontato fino ad ora.

Quel che mi è piaciuto di aggiungere Blade nel team è stato il semplice fatto di poterlo scrivere. Non ho mai avuto davvero la possibilità di farlo, prima. Credo che a un certo punto sia spuntato in Wolverine and the X-Men, e quella è stata la sola opportunità che ho avuto di scriverlo.

Diciamo che all’inizio mi ero prefissato che ci dovesse essere questo posto vacante nel roster occupato per primo dal Dottor Strange. Poi lui ci ha salutati e al suo posto ho inserito Blade, che non se n’è più andato. [Ride] Non me ne volevo più liberare. Lui è uno di quei personaggi che ho sempre voluto scrivere e veder diventare un pezzo grosso dell’Universo Marvel.

Mi piace inserirlo in mezzo agli Avengers senza snaturarlo. Lui ha un proposito, una missione di vita, ed è quella di uccidere vampiri. Volevo coinvolgerlo in maniera clamorosa facendo ciò che a lui riesce meglio, per poi lasciarlo comunque in circolazione. E la parte vampiresca della storia è rimasta.

Echo e il nuovo Starbrand giocano un ruolo fondamentale nell’arco che comincia nel numero cinquanta di Avengers. Usciranno parecchio nel cinquantesimo episodio.

L’ho scritto per intero e poi sono ritornato dall’editor Tom Brevoort e gli ho chiesto due pagine in più per una scena di Gorilla Man, e poi altre due per un grande layout del Monte Avengers, e quindi lui continuava a procurarmi più spazio. Amo quelle due tavole del Monte Avengers firmate da David Baldeón. Adoro quando facciamo cose di questo genere.

Oltre a portare a termine World War She-Hulk e a settare Avengers Forever, Avengers #50 è anche l’inizio del prossimo arco narrativo con la venuta dei Signori del Male su Terra-616. Fenice e Starbrand sono entrambi una parte essenziale di quella saga. Vedremo la prossima, grande tappa delle loro storie.

Per quanto riguarda Fenice, lei sta ancora cercando di comprendere la sua identità, così come la sua relazione con Thor, dal momento che qui c’è un sacco di tensione, un sacco di domande. Non possiamo lasciare che tutto ciò sbollisca, dobbiamo risolverlo adesso.  Poi con Starbrand lei ha affrontato un bel po’ di cambiamenti.

Era una bambina quando l’abbiamo introdotta, poi come parte di Heroes Reborn è cresciuta. Non sa chi sia, così come gli Avengers. Vedremo gli Avengers prendere in mano le redini per aiutare questa ragazzina a capire chi è, da dove viene, com’è divenuta lo Starbrand e dove è intenzionata ad andare.

Tutto ciò costituirà il prossimo story-arc, e con entrambi questi personaggi ci sarà qualche altra sorpresa lungo il cammino.”

In merito al suo rapporto con i vari protagonisti da lui selezionati, Jason Aaron afferma: “Con Thor sono arrivato a sentire come se conoscessi il personaggio, ho scritto molto di lui in svariati posti.

Amo sul serio quel che Donny Cates sta attualmente facendo con lui sulle pagine di Thor, quella serie è stata incredibile.

Con Dottor Strange sto a posto perché l’ho scritto un bel po’. Avevo sceneggiato solo qualche numero di Black Panther e mi è piaciuto tanto poter tornare a gestire quel personaggio ancora una volta.

Non avevo ben realizzato quanto mi sarebbe piaciuto scrivere Capitan America perché lui non è mai stato il perno dei miei lavori, compariva soltanto in vie occasionali. Sento di essere veramente orgoglioso dei momenti in cui è presente Capitan America nei primi cinquanta numeri di Avengers.

C’è un’altra grande scena che credo arriverà nel numero cinquantadue. Cap è il filo conduttore, quello equilibrato; non voglio chiamarlo ‘il papà’ perché lo fa sembrare anziano, ma lui è quello che sta cercando di essere una forza costante per questa squadra.

Cap non è il leader, la Pantera è più che altro il presidente, ma è anche stato parecchio coinvolto con l’Impero Intergalattico di Wakanda e con ciò che si vedrà nella sua nuova serie. Cap è quello equilibrato.

Non è esattamente quello che in questo fumetto sfida la sorte, ma avrete delle piccole chicche di momenti che mostrano chi è questo tipo. Non credo ci sia un altro personaggio in Marvel che è bene o male come Capitan America, secondo me. Credo che questa sia stata la mia più grande sorpresa.

Il fatto che mi diverta così tanto a scrivere e a essere in grado di trovare questi momenti in storie differenti con Capitan America.”

Si passa ora a un argomento che vi farà senz’altro piacere: le seguenti dichiarazioni si incentrano infatti sul futuro prossimo dei Vendicatori.

“Qualche mese fa ho detto con la nostra uscita del Free Comic Book Day che la maggior parte di ciò che stava arrivando veniva anticipato su quelle pagine, e che era il nostro primo assaggio a questi nuovi Signori del Male.

Abbiamo inoltre offerto uno sguardo a questa misteriosa Torre degli Avengers con un Avenger solitario in piedi nel bel mezzo di un luogo chiamato la Cava degli Dei, che fondamentalmente è la pietra angolare di tutto il creato.

Si tratta di un Vendicatore misteroso con un mucchio di Deathlok. Inizieremo a vedere una parziale rivelazione di questo mistero con Avengers #51, quando apprenderemo qualcosa in più circa questi Signori del Male e quando li vedremo combattere contro i nostri Vendicatori.

Nel frattempo, Robbie Reyes finisce al centro di Avengers Forever, viene mandato attraverso il Multiverso su una Terra che è stata mutata dalle azioni compiute dai Signori del Male.

Questi vanno in giro uccidendo gli Avengers preistorici, la cui funzione principale, come abbiamo compreso fino ad ora, è quella di proteggere il Marvel Universe nella sua culla. Questo è il mondo che inizia a diventare la Terra Marvel come la conosciamo, un mondo brulicante di eroi, Uomini Ragno, mutanti, tanti Hulk e ogni genere di cosa.

Non siamo ancora nel 1,000,000 AC, ma vediamo che i primi fiori iniziano a sbocciare. Ogni settimana ci sono alcuni super cattivi  provenienti dal futuro che sono stanchi di essere presi a calci da un mondo pieno di eroi e che per questo vogliono trasportarsi in un’epoca antecedente a tutto ciò in modo tale da poter riscrivere le cose a loro piacimento.

Ogni settimana gli Avengers preistorici devono fronteggiare Kang, Destino, Thanos o chiunque altro stia cercando di strangolare nella culla il Marvel Universe. Alla fine questi nemici si rendono conto di doversi riunire e uccidere gli Avengers preistorici così da poter ridefinire queste Terre.

L’era Marvel degli eroi non arriva mai. Pertanto Robbie finisce su una di queste Terre, in cui ci sono ancora alcuni eroi disorganizzati che si sono uniti, in cui Tony Stark è Ant-Man.

Questa serie ci condurrà in innumerevoli mondi differenti attorno al Multiverso con versioni di personaggi che non abbiamo mai visto prima e con alcuni che invece già conosciamo. Sarà davvero un fumetto degli Avengers diverso da qualunque altro. Di nuovo, il filo conduttore sarà il percorso di Robbie Reyes. Non starà più al fianco di Thor, Capitain America e Iron Man; starà perlopiù per conto proprio e si ritroverà in mezzo ad acque davvero torbide.

Avremo le testate Avengers e Avengers Forever che usciranno mensilmente, fianco a fianco. Potrete leggerle entrambe separatamente, ma certe volte sarete in grado di capire i loro legami.

Senza dubbio stiamo costruendo tutto ciò per giungere a una grande storia finale con queste due serie che sono due lati diversi della stessa medaglia.

Come ho affermato, non si tratta solo di me che riunisco tutto ciò che ho fatto in questi primi cinquanta albi di Avengers; si tratta di me che riannodo i fili principali dei miei setti anni di lavoro su Thor, di più o meno ogni singolo punto della mia carriera svolta in Marvel, risalendo a quando ho iniziato a scrivere per la prima volta Ghost Rider, che fu la mia prima ongoing.

Ho trascorso sei anni su Wolverine, ideato la storia di origini di Thanos in Thanos Rising, scritto il Doctor Strange — tutti questi fili verranno chiusi qui.”

E per quanto riguarda il suo momento preferito di questi primi cinquanta numeri che ha pianificato e curato? (Allerta spoiler per chi non segue le uscite USA)

“Non so se posso sceglierne uno solo”, risponde Aaron. “Tecnicamente non sono dei capitoli di Avengers, ma di certo è stata l’intera storia di Heroes Reborn che ho realizzato, il poter lavorare con tutti questi incredibili artisti differenti in ogni singolo numero della serie. Ogni albo di quel progetto mi ha fatto ridere a crepapelle per quel che stavamo per realizzare.

Immagino che sia uno spoiler, ma se non avete ancora letto Avengers #50, Orb muore sul finale, e io e quel personaggio abbiamo un trascorso che parte da quel mio vecchio ciclo su Ghost Rider, l’ho scritto lì e dopodiché è apparso in tanti altri progetti che fin da allora ho realizzato. [Ride]

È uscito in Astonishing Spider-Man and Wolverine, in Wolverine and the X-Men, è stato una parte fondamentale di Original Sin, lo abbiamo visto in Doctor Strange; e ora è morto.

In parte serve a dimostrarvi che le cose stanno prendendo un risvolto serio, perché se sono disposto a uccidere Orb, significa che allora nessuno è più al riparo. La scena in cui muore rievoca frammenti di quel che conosciamo riguardo a Orb fin da Ghost Rider. Immagino che sceglierei quel momento.”

Il primo tassello della run degli Avengers di Jason Aaron è L’ Ultima Schiera: recuperalo ora in edizione cartonata!

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