Mikaya non pensava che l’appartamento in cui sta per trasferirsi si trovasse in un complesso così misterioso, labirintico e barocco; e men che meno si aspettava che l’inquilino precedente fosse da poco scomparso in circostanze misteriose e mai chiarite. Cos’è successo realmente a K? E che ruolo hanno i suoi bizzarri condomini nella faccenda?

Maki Kusumoto è una delle sensei più note in Giappone grazie alle tematiche dei suoi manga, che si concentrano soprattutto su morte e amore; due temi che nella storia anche della letteratura sono sempre andati in parallelo, conquistando il pubblico di ogni era. Se avete letto Dolis della Kusumoto sapete di cosa stiamo parlando.

La processione funebre di K non fa differenza: anche qui le tematiche fondanti del manga sono appunto morte e amore, il tutto condito da una atmosfera onirica ed evanescente che ci lascia sempre il dubbio di sapere se quello che stiamo vivendo sia un semplice sogno o una strana realtà.

Perchè tutto, che siano i personaggi o i loro dialoghi, non ha nulla di realistico: i personaggi sono creature davvero particolari, ognuno caratterizzato a meraviglia, ma che, ugualmente, sembrano dei personaggi fantastici: il sig. Wanibuchi, ad esempio, lo vediamo officiare il funerale del povero K, ma solo dopo veniamo a scoprire che non solo non è un sacerdote, ma anzi che è il factotum dell’intero condominio, adibito all’aggiustare l’ascensore come a qualunque altro lavoro di manutenzione; o il signor Uozumi, che va sempre in giro con gli occhialini da nuoto: una cosa che tutti notano ma di cui nessuno sembra sapere il perchè.

Insomma, un bel gruppo di personaggi, che ruotano tutti attorno alla figura di K: un uomo di cui all’inizio non sappiamo nulla (del resto lo conosciamo al momento del suo funerale), ma che con il tempo riusciamo a ricostruire (non sempre correttamente, però, dato che ci baseremo per farlo sulle testimonianze degli altri condomini, che sono condizionate dalle loro opinioni sull’uomo); e che solo alla fine potremo dire di conoscere davvero, dopo aver scoperto anche il perchè della sua morte.

La trama dunque, abbastanza lineare, ci porta per mano a scoprire i segreti di questo strano condominio, tassello dopo tassello, in un susseguirsi di eventi che tengono il lettore curioso di conoscere perchè K è morto e, soprattutto, che è il responsabile di questo omicidio. Maki Kusumoto in questo si dimostra maestra, riuscendo a creare una storia che non cala mai di tensione ma sale sempre di livello per arrivare all’inaspettato finale (il che è già un gran pregio per qualunque opera).

Maki Kusumoto, oltre che per le sue tematiche, è celebre anche per il suo stile di disegno, fortemente influenzato da quello dell’illustratore, scrittore e pittore inglese Audrey Bearsley, piuttosto influente negli ambienti teatrali dell’Inghilterra della seconda metà del 1800.

Lo stile della sensei è minimalista, con figure longilinee che poi sono state rese famose da un’altra celebre autrice di manga, Yu Yazawa, autrice di Nana, Paradise Kiss e Cortili del cuore.

Ma, a differenza della Yazawa, gli ambienti della Kusumoto sono spogli, appunto onirici, concentrando ogni attenzione sui personaggi.

L’edizione di Star Comics è ben curata, ma purtroppo non presenta extra.

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