Per tutti i problemi di natura sessuale, c’è solo una soluzione che possa sempre funzionare: la Clinica dell’Amore del Dottor Sawaru Ogekuri, la Ogenki Clinic. Assistito dalla procace infermiera Ruko Tatase, questo brillante (e assatanato) luminare riuscirà a risolvere ogni caso, ricorrendo a terapie “alternative” in cui il principio attivo è la sensualità!

Quando La Clinica dell’Amore fece la sua apparizione nei primi anni Novanta, il suo impatto fu notevole, perchè era una serie come non si era mai vista in edicola, grazie al suo mix di elementi.

Se generalmente è (giustamente) considerata una serie hentai, non è da sottovalutare l’elemento sociologico che il suo autore (tra l’altro laureato proprio in questa disciplina presso l’Università di Shokutoku) vi ha inserito: l’ampio ventaglio di difficoltà ed imprevisti che le persone possono incontrare nell’esprimere la propria sessualità nel proprio ambiente casalingo, al lavoro o in altre “particolari” circostanze; evidentemente qui è la società giapponese ad essere presa di mira (il rapporto moglie-marito, il fenomeno idol,…), ma un elemento così universale non è certo una barriera per il pubblico occidentale, che avrà modo di confrontarsi con il voyer, il sadico nonchè con il feticista. E questo elemento sociologico è riversato nel manga in modo divertente e scherzoso, non solo dal punto di vista grafico, ma anche del linguaggio, con giochi di parole e un modo di esprimersi spesso diretto.

La trama è scomposta in diversi capitoli, piuttosto brevi ed indipendenti, in cui il dottore e la sua fida assistente affrontano un problema con un paziente della clinica; il fatto che il capitolo non si dilunghi permette di apprezzarne la comicità semplice e diretta, ma d’altra parte spesso l’approfondimento non è particolarmente curato e la soluzione del dottore è alcune volte raffazzonata: il fatto poi che quasi ogni capitolo abbia uno schema fisso (che su rivista può funzionare, in volume secondo me meno) – ovvero esplicazione del problema da parte del paziente, ipotesi (sempre corretta) della causa da parte del primario, cura – rischia di annoiare il lettore, che constaterà presto un canovaccio abusato.

Dal punto di vista grafico, Haruka Inui dimostra il carattere comico del suo manga attraverso un disegno esagerato, che realizza con metafore gli organo genitali (che altrimenti avrebbe dovuto censurare). Il tratto è comunque tipicamente anni ’80 e spesso riconoscerete riferimenti anche ad altri autori.

Ciò detto, sorge il dubbio se questo manga abbia ancora l’impatto che aveva quando è stato pubblicato la prima volta; la risposta è evidentemente no, in quanto in questi anni il contesto è sicuramente mutato e lo stile spiazzante di Onigeki Clinic è stato raccolto anche da altre serie, che hanno approfondito le tematiche che questa pietra miliare ha fondato: per esempio Futari Etchi (purtroppo interrotto attualmente nella sua unica edizione italiana, di Dynit), che dà una visione più intensa per certi aspetti della sessualità intesa come vita di coppia, anche se il lato comico è ovviamente meno essenziale che ne La Clinica dell’Amore.

L’edizione J-POP è costituita da cinque volumi previsti di  cui il primo contiene circa 400 pagine, con sovracopertina. A parte una breve postfazione di Jacopo Costa Buranelli, nessun extra per questo manga, che comunque costituisce un fumetto che ha fatto la storia del fumetto giapponese in Italia per le sue tematiche prorompenti.

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