Moto Hagio è stata una fondamentale riformatrice del genere shojo, potendosi considerare la fondatrice del Gruppo 24, gruppo di artiste nate nell’anno 24 del Periodo Showa che rivoluzionerà questo amato genere. Moto Hagio infatti è anche l’autrice de Il cuore di Thomas, il primo esempio, insieme a Il poema del vento e degli alberi, di shojo a forte tematica shonen ai. E ora Moto Hagio torna in Italia con il primo volume di Barbara.

La trama di Barbara

“Barbara”, un nome misterioso che sconvolge le vite di coloro che lo sentono. È un’isola magica, dove i bambini possono volare? O un segreto legato a un omicidio raccapricciante? La sua origine affonda nella tragedia di Aoba, trovata addormentata tra i cadaveri dei suoi genitori, con i resti dei cuori di entrambi nello stomaco.

Mentre la bambina, incapace di risvegliarsi, sembra in grado di dare forma alle sue fantasie con esiti letali, intorno a lei tramano eccentrici scienziati, presenze enigmatiche e oniropiloti stregati dal suo potere.

Barbara di Moto Hagio: una storia complessa e profonda

Per prima cosa è bene mettere in chiaro che Barbara si distacca nettamente da Il cuore di Thomas, non solo per le tematiche, ma anche per la narrazione.

Barbara è una storia corale che tratta varie tematiche, dalla genitorialità all’età, dai sogni al futuro, dal mare a Marte.

E non è una storia facile, nel senso che in questo primo volume ci faremo molte domande, ma le risposte saranno poche. Un buon modo per convincere a proseguire nella lettura, penserà il lettore mal pensante… in realtà il tutto dimostra la grande complessità della costruzione messa in scena dalla mangaka.

In Barbara, infatti, ogni personaggio riflette un pezzo del puzzle che pian piano si sta costruendo.

I personaggi in Barbara

All’inizio potreste pensare che la vicenda ruoti tutta attorno a Aoba, già nel primo capitolo presentata come una ragazzina che vive su un’isola, Barbara appunto, che sembra proiettata nel futuro (i marziani hanno attaccato la Terra?).

Ma poi scopriamo che Aoba non è ciò che sembra e Watarai, scienziato dei sogni che grazie  a una macchina riesce a scandagliare le menti dei propri pazienti entrando nelle loro fantasie, la deve studiare.

Ma anche il figlio di Watarai, Kiriya, sembra conoscere Barbara (dice di averla creata lui!) ed il rapporto complicato con il padre, che ha visto pochissimo perchè questi viveva all’estero, diventa presto un altro elemento della trama.

In sintesi, ogni personaggio sembra avvicinarci alla soluzione, ma anche allontanarci da essa nello stesso tempo.

Perchè Barbara non è una storia lineare ed è evidente la volontà della mangaka di creare qualcosa che fosse distante dalla sua opera più famosa.

Questo però rende Barbara anche un manga non per tutti e che richiede un livello di attenzione maggiore rispetto a quello cui generalmente siamo abituati.

Ma questo non deve spaventare se siete alla ricerca di una lettura sofisticata e che alla fine resterà nella vostra collezione di manga. Perchè la storia, sebbene complessa, comunque è ben raccontata e godibile e non vi stancherà nella lettura.

Lo stile di Moto Hagio in Barbara

Dal punto di vista stilistico, invece, il tratto di Moto Hagio non tradisce chi conosce Il cuore di Thomas. Parliamo di uno stile di disegno elegante ed essenziale, che dimostra una precisione che la distacca enormemente in questo senso da molte sue colleghe, come per esempio le pur eccezionali Riyoko Ikeda o Keiko Takemiya.

 

Tuttavia qui Moto Hagio sceglie sapientemente uno stile ancora meno ricercato e tendente più al realismo nella costruzione dei corpi. Una scelta saggia, date le diverse esigenze narrative.

Comprate il primo volume di Barbara Barbara: 1

COMMENTA IL POST