The Promised Neverland: un inno alla vita

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Ieri si è conclusa in maniera spettacolare la prima stagione dell’anime basato su The Promised Neverland con un episodio molto ricco e commovente, di cui potete trovare qui la mia recensione.

Se ci pensate bene, la storia di The Promised Neverland è piuttosto semplice: dei bambini cercano di evadere dall’orfanotrofio/mattatoio in cui sono rinchiusi. E naturalmente ci riescono, altrimenti la storia finirebbe lì e sarebbe fine a se stessa. Potreste quindi aspettarvi una storia banale e tutto sommato priva di intoppi, ma non lasciatevi ingannare: uno degli innumerevoli punti di forza di questa storia non sta infatti nello scopo che questi coraggiosissimi bambini si sono prefissati, quanto piuttosto sul modo in cui riusciranno a farlo. Insomma, la meta non è importante come il viaggio, perché conosciamo già la destinazione, ma non il modo in cui i protagonisti ci arriveranno. E qui ritorna la struttura dell’Odissea.

4. THERE’S NO ESCAPING

Quando Isabella sussurra nelle orecchie di Emma che lei e i suoi amici non hanno la benché minima speranza di lasciare il Grace Field se non da morti, fa seguire questo tentativo di scoraggiamento dalla proposta di divenire Mamma: in quel momento, era già intuibile che la donna stesse parlando con cognizione di causa: Isabella sa perfettamente che uscire vivi da lì è impossibile perché lo ha visto con i propri occhi, e non soltanto quando è diventata Mamma…

Ma sappiamo bene che Emma non è come Isabella, e che, diversamente da lei, non è così egoista da sacrificare dei bambini innocenti solo per la propria sopravvivenza. Dai valori diametralmente opposti, Emma e Isabella dimostrano come si possa fare fronte alla medesima situazione in maniere diverse: da un lato, abbiamo una ragazzina che ha scelto di sopravvivere all’interno del sistema di cui lei stessa era ed è tuttora prigioniera, dall’altro una ragazzina per la quale la vita e la libertà sue e di tutti i suoi amici hanno la priorità assoluta.

La piccola Emma, che mi piace paragonare a Pandora, ha liberato tutti i mali del mondo, rivelandoli agli occhi di tutti, ma sul fondo del suo vaso, a dare forza e coraggio a tutti i bimbi, c’è la speranza di una vita migliore, che per Ray si traduce ancor più semplicemente nella speranza di una vita, visto che, se non tentasse di fuggire, morirebbe il giorno stesso. Buon compleanno, Ray!

La ragazzina si dimostra, poi, incredibilmente fredda e lucida quando prende la difficilissima decisione di non portare via con sé i bambini più piccoli: i bimbi hanno ancora, nella peggiore delle ipotesi, ancora almeno un anno e mezzo o due di tempo, prima che uno venga spedito la prossima volta, per cui la ragazzina sceglie consapevolmente e molto responsabilmente di non far rischiare le loro giovani vite a dei bambini troppo piccoli e, per questo, non ancora pronti per una simile impresa. Ma Emma non ha certo intenzione di lasciarli lì a morire: entro quel lasso di tempo, la ragazzina si propone di tornare al Grace Field per mettere in salvo anche gli altri bambini, che per allora saranno diventati più grandi e più forti e che avranno tutto il tempo per poter, eventualmente, organizzare un piano di fuga essi stessi.

3. FRIENDS WILL BE FRIENDS

Una delle sequenze più toccanti dell’episodio vede come protagonista proprio Isabella insieme a un suo piccolo amico: quando la donna capisce che i fuggitivi non si stano dirigendo verso il ponte (il grandissimo Norman ha lasciato delle istruzioni più che dettagliate a Emma che riguardano un altro possibile punto di fuga), inizia a percorrere anche lei il muro perimetrale del Grace Field dall’alto, e quando vede davanti ai suoi occhi Emma in procinto di scappare, non può non ricordare il momento in cui lei stessa, ancora bambina,s coprì che il posto in cui era rinchiusa era anche circondato da un profondo fossato, che impediva, dunque, la fuga.

In quel periodo, Isabella si era molto legata a un ragazzo che aveva composto un bel brano orecchiabile, che è rimasto impresso nella memoria di Isabella per tutta la sua vita: l’unico ricordo rimasto di quel ragazzo ormai spedito a morire già da molti, troppi anni.

Vedrete finalmente alcune sezioni dedicate all’infanzia di questa donna ora spietata, ma quegli stessi, dolcissimi ricordi la porteranno ad accettare la fuga dei suoi bambini, ai quali, un po’ come fece anche Sorella Krone un attimo prima di essere massacrata, augura alla fine ogni bene: quei ragazzini sono riusciti dove lei aveva fallito, e per questo meritano rispetto e la possibilità di vivere liberamente le proprie vite.

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