E’ stato a dir poco tribolante l’arrivo di Locke & Key in tv. Prima ci aveva provato la FOX nel 2011, con un pilot poi scartato ma mostrato al San Diego Comicon che aveva raccolto consensi ma non un altro network generalista che lo trasmettesse. Poi nel 2018 si è affacciato il servizio streaming HULU per non proseguire con l’ordine a serie dopo aver fatto un casting tutto nuovo per dar vita ai personaggi che sulla carta avevano la penna di Joe Hill, la matita di Gabriel Rodriguez e un Eisner Award tra gli altri. Come spesso capita ci ha pensato Netflix a salvare “baracca e burattini” annunciando l’oramai insperato adattamento televisivo – un film non sarebbe stato proprio concepibile, narrativamente parlando – del graphic novel e mettendolo nelle mani sapienti e “pericolose” di Carlton Cuse (Lost, Bates Motel).

Ciò che ha fatto Cuse con la collaborazione dello stesso Hill probabilmente è la miglior resa del fumetto che avessimo mai potuto sperare, solo un po’ edulcorata e fatta virare maggiormente sulle tematiche da teen drama della storia.

Dopo che il padre muore in circostanze misteriose, i figli di Rendell Locke si trasferiscono insieme alla madre nella loro vecchia casa di famiglia, Keyhouse, dove scoprono l’esistenza di alcune chiavi magiche che sembrano essere collegate alla morte del padre. Mentre i Locke cercando di capire il potere delle chiavi, un misterioso demone viene risvegliato – e non si fermerà davanti a nulla per rubargliele.

Lo spirito del fumetto rimane intatto, nel raccontare vizi e virtù della società americana tutta attraverso quelli degli adolescenti di oggi. C’è una grande serializzazione del racconto, che parte facendo scoprire ai personaggi e a noi spettatori una chiave a episodio per poi giocare con le regole e mescolare le chiavi in tavola. Cuse è abile in questo e nei cliffhanger di fine puntata, Lost docet. C’è anche un equilibrio narrativo nel rivelare abbastanza ma non troppo in questi primi dieci episodi, confermando l’intelligenza di Cuse nel diluire la storia di partenza in vista di più stagioni e di un prodotto seriale “come quelli di una volta”, tanto che la messa in onda settimanale non ci sembra lontana da una possibile fruizione del prodotto in questo caso.

La fortuna di questo Locke & Key televisivo è il non essere finito nel calderone degli young adult di Netflix, che in questo caso ha saputo rispettare il materiale di partenza e renderlo accessibile a tutte le età. Proprio come il fumetto originale, che aveva però un disegno decisamente dark grazie ai colori decisi di Rodriguez e alle inquadrature geniali di Hill (i fratelli Locke che guardano nel cervello del più piccolo attraverso la Chiave Apritesta, come si può ammirare dal video qui sotto). Il lavoro di trasposizione è encomiabile anche se edulcorato, se gli adulti sono meno protagonisti di quanto lo siano nel fumetto, avvicinando leggermente di più questo Locke & Key al teen drama che al family drama soprannaturale. Sembra di camminare tra le pagine del fumetto, comprese le sottotrame aggiunte volte a diluire la storia per renderla più serializzata. Ciò che davvero sorprende è il casting, grazie al quale i protagonisti sembrano davvero la loro controparte cartacea ma in carne ed ossa.

Gli effetti speciali sono perfettamente fluidi e giocano con la fantasia e la creatività degli spettatori così come facevano Hill e Rodriguez con quella dei loro lettori. Vengono riproposte inquadrature iconiche del graphic novel, e altre se ne creano ex novo.

La co-creatrice Meredith Averill viene da The Haunting of Hill House, successo inaspettato e sorprendente di Netflix di due anni fa, e da quel progetto porta la struttura narrativa a cerchio, l’elemento della casa infestata e il familiar horror story tutti ben amalgamati per dare vita a una storia che incuriosisce e porta a voler scoprire altre chiavi, altri passaggi, il segreto di Keyhouse.

Il tema della morte, volutamente brutale in questo caso, porta i protagonisti a scontrarsi con le proprie paure e insicurezze, tipiche dell’età adolescenziale di Ty e Kinsey, e al piccolo Bode a capire cosa vuol dire crescere troppo in fretta, e il tema del potere dall’altro ci ricorda quanto i desideri siano pericolosi e quanto l’umanità venga subito soggiogata dalla magia e da ciò che può fare verso il prossimo.

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