Vertigo Classic n. 2 – The Invisibles n. 4 – Recensione

Pubblicato il 11 Marzo 2012 alle 09:18

Ritorna The Invisibles, l’opera acclamata del geniale Grant Morrison, con l’inizio della seconda serie. Stavolta King Mob e la sua compagnia di Invisibili arriveranno in America e rimarranno coinvolti in un’avventura allucinante dalle atmosfere visionarie!

Titolo: Vertigo Classic n. 2 – The Invisibles n. 4 – Inferno in America
Autori: Grant Morrison (testi), Phil Jimenez (disegni)
Casa Editrice: RW-Lion
Provenienza: USA
Prezzo: € 9,95, 16,8 x 25,7, pp. 96, col.
Data di pubblicazione: febbraio 2012

RW-Lion riprende la pubblicazione di The Invisibles, complesso e trasgressivo serial Vertigo di Grant Morrison che per molti costituisce la summa del suo poliedrico pensiero. Concepito all’inizio degli anni novanta, The Invisibles fu impostato in tre serie (o stagioni) riunite rispettivamente in tre tp.

Nella fattispecie di questa quarta uscita, quindi, il lettore avrà a che fare con l’inizio della season two.

Quando Morrison ebbe l’idea di The Invisibles era interessato all’occultismo, all’esoterismo e alle svariate teorie della cospirazione esistenti.

Lui stesso in numerose interviste definì il comic-book come un atto magico che aveva lo scopo di veicolare messaggi riguardanti il senso dell’esistenza e la situazione globale del mondo, a suo dire caratterizzata da un generalizzato stato di controllo. In seguito, Grant andò oltre e affermò che, nel corso di un soggiorno a Kathmandu, fu contattato da strane entità che gli rivelarono che il pianeta era manipolato da energie malvagie in combutta con i potenti.

Gli echi di tale esperienza (se volete saperne di più sappiate che su YouTube c’è il video di una conferenza di Grant relativa al tema) sono evidenti in questo tp. In principio, Grant aveva fatto intendere che la terra era dominata dai cosiddetti Arconti che condizionano gli esseri umani utilizzando agenti terreni. Ad essi si contrappone la cellula terroristica/occultistica degli Invisibili, composta dal leader King Mob (che ha le fattezze di Morrison), dal giovane ribelle Jack Frost, dal travestito Lord Fanny, dalla letale Boy e dalla sexy Ragdoll. Costoro sono dotati di capacità esoteriche e si contrappongono alle perverse macchinazioni degli Arconti, cercando nello stesso tempo di rendere consapevole l’umanità della propria schiavitù.

Morrison chiarì inoltre che il gruppo degli Invisibili conta molti altri membri e risale ai secoli passati e persino i celeberrimi Lord Byron, Percy Bysshe Shelly e il Marchese De Sade ne hanno fatto parte. In poche parole, gli Invisibili sono ribelli agenti del caos e dell’anarchia e strenui sostenitori del sesso, della frenesia e degli istinti libertari più sfrenati, in contrapposizione alla mentalità tutta ‘legge e ordine’ degli Arconti. Con quest’opera Morrison ha inserito i riferimenti e le suggestioni culturali più disparate: la Thelema di Aleister Crowley, il cut-up di Burroughs, la rabbia del punk, il misticismo di Castaneda, le profezie dei Maya nonché accenni all’immaginario letterario, musicale e pop del Novecento.

Come è scontato intuire, The Invisibles non era affatto facile e il ritmo della narrazione, spesso sconnesso, sperimentale e ricco di digressioni, risultava a tratti lento e macchinoso, troppo concettuale e cerebrale per il gusto medio del lettore americano. Di conseguenza, la seconda stagione rappresenta un cambiamento sostanziale. Innanzitutto, Grant sposta l’azione dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti e, pur non modificando le basi narrative del serial, la velocità si fa predominante, fino a sfociare in uno stile sopra le righe che si rifà agli action movies, alle spy stories o ai comics supereroici propriamente detti.

Contattati da un’alleata degli Invisibili, la lesbica Jolly Roger, King Mob e compagni devono penetrare in una base scientifica del New Mexico. È qui che gli agenti degli Arconti stanno conducendo esperimenti su cavie umane e pare che tengano nascosto un farmaco che potrebbe curare l’Aids (virus peraltro creato in laboratorio dalle forze dell’oppressione). Questo è solo l’inizio di un’avventura allucinante, imperniata su realtà parallele, ufologia (non mancano i rimandi a Roswell), nani ultradimensionali, sciamani messicani, sangue, mutilazioni, sparatorie e inseguimenti. Ci sono poi tipiche stravaganze morrisoniane, omaggi al rock, riflessioni sugli insider di Hollywood che inseriscono messaggi subliminali nelle pellicole. Tutto è inventivo e, pur rimanendo nell’ambito della fiction, non ci si può fare a meno di chiedere: e se molte delle cose che scrive Morrison fossero vere?

I testi sono un riuscito mix di liricità lisergica, post-modernismo e Avant-Pop e i dialoghi hanno la proverbiale allure sarcastica che i fan dell’autore scozzese ben conoscono (ma sono riconducibili pure a certi esiti tarantiniani ed ennisiani) e la parte grafica è affidata al bravissimo Phil Jimenez che costruisce le tavole in modo davvero personale. Il suo story-telling è perfetto e bisogna puntualizzare che nelle sue mani i character divengono più seducenti e affascinanti (e ciò vale in particolare per la stupenda Ragdoll e la sua prorompente carica erotica). Insomma, The Invisibles è uno dei pochi fumetti che vale la pena leggere e non va trascurato.

Voto: 8

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