The Dark Pictures Anthology – Man of Medan | Recensione

Cinque ragazzi, un destino comune.
Genere: avventura interattiva, survival horror
Modalità: giocatore singolo e multigiocatore
Lingua: italiano
Sviluppo: Supermassive Games
Pubblicazione e distribuzione: Bandai Namco Entertainment
Piattaforme: PC Windows, PS4, Xbox One
Data di pubblicazione: 30 agosto 2019

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The Dark Pictures Anthology – Man of Medan è il primo fra gli otto titoli in programma a far parte della serie The Dark Pictures Anthology, la quale si prefigge come obiettivo quello di dare una rilettura in stile horror di alcuni eventi classificabili come leggende metropolitane. Se avete già giocato a Until Dawn, il gameplay è decisamente molto simile a quetso gioco, ma non stupisce affatto, poiché entrambi i titoli sono stati realizzati da Supermassive Games. A differenza di Until Dawn, però Man of Medan ci presenta una storia decisamente meno affascinante e molto più prevedibile, nonostante alcune interessanti innovazioni a livello di gameplay, che permettono anche di giocare in multiplayer.

BENE, MA NON BENISSIMO

I titoli di questo genere presentano una longevità piuttosto breve, che in questo caso si aggira intorno alle cinque ore per una singola run, ma il tutto è pensato in questo modo per consentire ai giocatori di cimentarsi nuovamente nella risoluzione della storia per cercare di ottenere dei finali differenti. Inoltre, grazie alla nuova modalità multiplayer online è possibile condividere la propria partita con un amico (non è infatti disponibile in matchmaking online, per cui dovrete invitare un vostro amico a giocare con voi), e in questo modo avrete la possibilità non soltanto di vedere alcune scene dal punto di vista di un altro personaggio, ma anche di assistere a delle sequenze del tutto nuove e non disponibili quando si sceglie di giocare in solitaria.

Inoltre, potrete anche scegliere di giocare con i vostri amici anche in locale: in questo caso, ogni partecipante, fino a un massimo di cinque, potrà scegliere quale dei cinque personaggi controllare, ma non serve avere cinque controller differenti: vi basterà infatti passarvi lo stesso controller quando il vostro personaggio sarà in gioco.

Visivamente, Man of Medan è un prodotto molto curato, realistico quando serve e piacevole da guardare, ma la grafica non è tutto: dal punto di vista della narrazione, infatti, la storia raccontata è piuttosto debole e prevedibile e non è inquietante come magari ci si potrebbe aspettare da un survival horror, senza contare la presenza in più punti dei cosiddetti “jump scare”, ovvero delle scene brevissime e inaspettate che dovrebbero far saltare i giocatori sulla sedia; personalmente, ho sempre pensato che se un horror ha bisogno dei jump scare per incutere terrore e paura negli spettatori ciò significa che la storia in sé non è poi così forte e d’impatto, ed è per questo che non solo non li ho mai apprezzati, ma su di me non sortiscono più o meno alcun effetto. Insomma, se siete dei fan accaniti del genere horror come chi scrive questa recensione, di sicuro in questo titolo non troverete spunti originali o particolarmente inquietanti.

Quanto invece al gameplay, potrete sia dialogare con i diversi personaggi (e badate bene a ciò che direte, poiché potrebbe influire grandemente sul prosieguo della vostra personalissima avventura) che esplorare diverse location, ma in alcuni punti vi verrà anche richiesto di agire repentinamente: in questi casi, il metodo i piegato è quello dei QTE (Quick Time Events), per cui verranno mostrati a schermo dei tasti da premere in un brevissimo lasso di tempo, e se alcune volte fallire i QTE non avrà alcuna conseguenza, in altre situazioni potrete pagare i vostri errori con la vita.

In definitiva, dunque, Man of Medan è un titolo tutto sommato godibile e graficamente molto curato, ma che non spicca quanto a narrativa e originalità.

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