Breve compendio, blu senza orecchie, sulla fortuna del franchise ideato da Fujiko F. Fujio.

Doraemon è un po’ come Cristina d’Avena. Sembra non sentire il tempo che passa e continua ad appassionare grandi e piccini con le sue avventure che, dopo il manga e le serie tv, ripopolano ciclicamente i cinema con dei film per il grande schermo. L’ultimo in ordine di tempo è “Nobita e la grande avventura in Antartide”, tra pochi giorni nelle sale italiane. Per l’occasione, ripercorriamo insieme le origini di questo fortunato franchise con qualche curiosità lungo la strada.

Perché Doraemon si chiama così? Il titolo del manga (e quindi poi dell’anime) significa sommariamente “gatto randagio”. Protagonista del resto è un gattone robot che viene dal futuro e aiuta l’amico e padroncino Nobita Nobi, una sfortunato bambino, che conosce fin dalla scuola materna, a cambiare il proprio avvenire e diventare una persona migliore. E’ stato mandato indietro nel tempo dal suo proprietario Sewashi Nobi poiché il nonno Nobita ha rovinato la vita dei suoi discendenti con i debiti accumulati per una serie di scelte sbagliate.

“Doraemon” si scrive unendo insieme i caratteri delle due principali scritture giapponesi: nel katakana “dora” viene da dora neko (“gatto randagio”), corruzione di “nora” (“randagio”) che però significa anche “gong”. Nell’hiragana “emon” è invece un suffisso presente in alcuni maschili. Nella versione originale del manga e dell’anime non mancano i giochi di parole del doppio significato di “dora” e quindi di “doraemon”, compresa la passione del gatto protagonista per i dorayaki, un dolce nipponico tondo ideale per fare merenda. Anche il nome di Nobita è però azzeccato: significa infatti “colui che se la prende comoda”.

I numeri di Doraemon. Scritto e disegnato da Hiroshi Fujimoto e Motoo Abiko, il duo noto sotto lo pseudonimo di Fujiko Fujio (Carletto il principe dei mostri, Nino, il mio amico ninja)il manga originario è stato pubblicato in Giappone dal dicembre 1969 all’aprile 1996 per un totale di 27 anni. Le 1345 storie sono state raccolte in 45 volumi tankōbon, in Italia distribuiti da Star Comics. Dal manga sono state tratte tre serie tv: la prima è composta da 52 episodi trasmessi da Nippon Television dal 1 aprile al 30 settembre 1973, la seconda è composta da 1787 episodi andati in onda dal 2 aprile 1979 al 18 aprile 2005 su TV Asahi mentre la terza ed ultima viene trasmessa sempre su TV Asahi dal 15 aprile 2005. Doraemon vanta 170 milioni di copie vendute in tutto il mondo, rendendolo uno dei maggiori successi manga e anime del Giappone. Ne sono stati tratti 39 lungometraggi, 23 cortometraggi e 65 videogiochi.

Il finale di Doraemon. Doraemon è stato elogiato da alcuni colleghi di Fujiko Fujio, per esempio i celebri mangaka Eiichiro Oda (One Piece), Masashi Kishimoto (Naruto) e Rumiko Takahashi (Lamù, Ranma ½) che hanno dichiarato di aver preso ispirazione dal gattone animato più famoso al mondo per le proprie opere. In origine Doraemon era di colore giallo e con le orecchie (una caratteristica più “felina”); la sua paura dei topi deriva dal fatto che un topo gli divorò le orecchie, motivo per il quale dopo un pianto tremendo diventò di colore blu. Purtroppo Hiroshi Fujimoto ci ha lasciati nel 1996 quindi un vero finale per la storia di Doraemon e Nobita non esiste. E’ pur vero che in un episodio però si intravede il futuro di Nobita: sposerà Shizuka e avranno un figlio di nome Nobisuke.

GIRATE PAGINA PER LA STORIA DI DORAEMON AL CINEMA!

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