One Piece Stampede - Il Film

Vinland Saga: Thors, Socrate e Barbabianca

Imponente come Barbabianca e saggio come Socrate, Thors è la summa di ciò che deve essere un vero guerriero.

Grande protagonista dell’ultima puntata di Vinland Saga, della quale potete trovare qui la mia recensione, è Thors, un combattente forte e abile con una caratura morale immensa, grazie alla quale l’immagine finale che ne risulta è molto simile alle figure mitologiche delle antiche leggende. Scopriamo brevemente insieme cosa rende così grande il personaggio di Thors.

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Prima di procedere nella lettura, però, mi preme sottolineare che in questa recensione ci saranno alcuni spoiler molto importanti sulla puntata, per cui vi consiglio di non proseguire nella lettura, se non avete ancora visto l’episodio in questione.

2MEGLIO SUBIRE UN’INGIUSTIZIA PIUTTOSTO CHE COMPIERLA

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L’opera di Makoto Yukimura è curata fin nei più piccoli dettagli, inclusa la caratterizzazione psicologica dei personaggi che la animano, come dimostra per l’appunto la più recente puntata dell’anime di Vinland Saga.

Il Troll di Jom è stato il grande protagonista di questa epica storia per quattro puntate, ma la sua parabola è purtroppo già terminata, ma un personaggio come lui meritava di morire da eroe, ed è stato proprio così che Thors ha potuto raggiungere il Valhalla.

Thors non è soltanto un guerriero formidabile e un fuggiasco: sapeva perfettamente fin dall’inizio che i mercenari giunti fin lì per ucciderlo non avrebbero mai lasciato andare illesi lui, suo figlio e i suoi compagni, per cui era pronto a combattere. Nelle scene che ritraggono lo scontro, Thors viene mostrato come una sorta di essere sovrumano, da cui per l’appunto l’epiteto “Troll”, una creatura che riesce a sbaragliare chiunque perfino a mani nude. Ma allora, cosa lo sta spingendo a mettere a rischio la vita sua e dei suoi compagni di viaggio alla ricerca di una misteriosa terra leggendari? Naturalmente, ciò che lo spinge è il desiderio di trascorrere una vita pacifica in un posto in cui il suo ragazzo possa crescere forte, sano e, soprattutto, al sicuro dal violentissimo e sanguinolento mondo dei Vichinghi.

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Forza e amore trovano entrambi spazio nel corpo e nell’anima di questo straordinario personaggio, il quale si circonda ancor più di un’aura salvifica e quasi divina proprio in questo ultimo episodio di Vinlad Saga: dopo il combattimento con Askeladd, Thors decide di non ucciderlo, come, del resto, non ha ucciso nessun altro, nonostante sembri che invece abbia fatto una carneficina, ma gli chiede in cambio, pacificamente, di andare via con i suoi uomini. Da questo momento in avanti, si innescherà una reazione a catena che porterà a un solo e unico esito…

Askeladd non può lasciare andare il fuggiasco, per la testa del quale è anche stato pagato profumatamente, altrimenti la testa che cadrà sarà la sua. Così, in un ultimo e coraggiosissimo atto di altruismo, Thors sceglie volontariamente la morte, affrontata, fra l’altro, con una freddezza e un distacco tali che l’uomo non mostra segni di cedimento nemmeno dopo essere stato trafitto dalle frecce scagliategli contro dagli arcieri nemici, senza contare che dà indicazioni sulla persona a cui dovrà essere consegnata la sua testa come prova della sua morte.

Ma perché Thors fa tutto questo? Perché, nonostante abbia vinto il duello contro Askeladd, è stato ammazzato così brutalmente? Perché non si è difeso? Queste sono le domande che si pone suo figlio Thorfinn, un bambino troppo piccolo per comprendere un simile gesto: se Thors non avesse scelto di morire, Askeladd non si sarebbe limitato a dare la caccia a lui, ma avrebbe potuto uccidere anche altri suoi cari, ma poiché l’obiettivo di Askeladd è solo la testa di Thors, consegnargliela è il modo migliore per proteggere la vita di tutti gli altri.

Questo spiega anche perché non opponga resistenza nemmeno quando, nonostante abbia vinto il duello, viene colpito. Askeladd è un mercenario pagato per ucciderlo, eppure Thors lo ha trattato come se fosse stato un nobile cavaliere, e non ha nemmeno ucciso nessuno dei suoi uomini, come scoprirà in seguito: i suoi ideali e principi sono inamovibili e, in perfetta coerenza con essi, sceglie di ripudiare l’omicidio, anche se questo gli costerà la vita. Ma ormai, quella vecchia vita, l’ha già abbandonata da tempo.

Thors è morto tenendo fede ai suoi ideali, proteggendo le persone che amava e con la coscienza pulita perché, nonostante abbia subito una terribile ingiustizia, ha preferito subirla passivamente, piuttosto che compierne una a sua volta: in questo, non ho potuto fare a meno di pensare che Thors mi ricordi molto il filosofo greco Socrate, il quale, quando venne condannato a morte ingiustamente, scelse di non fuggire, nonostante ne avesse l’opportunità, forte delle parole: “Meglio subire un’ingiustizia piuttosto che compierla” (a onor del vero, è impossibile stabilire quali siano state le parole testuali pronunciate da Socrate, poiché non lasciò alcunché di scritto e tutto ciò che sappiamo su di lui lo conosciamo attraverso testimonianze e cronache dei suoi contemporanei, il più illustre fra i quali fu il suo discepolo Platone).

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