Solo pochi mesi sono passati dall’uscita del primo volume di Frédéric Brrémaud e Federico Bertolucci al Lucca Comics & Games 2018 e, fulminei più della luce, i due autori hanno pubblicato, in Italia e in Francia, la seconda parte della storia di Brindille, la piccola ragazzina sperduta in mezzo al bosco, senza un nome, un’identità e una meta.

Avevamo lasciato, nel volume precedente, la tenera Brindille in fuga da un attacco dei cacciatori di ombre, dopo il quale lei perde di vista il suo amico (e angelo custode) lupo. Sola nei meandri della foresta, la protagonista si sposta a destra e a sinistra alla ricerca di un punto di arrivo. Finalmente riesce a trovare il suo amico, completamente devastato nella parte inferiore del suo corpo. Tra ricerche di unguenti, di memoria e fughe da pericolosissimi nemici, il viaggio della nostra scintillante smemorata arriva a una conclusione, senza però lasciarci digiuni della goduria di aver camminato tra paesaggi stupendamente disegnati (e colorati).

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LÌ, TRA I BOSCHI CON BRINDILLE

La coppia artistica non finisce mai di sorprendere, anche dopo i loro acclamati lavori, come la serie Love (Edizioni BD) e la collana Piccole storie (Renoir Comics). I due autori si comportano come una parabola ascendente, che non vuole assolutamente tornare giù, volando sempre più in alto e toccando livelli incredibili di bravura. Di sicuro con i due volumi cartonati di pregio, non sentiremo la mancanza dei loro lavori precedenti, anzi: quel pizzico di magia in più nato tra le pagine di Love lo troviamo sulla testa di Brindille, folle e impetuosa come un animale selvatico. Non per nulla il suo “animale guida” è un lupo.
Rispetto al primo volume, cambia leggermente la fisionomia della protagonista: la ragazzina cresce, prende gradualmente consapevolezza di se stessa e delle sue abilità, anche in seguito a un durissimo allenamento guidato dal lupo e da tre validi aiutanti. Impastando tra le mani ocra, malachite e smeraldi, Bertolucci realizza un miscuglio cromatico brillante che si posiziona da sola su ogni singola tavola, come se i colori fossero senzienti e sappiano autonomamente dove posizionarsi.
Immancabile è l’umorismo di Brrémaud: perfetto nell’inserire battute all’interno di momenti dal climax altissimo e perfetto anche nello smorzare la tensione e ricordare che l’eroe della storia non sempre è qualcuno di così forte, figo e imbattibile.

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Verso la fine, troviamo finalmente la causa del malessere di Brindille: i cacciatori di ombre sono arrivati, il passato è tornato a bussare alla porta dei ricordi, con tonalità di rosso sangue e marroni colore della terra. L’abilità di Bertolucci è quella di portarci fin dentro le atmosfere della battaglia, facendoci turare il naso e le orecchie per evitare di respirare la polvere alzata dagli zoccoli dei cavalli e le urla selvagge di chi porta morte e distruzione. La casa editrice saldaPress regala quel quid in più facendo della storia in due parti due eleganti cartonati, da gustare in ogni sfogliata di pagina, con il profumo della carta che ricorda il sottobosco in un giorno d’autunno, dopo la pioggia. I sensi si amplificano e la ricezione della storia diventa a tutto tondo, rimanendo sotto la pelle del lettore come un tatuaggio indelebile di emozioni e brividi.

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