Cloak and Dagger, la serie Marvel young adult di Freeform, in onda in Italia in contemporanea Usa su Amazon Prime Video, chiude la seconda stagione con due episodi all’insegna del recupero dell’equilibrio così tanto stravolto nelle puntate precedenti, anche se meno “esplosivo” e d’impatto del finale della prima.

Il nono episodio è dedicato alla “nascita del villain” Andre (Brooklyn McLinn), alla sua aspirazione come musicista jazz e alla Blue Note da raggiungere, la nota del Dio. A intermittenza – proprio come nella regia di Big Little Lies e nello stile della regia dei precedenti capitoli di questa storia – i flashback ci riportano man mano alla sua origin story e a come sia diventato il collezionista di paure delle giovani anime che alleviano il suo mal di testa lancinante.

Il decimo ed ultimo episodio torna invece ai temi del woodoo, che si erano incanalati anche nel finale del ciclo inaugurale sulla Coppia di Prescelti. Questa volta è Evita (Noëlle Renée Bercy) ad aver raccolto l’eredità di famiglia e a fare da ponte fra i due mondi, così come Tyrone (Aubrey Joseph) e la sua “doppia anima” (il luogo dove racchiude tutta la paura degli altri e dove era rimasto intrappolato Connors). Con lui Tandy (Olivia Holt), di nuovo fianco a fianco non abbandonandolo nel momento del bisogno, ma combattendo uniti. Con loro anche la doppia identità di Brigid (Emma Lahana), ora un tutt’uno.

Oramai tutte le anime – compresa quella della madre di Tandy, Melissa (Andrea Roth) – sono sotto il suo gioco, nel suo diventare Dio mentre suona la tromba, in un locale jazz metafisico. Le due anime di New Orleans (jazz e woodoo) si mescolano ancora una volta e le persone spariscono una dietro l’altra dalla città. L’unica speranza è ancora una volta la Coppia Regale di Prescelti. Per l’ennesima volta Tandy e Tyrone dovranno affrontare i loro demoni interiori – la figura paterna per lei e la migliore versione di se stesso per lui – con cui Andre tenta di distrarli, per uscire vittoriosi.

Con questo finale di Cloak and Dagger, il cerchio si chiude ed è pronto ad aprirsi addirittura da un’altra parte, con una possibile nuova location e un viaggio per i protagonisti, ma allo stesso tempo una chiusura di quanto successo finora.

Questa seconda stagione, rispetto alla freschezza e al suo essersi imposta come diversa nell’oramai infinito universo Marvel cine-televisivo, pecca di eccessivi cliché e soprattutto di uno sviluppo troppo rallentato, ridondante e ripetitivo nelle spiegazioni e nell’indagare l’anima dei due protagonisti, con argomenti e rivelazioni già avute nella stagione inaugurale. Anche l’impatto sulle anime è meno tragico del previsto, dato che perfino Lia (Dilshad Vadsaria) si salva: forse come messaggio di speranza del serial, ma allo stesso tempo un po’ irrealistico che alla fin fine Andre non abbia mietuto poi così tante vittime.

Di pregio, il suo fare chiaramente e dichiaratamente parte dell’universo condiviso Marvel/Netflix, terminato con Jessica Jones. Oltre a qualche riferimento sparso nel corso della stagione, il personaggio di Luke Cage viene dichiaramente riconosciuto come riferimento per la comunità black, segno della tematica razziale presente anche in questa serie young adult.

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