Le Avventure di Capitan America | Recensione

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Panini Comics ripropone una delle più belle miniserie della Marvel: Le Avventure di Capitan America! Fabian Nicieza rinarra in chiave personale le origini della Sentinella della Libertà, avvalendosi del talento grafico del grande Kevin Maguire!

Capitan America è da sempre uno degli eroi più amati e carismatici della Marvel. La sua importanza nell’ambito del fumetto statunitense è innegabile e nacque con intenti propagandistici. I suoi creatori, i leggendari Joe Simon e Jack Kirby, infatti, sin dal principio gli fecero affrontare Adolf Hitler. Le sue storie, realizzate negli anni quaranta del secolo scorso, risentivano quindi del clima sociopolitico del periodo. Cap rappresentava la libertà e la democrazia, contrapposte all’orrore nazista.

Sebbene negli anni cinquanta ci fu una crisi dei fumetti di supereroi, Cap continuò ad apparire in vari comic-book della Timely e quando negli anni sessanta Stan Lee e Jack Kirby lo riportarono in gioco nello storico n. 4 di Avengers non scomparve più e tuttora il buon Steve Rogers appassiona un sacco di lettori. Tuttavia, le origini della Sentinella della Libertà furono per molto tempo piuttosto complicate, a causa dei vari autori che nei decenni ne narrarono le gesta, spesso modificando tante cose.

La Marvel in più di un’occasione cercò di concepire origini più o meno definitive e di risolvere le contraddizioni, chiarendo che alcuni personaggi avevano indossato i panni di Cap nel corso del tempo (questo valse, in particolare, per le storie degli anni cinquanta). Nei primi anni ottanta, Roger Stern e John Byrne riuscirono a presentare una versione ufficiale dell’origine di Cap. Come si colloca allora la splendida miniserie Adventures of Captain America che ora Panini Comics propone in un volume?

Non è da considerare canonica. Uscita nei primi anni novanta e ideata da Fabian Nicieza, all’epoca uno degli autori di punta della Marvel, è una rilettura personale delle prime esperienze di Cap come supereroe. In linea di massima, Nicieza rispetta la figura del Capitano, realizzando quella che è un’immensa dichiarazione d’amore nei confronti del personaggio e dei fumetti della Golden Age. In ogni caso, gli elementi originari ci sono. Steve è un ragazzo che cresce in un quartiere popolare, è idealista e ansioso di combattere i nazisti.

Dopo essere stato rifiutato dall’esercito, si sottopone a un esperimento che gli conferisce grande forza fisica e accetta di simboleggiare, con il costume e l’identità di Capitan America, la democrazia degli Stati Uniti. Non manca il primo scudo, diverso da quello odierno, così come non mancano il fido Bucky e la classica nemesi di Cap, il Teschio Rosso. Tutto è in parte uguale ma nello stesso tempo è diverso. Nicieza, infatti, svolge un’operazione post-moderna, usando una scansione narrativa veloce, tipicamente anni novanta, con un pizzico di umorismo e tanta ironia.

E’ evidente nella figura di Bucky che, nelle sue mani, diventa un ragazzo malizioso, a tratti sbruffone, una specie di sidekick comico dell’eroe. Nel complesso, risulta più in linea con gli adolescenti di oggi, lontano dall’impostazione idealistica della Golden Age. E in effetti è l’ironia l’elemento predominante della trama che vede Cap e Bucky alle prese con le macchinazioni del Teschio Rosso e dei fanatici seguaci del Terzo Reich.

Nicieza, inoltre, inserisce un personaggio femminile di sua invenzione: il tenente Cynthia Glass. E’ avvenente, sexy e costituisce una sottile tentazione erotica per uno Steve Rogers sovente ingenuo. Di fatto prende il posto della misteriosa Agente X-13 o Agente R, a seconda delle varie versioni, l’unica donna che aveva preso parte al Progetto Rinascita, l’esperimento che aveva creato Cap. In realtà, il suo vero nome non era mai stato rivelato e ciò dà l’opportunità a Nicieza di inserire Cynthia in un contesto intrigante, come scoprirà chi leggerà il volume.

Naturalmente, l’azione è onnipresente e Adventures of Captain America è un buon esempio di fumetto supereroico, valorizzato da testi e dialoghi brillanti ed efficaci. Alle matite c’è il grande Kevin Maguire che in quel periodo era entrato nell’Olimpo dei disegnatori grazie alla sua acclamata run di Justice League International alla DC. Il suo stile è plastico ed elegante e le sue versioni dei character hanno un notevole impatto visivo. Kevin evoca l’abnegazione e l’eroismo di Cap, la simpatia sbarazzina di Bucky, l’allure sensuale di Cynthia e la perfidia del Teschio Rosso ricorrendo a riusciti primi piani di impostazione cinematografica.

Ma neanche le sequenze d’azione sono trascurabili e in questo caso il dinamismo e la sensibilità cinetica presenti nelle tavole fanno della miniserie un prodotto realmente pregevole. Purtroppo, però, Maguire, oberato di lavoro, non riuscì a disegnare l’opera nella sua completezza e affidò gli ultimi due capitoli a Kevin West, senz’altro efficace, ma meno dotato di lui. Al di là di ciò, West provò, riuscendoci parzialmente, ad avvicinarsi allo stile di Maguire, e il risultato è di buon livello. Insomma, se siete fan di Cap e volete regalarvi una bella lettura supereroica, questo è il volume che fa per voi.

 

 

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