Quando Stan Lee e Jack Kirby proposero il primo numero degli X-Men, la celeberrima squadra mutante guidata dal Professor X, fecero qualcosa di diverso dal consueto. Gli albi d’esordio dei supereroi, infatti, di solito narravano le origini del protagonista. Non fu, invece, così per Ciclope e compagni. Lee e Kirby ci presentarono il team già formato e si intuiva che i componenti avevano confidenza con i loro poteri. Si sapeva solo che Charles Xavier li aveva riuniti in una scuola, insegnando loro a gestire le proprie capacità e tentando di difenderli da un mondo che li odiava perché diversi.

Successivamente, però, il comic-book fu affidato a Roy Thomas che decise di scrivere brevi storie d’appendice che spiegavano i trascorsi degli X-Men. Fu pure approfondita la figura dell’agente federale Duncan che collaborava in segreto con Xavier. Il passato dei mutanti è l’elemento fondamentale di una splendida miniserie uscita nel 1999, X-Men Children of the Atom, proposta in questo volume de Le Storie Incredibili.

Può essere annoverata tra le migliori produzioni della Casa delle Idee ed è di fatto un vero e proprio prequel che esamina tanti particolari della vita dei giovani homo superior. A scriverla è l’ottimo Joe Casey che, però, non si limita a evidenziare dettagli nascosti dei nostri tormentati eroi, ma compie un’operazione più importante: inserisce i mutanti in un contesto narrativo che gli dà l’occasione di denunciare le peggiori pulsioni della società americana. Con un’intrigante attitudine post-moderna, Casey, pur ideando una trama ambientata nel passato, allude all’America del presente.

E com’è questa America? Un luogo orribile, contaminato dall’isteria e dalla paranoia. Isteria che si concentra sui mutanti ma che riguarda in realtà tutti coloro che, a torto o a ragione, vengono percepiti come ‘diversi’, a causa del colore della pelle, del credo religioso o dell’orientamento sessuale. Colui che la fomenta è William Metzger, un malintenzionato con mire politiche che dà il via a un’allucinante campagna di odio nei confronti degli homo superior. Ma c’è anche un altro colpevole: la televisione.

I programmi televisivi, infatti, e in generale il sistema informativo e mediatico, fanno il lavaggio del cervello all’opinione pubblica, presentando costantemente i mutanti come un pericolo. La presenza ossessiva del mezzo televisivo è più che evidente nella trama (un dettaglio che ricorda il Dark Knight milleriano) e in questo modo Casey denuncia l’osceno connubio di propaganda e manipolazione dell’informazione in grado di distorcere la verità. X-Men Children of The Atom non è, quindi, semplicemente un prequel, ma un fumetto adulto e sofisticato che affronta tematiche importanti.

L’analisi psicologica dei protagonisti è impeccabile. Scott, Hank, Bobby, Warren, Jean e lo stesso Xavier sono individui confusi e tormentati e Casey ce li presenta nei momenti di massima vulnerabilità. Descrive in maniera efficace le insicurezze adolescenziali e l’ambiente spietato delle scuole superiori, popolate da bulli pronti a cedere al clima di odio e di prevaricazione. Non mancano, ovviamente, situazioni tipiche dei comics supereroici con scene di azione e ci sono pure le apparizioni di Magneto, destinato a diventare la grande nemesi della squadra. Ma, lo ribadisco, questo non è un semplice comic book supereroico; piuttosto, è un fumetto d’autore che utilizza personaggi mainstream.

In alcuni momenti Casey si concede un curioso citazionismo. L’agente Duncan, per esempio, la cui figura qui è molto sfaccettata, incide messaggi su un registratore che invia a un certo Bill. E’ un palese omaggio al David Lynch di Twin Peaks (l’agente Cooper mandava messaggi alla misteriosa Diane). Testi e dialoghi sono intensi e curati e fanno di questa miniserie un vero e proprio gioiello.

Ma anche la parte grafica è da tenere d’occhio. I primi tre episodi sono disegnati dall’incredibile Steve Rude di Nexus. Il suo stile è elegante e fluido, a tratti deliziosamente retrò, e si rifà a quello del mitico Re Kirby, da sempre uno dei suoi modelli di riferimento. Rude opta per inquadrature minuscole e tende a costruire le tavole alla maniera Silver Age. Si rivela appropriato, quindi, per l’attitudine post-moderna della storia e dimostra incredibile dinamismo nelle sequenze d’azione.

Il quarto episodio è illustrato dall’ottimo Paul Smith, assistito da Michael Ryan, che cerca di collegarsi allo stile di Rude, riuscendoci in parte, ma dimostrandosi comunque efficace e funzionale. I rimanenti capitoli sono appannaggio di Essad Ribic, qui in una delle sue prime prove e lontano dal tratto entusiasmante di oggi, ma che in ogni caso svolge un buon lavoro.

Nel complesso, questo è un volume da non perdere e ha il pregio di proporre una delle opere più belle e significative della Casa delle Idee.

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