Bye Bye Babylon di Lamia Ziadè – Recensione

Pubblicato il 6 Marzo 2012 alle 11:10

Lamia Ziadè recupera gli indimenticabili ricordi della sua infanzia nel Libano lacerato dalla guerra, dando vita a un romanzo disegnato che unisce la tradizione del memoir a quella del graphic journalism.

Autore: Lamia Ziadè
Editore:
Rizzoli Lizard
Provenienza:
Francia, 2010
Formato:
14×21,5, cartonato con sovraccoperta, 292 pag., col.
Prezzo:
€ 20,00
Anno di pubblicazione:
2012

Nel 1975 il Libano si trova ad essere una pericolosa polveriera sul punto di esplodere, che darà inizio ad un sanguinoso conflitto che sgretolerà in pochi attimi l’immagine pseudo-occidentale che il Paese aveva faticosamente cercato di guadagnarsi.

Lamia Ziadè all’epoca è solo una bambina che si trova a subire in prima persona lo sconvolgimento della sua terra e della sua vita, vedendosi strappata la sua routine e la sua serenità. A distanza di anni, le immagini ancora vivide della guerra e della devastazione danno vita a “Bye Bye Babylon – Beirut 1975-1979”, un romanzo disegnato che unisce la tradizione del memoir a quella del graphic journalism.

La prima cosa che si percepisce chiaramente leggendo questo volume è l’incredibile forza che ancora accompagna i ricordi dell’autrice, che non a caso racconta al presente gli avvenimenti di quegli anni di paura, intrecciando in modo indissolubile aneddoti familiari e personali alla cronaca degli avvenimenti che hanno segnato la storia del Libano.

Un romanzo che in realtà conta su poche pagine scritte, brevi paragrafi, quasi delle didascalie, per una sorta di diario che rivela anche qualche velatura di malinconico umorismo, frutto dell’elaborazione a posteriori di un passato impossibile da dimenticare.

Ad arricchire la narrazione di queste vicende, restituendone tutta la dolorosa portata, le illustrazioni della Ziadè, che accosta colori accesi e brillanti per dare vita a immagini che per forza visiva richiamano i quadri degli espressionisti. L’impatto di queste illustrazioni è davvero potente sul lettore, grazie a composizioni che hanno tutto il sapore dei disegni dell’infanzia, di un’infanzia che ha dovuto accostare ai tanto ammirati prodotti occidentali – la Babilonia del titolo – le armi e le immagini di morte e distruzione, rese con colori spenti e toni freddi.

A completamento del tutto, una raccolta enciclopedica degli armamenti e ritratti dei personaggi politici più influenti del periodo.

“Bye Bye Babylon” si presenta pertanto come un vero e proprio romanzo anche nella forma, e in alcuni punti sembra addirittura ricordare certe atmosfere delle struggenti pagine de “Il diario di Anna Frank”, pur con le opportune differenze del caso.

L’edizione italiana è corredata in appendice da una cronistoria che permette di orientarsi tra i principali eventi occorsi in Libano e nell’area mediorientale dal 1918 al 1979, e da una cartina della Beirut del 1975. I testi tradotti da Viola Cagninelli sono sempre scorrevoli e comprensibili, tuttavia sarebbe stato opportuno approntare un qualche apparato di note per spiegare alcuni dei termini arabi frequentemente impiegati dalla Ziadè, e non sempre chiari nel loro significato per chi fosse totalmente a digiuno di cultura araba.

“Bye Bye Babylon” propone dunque uno sguardo nuovo sulla travagliata storia del popolo libanese, reso da una testimone diretta di una guerra che ha lasciato profonde ferite, non ancora rimarginate.

VOTO: 8,5

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