Prima un poco di contesto storico: durante la guerra franco-prussiana del 1870-1871, Garibaldi offre i suoi servigi alla neonata Terza Repubblica francese, nata in Francia dopo la sconfitta di Sedan del 1º settembre 1870, che ha visto la fine del regime bonapartista di Napoleone III. Joseph-Philippe Bordone, con il battello Ville de Paris, raggiunse la Corsica e, per ingannare la sorveglianza della marina italiana, continuò il viaggio su una piccola barca; poi prese a bordo Garibaldi, che sbarcò a Marsiglia il 7 ottobre 1870, per poi recarsi a Tours, allora capitale provvisoria francese. I primi ordini di Léon Gambetta sono stati di occuparsi di qualche centinaio di volontari, ma anche grazie alla sua fama Garibaldi ottenne il comando della Armata dei Vosgi. Stabilì dunque il quartier generale a Dôle e poi l’11 novembre a Autun.

Digione intanto era caduta in mani tedesche, comandate da Augusto Werder, e poi era stata abbandonata per l’avanzata delle truppe francesi. Garibaldi occupò la città e la difese dall’attacco del 21 gennaio; ed è da qui che inizia la storia narrata in questo fumetto.

La trama di questo volume si divide tra la parte più dinamica, ovvero le battaglie tra esercito di Garibaldi ed esercito prussiano, e il lato politico, ovvero i giochi di potere che si svolgono alle spalle delle giovani vite dei soldati (ma anche, spesso, di Garibaldi). E questa seconda parte sembra quella riuscita meglio (seppure nella novantina di pagine complessive, non tantissime, del fumetto), anche perchè le scene di battaglia sono prive di quella coralità che ne fa uno degli spettacoli più affascinanti in un racconto visivo. Questo fumetto, infatti, mira alla veridicità di tutti i giorni più che alla epicità: i soldati combattono spesso senza ordine durante la foga della battaglia, dato che l’unico scopo che li guida alla fine è quello di uscirne vivi.

Questo si vede anche dalla figura di Garibaldi, qui un vecchio, abile nelle strategie, ma ormai dilaniato dall’artrosi e che spesso si lascia andare ai ricordi, soprattutto quello del suo grande amore (e infatti dopo questa avventura il generale si ritirerà definitivamente dalle battaglie per poi rifugiarsi nella sua amata Caprera): un vecchio stanco, che ormai crede di aver già dato tutto il meglio che poteva alle sue aspirazioni.

E tutto questo ha un prezzo: un ritmo blando, senza nessun guizzo che possa emozionare il lettore, che si troverà a passare da una scena di battaglia a una riunione politica, per passare ancora ad una battaglia e così via. Nessun sorpresa vi aspetta in questa quieta lettura.

Questa sensazione è accentuata anche dalla scelta di tonalità dei vari colori, che pur dovrebbero essere caldi, ma in realtà spesso non accendono le pagine per la loro tenuità.

Dal lato artistico, il tratto realistico conferisce alla storia un senso della realtà che riesce a far apprezzare le tavole, anche se, come detto, una splash-page avrebbe a mio parere dato un tono più corale agli scontri tra i due eserciti. Del resto, trattandosi di fatti relativamente recenti, la possibilità di ricorrere a fonti storiche per la ricostruzione dei volti ha certamente permesso di farci apparire i personaggi già familiari.

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