Panini Comics ripropone una graphic novel da molti anni introvabile. Va annoverata tra le produzioni migliori della Marvel, realizzata nel clima di rinnovamento voluto dall’editor in chief Jim Shooter negli anni ottanta. Uscì nell’ambito della linea editoriale Marvel Graphic Novel, incentrata su volumi autoconclusivi caratterizzati da atmosfere adulte e sofisticate. Dr. Strange Into Shamballa, questo il titolo originale dell’opera, aveva, appunto, come protagonista il Dr. Strange, il celebre Maestro delle Arti Mistiche dell’Universo Marvel.

Il personaggio era perfetto per una storia dall’impostazione sperimentale e i testi furono affidati a uno degli autori più anti-convenzionali dei comics americani, J. M. De Matteis, acclamato sceneggiatore de L’Ultima Caccia di Kraven e altri capolavori. Il suo interesse nei confronti del misticismo e dell’esoterismo era innegabile e si era sviluppato negli anni sessanta del Flower Power, da lui vissuti in prima persona. In pratica, leggendo il volume capirete che i riferimenti esoterici sono accurati. La trama è ricca di simboli e concetti mutuati dalle filosofie orientali, dalla Thelema di Crowley e dalle più svariate correnti occulte. Le tematiche magiche da sempre presenti nelle storie di Strange sono, quindi, trattate seriamente.

Tutto inizia quando Stephen si reca nell’antico tempio in Himalaya occupato dal suo ex mentore, l’Antico, per rendergli omaggio nell’anniversario della sua morte. Ma qui accade qualcosa di strano e Strange entra in possesso di uno specchio magico. Dopodiché, rimane coinvolto in un viaggio sia fisico sia interiore che metterà alla prova la sua fede nella magia e la sua fiducia nei confronti di se stesso e dell’intero genere umano. C’è, infatti, una terribile minaccia in agguato, proveniente dal leggendario regno di Shamballa. Le entità che governano quella dimensione hanno decretato la fine dell’umanità, allo scopo di dare inizio a una nuova era. Il compito di Stephen, secondo le entità, è aiutarle a raggiungere questo obiettivo.

Anche lo spirito dell’Antico sembra essere dello stesso parere. Ma come si comporterà Stephen? De Matteis ci presenta un uomo tormentato dal dubbio e dall’incertezza, descritto in uno dei suoi momenti più vulnerabili; un individuo debole, fin troppo umano, che cede ai piaceri della carne e ai capricci dell’ego e, suo malgrado, si impegna in un lungo viaggio che lo conduce prima in India e poi in Gran Bretagna. Scrive testi lirici, intensi, profondi, influenzati dalla ieratica retorica di Aleister Crowley (in alcuni momenti si ha la sensazione di leggere una pagina di Magick), e si collega all’induismo e persino al paganesimo celtico, specialmente nella sezione della storia ambientata in Inghilterra.

Inoltre, usa in continuazione la seconda persona, come se qualcuno, dietro le quinte, si rivolgesse direttamente a Stephen. Si tratta di una scelta espressiva straniante e piacevolmente sconcertante, ma senz’altro efficace (ricorda il Jay McInerney de Le Mille Luci di New York), a riprova del fatto che Dr. Strange Into Shamballa non è un tipico prodotto Marvel, ma un’opera inventiva e inclassificabile che in un certo senso anticipa lo stile Vertigo.

La parte grafica è appannaggio del bravissimo Dan Green che molti ricorderanno per la sua attività di inchiostratore. Tuttavia, per un periodo disegnò anche alcune serie, compresa quella del Dr. Strange. In questa occasione, però, opta per uno stile pittorico. Le tavole sono straordinari dipinti, corredati dalle didascalie di De Matteis. Abbiamo, perciò, a che fare con uno splendido connubio di pittura e scrittura, in linea con molti esperimenti letterari e artistici degli anni ottanta, rilevabili anche in contesti extra-fumettistici (basti pensare a certe produzioni di William Burroughs e Brion Gysin).

Green è influenzato in parte dall’espressionismo e predominano sfumature ombrose, tenui, delicate, in linea con le atmosfere oniriche e visionarie della storia. Le figure sono spesso impalpabili come creature di un sogno o di un delirio evocato dall’oppio. Strange ha un’allure cupa e tenebrosa, mentre gli altri personaggi a volte assomigliano più a spettri che a esseri umani. Sono rappresentazioni metaforiche di stati mentali, degni di un trip da LSD.

Nello stesso tempo, Green è realistico quando raffigura le architetture dei templi induisti o le campagne dell’entroterra britannico con monumenti di un’epoca ancestrale. La contrapposizione espressionismo/naturalismo è uno dei punti di forza del volume. Insomma, quest’opera è una pietra miliare della Marvel e meritava di essere riproposta. Se cercate una lettura diversa, allora non potete trascurare Shamballa.

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