Marvel Collection 17 – Iron Man 1: Recensione

Pubblicato il 21 Novembre 2011 alle 11:20

Marvel Collection prosegue con la ristampa di uno dei cicli narrativi più importanti di Iron Man che segna il passaggio del testimone dal Sorridente Stan Lee al grande Archie Goodwin: una riproposta per tutti gli amanti della Marvel degli anni sessanta!

Marvel Collection – Iron Man 1

Autori: Stan Lee, Archie Goodwin, Roy Thomas (testi), Gene Colan, Johnny Craig, Don Heck (disegni)
Casa Editrice: Panini Comics
Provenienza: USA
Prezzo: € 6,00, 17 x 26, pp. 144, col.
Data di pubblicazione: novembre 2011

Quando la Marvel, nei primi anni sessanta, si impose sul mercato con i Fantastici Quattro, l’Uomo Ragno, Thor e altri celeberrimi super-eroi, si mise in contrapposizione con la DC Comics, anch’essa impegnata nella pubblicazione di mensili dedicati ai giustizieri in calzamaglia. E le due case editrici divennero protagoniste di una competizione tutt’ora in corso.

Ma pochi sanno che Marvel e DC erano collegate. Pur appartenendo, infatti, a realtà editoriali distinte, la Marvel si reggeva sul sistema distributivo della DC Comics. Ciò non fu privo di conseguenze. Avendo il coltello dalla parte del manico, infatti, la DC impose alla Marvel di pubblicare un numero limitato di comic-book. Ecco perché, per alcuni anni, la Casa delle Idee, non potendo ribellarsi ai diktat della DC, stampò mensili come Tales to Astonish e Tales of Suspense che presentavano in un unico albo serial dedicati a due diversi characters.

Perciò eroi dalle grandi potenzialità come, per esempio, Capitan America e Iron Man condividevano la stessa testata, la gloriosa Tales of Suspense, appunto. Va da sé che le storie erano brevi e avevano undici pagine. Verso la fine del 1967, però, la Marvel riuscì a trovare un altro distributore e Iron Man, Capitan America, Sub-Mariner e Hulk esordirono con nuovi comic-book e con episodi dalla lunghezza canonica di ventidue tavole.

Le storie presenti in questa prima uscita di Marvel Collection dedicata ad Iron Man simboleggiano tale cambiamento. Sono inclusi i nn. 97-99 di Tales of Suspense, cioè gli ultimi prima della chiusura; e i nn. 1-4 di The Invincible Iron Man (più un episodio tratto dallo special Iron Man & Sub-Mariner). L’Uomo di Ferro era stato inventato proprio su Tales of Suspense, grazie all’onnipresente Lee e al penciler Don Heck, ottenendo subito un buon successo.

Come ho scritto spesso, Iron Man non è il mio personaggio preferito e le storie dei sixties non le ho mai apprezzate tanto, a causa del loro tono reazionario e anti-comunista. Iron Man era il supereroe di stato per eccellenza e si confrontava con villain sovietici come Titanium Man o la Dinamo Cremisi (per non parlare di Kruscev in persona) o cinesi come il Mandarino. Quegli episodi risentivano del clima da guerra fredda dilagante e non reggono il confronto con la produzione odierna e vanno ricordati per aver fatto esordire Occhio di Falco e la Vedova Nera e per i meravigliosi disegni di Gene Colan che a un certo punto sostituì Don Heck.

Negli episodi di Marvel Collection, tuttavia, qualcosa cambia, anche se non in maniera radicale. Lee, infatti, decise di mettere a confronto Iron Man con il Maggia (versione Marvel della mafia) e con il letale Whiplash, ponendo particolare attenzione all’agente Shield Jasper Sitwell che giocherà un ruolo rilevante nell’economia narrativa del serial. Anche in questo caso, l’ispirazione è un po’ reazionaria; ma non tanto estrema come in precedenza.

Anche perché gli ultimi episodi di Tales of Suspense rappresentano il passaggio del testimone da Stan Lee al compianto Archie Goodwin, uno dei nomi più importanti del comicdom statunitense. Fu Goodwin, peraltro, a scrivere il primo numero di The Invincible Iron Man, collegandosi alle trame di Lee ma impostando sin dall’inizio una story-line molto apprezzata dai fans.

Dimostrando di conoscere a menadito l’universo di Tony Stark, Goodwin si sbizzarrì facendo affrontare all’eroe il gruppo terroristico dell’A.I.M.; recuperando Freak, alter ego malvagio di Happy Hogan; rendendo importante la bella Whitney Frost (alias Big M del Maggia e futura Madame Masque); facendo esordire Janice Cord, ennesima fiamma di Tony, e creando la nuova versione di un vecchio villain, l’Unicorno. Sono storie ovviamente datate e a tratti ingenue ma che rappresentano lo spirito di un’epoca e sono da considerare classici della Marvel.

La parte grafica è intrigante poiché sono presenti gli ultimi episodi illustrati dal maestro Gene Colan, amatissimo per il suo tratto ombroso e dark che rese sublimi Devil, Dracula e il Dr. Strange. Il suo Iron Man è maestoso e cupo, decisamente suggestivo. Ma c’è pure Johnny Craig, penciler che in quegli anni aveva disegnato i fumetti horror della EC. Quello dei supereroi era un genere a lui estraneo ma Craig riuscì a sviluppare un’interpretazione personale e convincente di Iron Man e oggi è ricordato per le strane smorfie che sfoggiavano i suoi cattivi e che rimandavano a quelle di Zio Tibia e degli altri personaggi terrificanti della EC.

Inoltre, in questo numero c’è pure un breve episodio tratto dalla rivista satirica Not Brand Ecch che prendeva in giro, sullo spirito di Mad e dei fumetti underground, gli eroi Marvel e la stessa casa editrice. Scritto dal veterano Roy Thomas e disegnato dal padre grafico di Iron Man, Don Heck, è imperniato sull’Uomo di Ferro, naturalmente, e sulla caricatura di Magnus Robot Fighter. Nel complesso, se non conoscete la produzione sixties di uno degli eroi cardine del Marvel Universe questa sequenza di Marvel Collection vale un tentativo.

Voto: 7

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