Crescere è complicato, ma la fase sicuramente più complicata e difficile della crescita è l’adolescenza. È di questo che parla I Am Not Okay With This, la nuova serie originale Netflix creata da Jonathan Entwistle, già regista di The End of the F***ing World per il servizio streaming.

Tratto dall’omonimo fumetto di Charles Forsman, pubblicato in Italia da 001 Edizioni, il serial affronta, attraverso il tema oramai abusato del superomismo, il cambiamento fisico e psicologico che ogni adolescente vive sul proprio corpo e nella propria mente. Il corpo inizia a cambiare, l’arrivo degli ormoni e delle sensazioni che non sappiamo ben spiegare prima di tutto a noi stessi stravolge la nostra routine, che combacia con i primi amori, le prime eccitazioni, i primi rapporti con l’altro sesso.

Che succederebbe se insieme a tutto questo a Sidney, una ragazza di 17 anni di un paesino sperduto degli Stati Uniti di oggi, sopraggiungessero anche dei poteri inspiegabili? Poteri legati, come la tradizione vuole, ai suoi pensieri e soprattutto alle sue emozioni. Poteri che sono soggetti ad un’escalation man mano che gli episodi proseguono, come da tradizione sia del coming of age che del “da grandi poteri derivano grandi brufoli”. C’è una scena emblematica che coinvolge i terribili foruncoli della pelle durante l’adolescenza, che rappresenta proprio lo stato emotivo e superomistico di Sidney e di Stanley, il suo vicino di casa-amico strambo-forse qualcos’altro. E poi c’è Dina, la migliore amica ora fidanzata col più popolare della scuola che forse non le dedica le stesse attenzioni di prima.

Al centro del serial due ottimi interpreti acerbi come Sophia Lillis, che ha vestito i panni di Amy Adams da giovane nella miniserie Sharp Objects, e Wyatt Oleff, giovane Chris Pratt nei due Guardiani della Galassia. Entrambi esprimono bene l’inadeguatezza di come ci si sente a quell’età, di chi affronta questi cambiamenti con caparbietà e sfidando continuamente gli altri, di chi invece si rifugia in se stesso e nei propri film mentali; di chi vuole sperimentare senza timore, di chi invece ha paura continuamente di sbagliare; di chi non si cura degli altri e prosegue per la propria strada a testa alta.

Se Euphoria di HBO mostrava giocando tutto sull’aspetto visivo anche agli adulti le contraddizioni e le complessità degli adolescenti di oggi visti dall’interno, I Am Not Okay With This mantiene un tono “leggero” e indie, allo stesso tempo alternativo e strafottente come nel “caro diario, vai a farti f*****” iniziale, senza per questo rinunciare a snocciolare qualche “perla di saggezza”. Il serial rientra così nelle caratteristiche del coming of age tipico oramai della piattaforma streaming – come nel recente Locke & Key tratto anch’esso da un fumetto e che mescola sovrannaturale a crescita “reale”, o nel prossimo alla chiusura Atypical, che mescola la crescita alla sindrome di Asperger. L’aspetto maggiormente drammatico della serie tv è testimoniato dal suicidio del padre della protagonista, con cui Sidney si ritrova a dover convivere fin da subito.

I dialoghi di I Am Not Okay With This sono minimalisti, fatti di lunghe pause, silenzi, sguardi che rappresentano l’imbarazzo di quell’età, e di una regia che insiste sui primi piani per mostrare questo imbarazzo allo spettatore. I dialoghi e la messa in scena asciutti fanno a botte col voice over di introduzione e spiegazione degli sviluppi della trama, perché da adolescenti, come si diceva, nella mente si formano una moltitudine di pensieri, che non sempre vengono tradotti in parole a voce alta. Un teen drama che è più un coming of age e che della durata breve degli episodi fa il suo punto di forza, in modo che il pubblico, soprattutto i giovani spettatori a cui è principalmente indirizzata, possano vederla andando o tornando da scuola, o approfittando di una pausa, sullo schermo del proprio smartphone.

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