Margaux Motin è tra le più famose blogueuses francesi a fumetti, ma la sua capacità narrativa trascende la forma breve delle storie da blog e in questo volume si è cimentata con un vero graphic novel. Dopo un diploma di maturità in arti visive, Margaux Motin ha conseguito un BTS in Comunicazione visiva presso l’École nationale supérieure des arts appliqués et des métiers d’art.

Il suo esordio professionale è stato come illustratore per la rivista Muteen dal 2002 al 2008. Successivamente, ha firmato le sue illustrazioni tanto per la stampa, per l’editoria, quanto per il pubblicità. Nel marzo 2008 ha aperto il suo blog che l’ha resa nota al grande pubblico. La tettonica delle Placche è il suo ultimo volume, pubblicato per l’editore Delcourt.

Questo libro, che inanella situazioni della sua vita quotidiana, narra la sua giornata divisa tra maternità, lavoro da freelancer, tentativi di preservare una parvenza di vita sociale e sopravvivenza alla fine di una lunga relazione.

Motin ci presenta la vita di una donna single e tutte le complicazioni che ne derivano: il rapporto con la figlia che, forse a causa della mancanza di una seconda autorità, diviene certamente più intenso, ma anche diverso, declinandosi verso una dimensione amicale; il rapporto con la propria madre, ora inserito in un rapporto tra donne, che tocca ben tre generazioni; i tentativi di creare una nuova relazione, con tutti i pro e i contro di questo sentimento che ci fanno capire come costruire un rapporto sia tutt’altro che semplice, soprattutto ai nostri giorni; ed infine i rapporti con le amiche, forse la migliore dimostrazione di quanto cambi la propria vita nel momento in cui si ridiventa single e si abbia una maggiore possibilità di iterazione con chi ti sta vicino.

Insomma, una analisi di una donna che sembra accettare le responsabilità, ma con il beneficio di inventario di una adolescente che afferma con forza la propria autonomia nel vivere come vorrebbe.

Una analisi a tratti interessante, ma che a dire il vero non ci regala nulla di nuovo che non sia già ormai stato detto in decine di opere, dalla letteratura a (quasi) qualunque blog; è anche vero che in originale, in Francia, l’opera era uscita diversi anni fa, nel lontano 2013, e sicuramente in quel periodo aveva davvero molto più senso indagarne il contenuto per scoprirne un messaggio sociale; ora, purtroppo, il messaggio è a dire il vero già passato in tutti i media; e questo volume si limita a ripeterlo.

Ciò su cui invece l’autrice spezza gli schemi è nell’organizzazione del volume, in cui non esistono vignette e il senso di lettura è dato dalla mera logica; una narrazione che si dimostra molto intuitiva, però, e che consente una migliore introspezione dei sentimenti di Motin, che sembra aver traslato la struttura del blog in questo volume.

La caratteristica migliore del suo tratto si ha nel ritrarre i personaggi della sua vita, che non sfigurerebbero in una rivista di moda per l’eleganza trasmessa su carta. Un vero tocco di classe che è probabilmente la caratteristica migliore di questo volume.

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