Subito prima di debuttare nella serie regolare del Cavaliere Oscuro, in occasione del famoso reboot dei New52 che ha coinvolto l’intero universo Dc, Scott Snyder ha realizzato una miniserie in cinque parti non molto conosciuta, intitolata Batman: Gates of Gotham.

Batman: Gates of Gotham, la trama

Questo racconto in realtà è molto interessante, in quanto fa luce sulle origini della città maledetta per eccellenza, ovvero Gotham City, soffermandosi in particolare sugli architetti che progettarono i suoi primi imponenti edifici ed opere pubbliche, come i ponti, soprannominati anche i cancelli (gates in inglese), in quanto costituivano i punti  di accesso alla città.

Fu grazie a una coppia di giovani e intraprendenti fratellastri, sovvenzionati dalle più ricche famiglie di Gotham, ovvero gli Wayne, i Cobblepot e gli Elliot ( tutti nomi ben noti ai bat-fan ), se la città di Batman è diventata la metropoli gotica e imponente che tutti conosciamo. Ma sappiamo bene che Gotham affonda le sue radici nella violenza e nella follia, che ormai permeano indissolubilmente ogni suo mattone o zolla di terreno, e questa vicenda di certo non farà eccezione.

Uno dei due architetti infatti resterà ucciso durante la costruzione di un ponte e l’altro reclamerà vendetta, convinto che si sia trattato di un incidente premeditato dalla famiglia Kane, interessata a mandare a monte l’opera per creare un altro collegamento con la sua contea. Dopo aver ucciso il figlio di Kane, l’architetto verrà catturato e arrestato, dopodiché di lui non si seppe più nulla.

Batman: Gates of GothamOggi, più di un secolo dopo, una serie di attacchi mirati ai ponti e agli edifici simbolo delle quattro famiglie coinvolte sembra ricondurre a lui, e un turbato Dick Grayson nei panni di Batman, insieme a Red Robin/Tim Drake, Damian Wayne e Cassandra Cain, dovranno fare chiarezza su uno dei tanti misteri che avvolgono Gotham, sin dalle sue origini.

In un continuo avvicendarsi tra presente e passato, questo racconto procede a passo deciso e con un ritmo incalzante dall’inizio alla fine, senza mai annoiare il lettore con spiegoni storici o antefatti che rallentino la scorrevolezza della lettura. Grazie anche ai testi del brillante Kyle Higgins ( Nightwing, Batman Eternal ), Snyder riesce a confezionare una storia avvincente, che punta molto sull’azione, e allo stesso tempo ci svela un altro tassello del tormentato passato di Gotham City, la “città del peccato”.

Anche se in maniera essenziale, con poche battute vengono delineati perfettamente tutti i protagonisti della bat-famiglia e i loro tratti caratteristici. Abbiamo per esempio un Dick Grayson sempre assillato dai dubbi di non essere all’altezza del manto del Cavaliere Oscuro ( in quel periodo lui era Batman e Bruce Wayne si occupava della Batman Inc. ), un Damian Wayne scorbutico e poco incline a fidarsi di una “esterna” come Cassandra Cain, e infine un Tim Drake forse troppo preso dalle sue analisi tecnico-scientifiche e dalla missione, a scapito di se stesso.

Non manca nulla, dunque, in questa trama ad orologeria, dove sarà fondamentale il lavoro di squadra, tutto sommato molto più congeniale a Grayson che non al suo mentore, e compariranno inevitabilmente volti noti come il Pinguino e Hush, visto che sono i diretti discendenti di due delle famiglie oggetto degli attacchi.

Molto interessante anche il look tetro e tipicamente steampunk dell’Architetto, questo nuovo villain purtroppo ancora poco sfruttato dagli altri bat-autori, ma dalle buone potenzialità. Il merito del suo design va sicuramente anche al disegnatore Trevor McCarthy, che ha uno stile molto dinamico e stilizzato, perfetto per le sequenze più adrenaliniche, ma con un’espressività che lo rende convincente e apprezzabile in ogni contesto del racconto. Un po’ più sottotono l’ottimo Dustin Nguyen, qui chiaramente utilizzato come “tappabuchi” in una sola storia, dalla quale si denota una certa frettolosità nella realizzazione, probabilmente dovuta a una deadline molto stringente.

Batman: Gates of Gotham, conclusioni

Batman: Gates of Gotham è dunque una miniserie che vale la pena leggere, soprattutto se si vuole approfondire la storia della città di Batman e i tanti scheletri nell’armadio che nasconde. E’ un racconto di cui si parla poco forse perché non ha la profondità di altre opere, ma resta pur sempre una lettura avvincente e ben realizzata, sia a livello grafico che di sceneggiatura, oltre a porre le basi per la ben più nota saga dei Gufi, vero fiore all’occhiello dello scrittore.

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