La quarta parte de “La Casa di Carta” è finalmente disponibile in tutto il mondo ed è ora di far conti con le aspettative.

Vi avevamo già presentato la recensione in anteprima dei primi cinque episodi di questa quarta parte e ora è arrivato il momento di tirare le somme con gli ultimi tre episodi di questa seconda stagione. Di seguito vi parleremo più dettagliatamente delle nostre considerazioni includendo qualche dettaglio in più sulla trama, per cui se non avete fatto binge watching è il momento giusto per recuperare!

NIENTE SPAZIO AI NOVELLINI

Rispetto alla prima rapina delle Maschere di Dalì il Professore ha pensato bene di preparare la squadra dal punto di vista tecnico. Proprio per questo il nuovo gruppo vanta adesso capacità mediche che risultano fondamentali per lo sviluppo della trama.
Ricordiamo che Nairobi è stata colpita da un cecchino e il team si ritrova a vestire i panni di una equipe medica per salvarle la vita. Seppur la situazione appaia inverosimile la banda riesce a passare la sfida a pieni voti.

NUOVA LEADERSHIP, STESSI PROBLEMI

Nel corso di questo nuovo capitolo sembra che l’asse del comando si sposti velocemente in un’altra direzione e Tokyo diviene il boss della banda. Palermo, ideatore del piano, non prende bene il licenziamento e i rapinatori si trovano un enorme nodo al pettine. Ciò scuote gli ormai delicati equilibri e finita una rivoluzione ne arriva un’altra. Gandía, capo delle guardie del Governatore, viene aiutato e si libera, trasformandosi nel più efferato cacciatore di rapinatori.

NON SVEGLIATE LA BESTIA CHE DORME

Nel tentativo di catturare il fuggitivo la banda si scompone e un ex militare come Gandia coglie il momento per catturare Tokyo e Nairobi. Non mancano le scene in stile “Trappola di Cristallo” ad enfatizzare le doti alla McClane del nuovo nemico. Data l’importanza sentimentale e strategica delle due ragazze è fondamentale liberarle, ma questo non è l’unico problema. Loro non ha mai affrontato un professionista faccia a faccia e dall’altra parte il nemico è alle porte, per cui rischiano di finire chiusi in una manovra a tenaglia. Ciò forza una ricomposizione della banda che ormai sembrava essere allo sfacelo più totale.

OMNIA VINCIT AMOR, O QUASI.

L’obiettivo del nuovo colpo era quello di salvare Rio, che però stranamente sembra essere passato in secondo piano anche agli occhi di Tokyo. Le coppie, già poco stabili fino a prima del colpo, si iniziano a sgretolare durante un momento culminante per storia. La trama inizia ad assumere tratti di una soap opera, di cui litigi amorosi e rotture annoiano col tempo. Al contrario il Professore ingaggia una guerra contro la Tenda per riavere Lisbona, forte di un piano pronto che non permette improvvisazioni.

VERBALE DEFINITIVO

Rispetto alla prima recensione possiamo dare adesso una valutazione che sia più concreta. Nel complesso della quarta parte qualcosa non quadra ed infatti, nonostante gli autori si siano impegnati molti, si avverte un eccessivo senso di surrealismo nella risoluzione dei più folli problemi. Il Deus Ex Machina arriva sempre e comunque al momento giusto, fornendo una soluzione spesso forzata a chi ne ha bisogno. In generale però non si è persa quella magia in stile “Ocean’s 11” grazie a cui con un flashback inaspettato tutto viene spiegato al pubblico e le situazioni si ribaltano improvvisamente.
Risulta davvero poco digeribile Tokyo, una bomba ad orologeria che ha stancato i fan per i troppi colpi di testa e di Stato. Risultano ancora degne di nota le new entry di questa stagione: Bogotà, Marsiglia per la banda e il duo Sierra-Gandia per la Tenda.
Vedremo dunque come gli sceneggiatori vorranno concludere questo colpo nella terza stagione che non è stata ancora ufficializzata da parte di Netflix.

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